Ma ci pensate che tra soli 34 giorni io sarò su un volo che mi porterà nel futuro? Sei ore avanti e completamente in un altro emisfero? Io, se ci penso - e posso assicurarvi che ci penso! - mi sento una persona estremamente fortunata! Anche se Mary, la mia amica, dice che non sono fortunata, sono una decisa, che si mette in testa una cosa e si impegna per ottenerla. E poi c'è Luca, che invece fa etimologie della parola a modo suo e sostiene che i fortunati sono quelli che sono nati forti. Dal canto mio, comunque, penso che non sto più nella pelle! Penso che anche se detesto i numeri pari, questo 34 non vedo l'ora che diventi zero! Che sia finalmente sul mio volo per l'Asia.
Aspetto questo viaggio come un bambino aspetta Babbo Natale, con la speranza di ricevere il regalo che tanto sogna. Io sogno quest'Asia che spero mi porti in Australia carica e diversa.
Devo ammettere che nonostante io sia diretta in Australia e che presto proverò a rifarmi una vita nella terra dei canguri, quello che mi emoziona di più, che più attendo e sogno e pianifico, è proprio questo viaggio in Thailandia che mi porterà poi in Malesia e in Indonesia.
Solo ad elencarli certi posti mi sembrano un sogno. Già mi vedo che mi sento piccola piccola e confusa tra le vie ed il caos di Bangkok. Mi immagino ancora più piccola e commossa con gli elefanti a Chiang Mai. Per non parlare di quanto mi sentirò insignificante davanti alla bellezza delle isole, più a sud, a Koh Tao. E di quanto mi sentirò venire dal passato quando sarò a Kuala Lumpur! Immagiarmi poi a mangiare con i Balinesi e a vedere posti del genere mi sembra davvero un sogno. Arrivare poi a Perth sarà una passeggiata. Ma cosa potrà mai esserci in Australia che possa meravigliarmi ancora dopo un viaggio del genere? Dopo un mese di emozioni e posti paradisiaci, ma cosa vorrà poi essere la terra dei canguri?
Eppure, già so che sarà incantevole. Che mi stupirò ancora. Che mi commuoverò e che renderò grazie alla vita - ed anche un po' a me stessa, ammettiamolo - per avermi donato così tanto. Se quasi 30 anni fa avessi saputo quanto incantevole questa vita potesse essere, forse sarei nata con ancora più anticipo. Sono venuta al mondo una settimana prima, ma forse anche due andavano bene! Godermi le meraviglie in anticipo. Anche se, tornando a quando ho lasciato per la prima volta il mio paese, 5 anni fa, se qualcuno mi avesse anticipato tutto questo, non penso che ne sarei stata felice. Penso che sarei stata forse in ansia fino a questo momento. Non so. O magari avrei riso di gusto pensando che non poteva davvero succedere a me.
Quello che so, è che sono innamorata della nuova me. Di questa ragazza piena di vita ed energie, che ha lasciato alle spalle la ragazzina piena di dubbi e paure, quella piena di incertezze, che aveva bisogno di sicurezze e di qualcuno accanto. Ho imparato ad amarmi ed accettare le mie paure e debolezze e anche se devo ancora viaggiare moltissimo per incontrare la vera me, sono molto felice di fare questo viaggio con la nuova me. Un'Ilaria che ha capito come rialzarsi e che anche se ancora zoppica non vede l'ora di fare una bella corsa!
E come me, ci sono tantissime altre Ilaria lì fuori che hanno una forza ed una potenza unica e che stanno imparando a gestirla. Perchè di questo si tratta. Capire di avere un potenziale ed imparare a veicolarlo per il meglio. Per il nostro bene. Ché se tutti ci impegnassimo al raggiungimento del proprio equilibrio, della propria serenità e del proprio migliorarsi, saremmo tutti delle persone più in equilibrio tra loro.
Non importa se ancora non sei lì dove vorresti, non importa se ti sembra che non ci arriverai mai o che ci vuole troppo. Ci vuole più di quello che pensi, fidati, ma meno di quello che credi.
Abbi fede. E coraggio. Che quello non fa mai male.
Diario di una ragazza che ha imparato a non smettere mai di credere nei suoi sogni e che passo dopo passo vuol farli diventare la sua realtà.
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sabato 24 agosto 2019
giovedì 23 maggio 2019
Mezzodì
Oggi è un giorno
buono, uno di quei giorni dove ti siedi sul balcone di tua mamma e c’è il sole.
Sei a mezze maniche e aspetti quel leggero venticello di mezzodì che porta
anche via il sole dal balcone. E lo sposta sul tuo di balcone, dall’altro lato
della casa. Ma tu su quel balcone non ci vai mai. Preferisci il balcone di
mamma. Con le piante, i vasi, il sole solo la mattina, il cestello che mamma ha
costruito per calare le cose da su a giù e viceversa, come si faceva un tempo.
Ma non lo facciamo mai. Facciamo le scale ogni volta che serve qualcosa o anche
peggio, mi lanci le chiavi dal balcone? E sbam. Ti piovono le chiavi in testa.
Quando avresti potuto usare quel cestello che ormai è lì sul balcone solo a
prender pioggia e polvere e sole. E poi c’è il barattolo vuoto della Nutella,
lì nell’angolino del balcone di mamma. Dentro tutte le cicche di sigarette fumate.
Tutte raccolte nel barattolo della Nutella. Cara Ferrero, questo fanno i tuoi
barattoli a casa mia. La mamma li ricicla per farci un raccoglitore di cicche
di sigarette.
E poi ci sono le
due cassette di plastica che un tempo erano piene di bottiglie, sai le
bottiglie di vetro? Sai che vengono tutte raccolte in una grande, come dire,
cassetta di plastica? Le cascitelle si chiamano qui. Ebbene, ce ne sono due sul
balcone della mia mamma. Le ha riciclate, anche queste, per farci delle sedie,
degli sgabelletti direi, su cui sedersi. E ti siedi e guardi la strada sotto o
la scuola di fronte, o leggi un libro o ti racconti i segreti e le storie di
vita come facciamo io e la mamma. O fumi la tua sigaretta, come fa la mamma la
sera prima di andare a letto. E oggi sono seduta io su uno di questi magici
sgabelletti riciclati. La cascitella che un tempo era verde bottiglia e che ora
è verde insabbiato è la mia sedia. Ed ho il pc sulle gambe. E scrivo. Scrivo di
questo balcone, con il barattolo Nutella accanto a me pieno di cicche di sigarette,
di mozziconi spenti, e con il cestello con dentro la sua corda.
I ragazzi della
scuola media Alfieri seguono distratti la lezione di una professoressa che
gesticola. Mamma mia e se non gesticola! Tutto un muoversi di mani e braccia. Non
so, magari parla di Geografia. E dice a questi ragazzi dell’Asia o dell’Australia
o magari insegna arte e parla di Picasso o di Caravaggio. Non lo sapremo mai. Perchè
le finestre della scuola sono chiuse.
Gli alberi si
muovono con il venticello dolce che ha portato via il sole dall’altro lato del
palazzo in cui siamo.
E io sono sempre
qui che scrivo, con il mio pc sulle gambe, la mia maschera all’argilla sul
viso, la pianta di rosmarino di fronte a me, i vasi con i fiori, e le piantine
di mio fratello dall’altro lato.
Nella mia famiglia
o sei artista o sei pollice verde. La mia mamma può fare entrambe le cose, può
essere artista con le sue invenzioni e le sue cascitelle e la sua arte del
riciclo e può essere anche pollice verde, con il suo rosmarino e le sue rose e
le piantine che salva; io sono l’artista e mio fratello invece cura le piante. Noi facciamo una cosa a testa.
E niente, questa
è la mia famiglia. E oggi ne parlo su questo balcone. Senza più il sole, ma con
il venticello dolce che mi dice che siamo arrivati a mezzogiorno.
venerdì 10 maggio 2019
Gli odori
Una volta, in un gruppo WhatsApp - che vanno tanto di moda di 'sti tempi - fu messa in giro la domanda sugli odori. Qual è l'odore che più preferisci? Una cosa del genere. Ero ad Edimburgo, avrei voluto dire che l'unico odore che avrei voluto sentire in quel momento era quello di mia madre. Perchè si sa, nessuno può sentire l'odore di casa prorpia. Quindi l'odore di mia madre era l'odore di casa. E mi sarei fatta bastare quel profumo per sentirmi già meglio. Poi, tra me e me, mi dissi che era un gruppo di lavoro. E che cazzo mia madre non era mica morta. Suonava proprio male dire che il mio odore preferito era quello di mia madre. Cioè mia madre non è Padre Pio. No. Non potevo farlo. Così ho pensato bene a quale odore fosse in cima alla mia top 5. Ed è stato semplice. Non ho dovuto nemmeno pensarci moltissimo. Combatutta tra la mia Italianità e la voglia quindi di dire "basil" così che dal basilico, da quell'odore anch'esso di Italia, di casa, la mente avrebbe poi immaginato pomodoro, pizza e tanto altro, venne fuori Sea. L'odore che vinse fu quello del mare. E tutte le mie colleghe anch'esse Europee - due in realtà, entrambe latine - si unirono all'unisono alla mia risposta.
Per qualcuno che vive a pochi passi dal mare, l'odore del mare è qualcosa di unico. Sa di casa. Specie quando sei lontano. Dal mare. E da casa. Una mia collega tenne a specificare che si parlava dell'odore del mare, del vero odore del mare, quello che uno Scozzese, che pur vive ad Edinburgh e quindi, in teoria conosce il mare, non ne conosce il profumo. Tenne a specificare che si parlava del vero odore del vero mare.
E così, l'odore del mare è secondo me l'odore più buono del mondo.
Oggi ho accompagnato la mia mamma a lavoro e nel giardino della struttura dove la mia mamma lavora - no, non c'è il mare - c'era il giardiniere, alle prese, come tutte le mattine, con il suo lavoro. Oggi tagliava l'erba. Cosa in realtà che gli ho visto fare anche la volta scorsa, mercoledì. Ed ho sentito l'odore dell'erba. L'erba appena tagliata. E sapeva di buono. Era qualcosa di veramente buono. Non che mi venisse voglia di comprare un profumo all'erba appena tagliata, ma ho pensato che fosse uno di quei profumi che merita. Che entra benissimo nella mia top five. Ci sta tutta che dopo il profumo del mare uno metta quello dell'erba. Dell'erba appena tagliata. Non trovi? Io trovo di sì. L'odore dell'erba mi piace, mi piace molto. Molto meno dell'odore del mare, sì, ma comunque è un buon odore. Gradevole. Entra nella top five.
E se ci penso bene, anche l'odore dei libri mi piace molto. Dei libri appena stampati, quelli nuovi, non proprio appena stampati in realtà, ma che trovi belli freschi nelle librerie. Quell'odore mi piace tantissimo. Non l'odore di quei libri gialli o del mio vocabolario di Greco che puzzano di vecchio. Di bidelle anziane che scatarrano e di piscio giallo delle bibliotecarie. Non quei libri lì. Di caramelle per la tosse risucchiate. No. Non parliamo di quei libri. Parliamo dei libri appena nati in bella mostra nuovi nelle librerie. Quello è l'odore che io ritengo meriti di entrare nella mia top five. E non esiste tablet o tecnologia che tenga. Quello è un odore che si perderanno in molti, ma che caspita merita eccome di essere nominato ai Grammy degli odori, innit?
E pensando alle stampe, anche l'odore dei giornali. La Gazzetta che la prof Tutalo ci faceva comprare per fare lezioni di finta economia e poi faceva politica in classe e diceva che nelle scuole non si può fare politica e celava le sue lezioni di politica con la scusa che dovevamo imparare le 5 W del giornalismo. Anche quell'odore mi manca e mi piace. Quando vai al mare, con tuo padre o tuo nonno o vai con tua madre ed il vicino di ombrellone ha in mano il giornale. La Gazzetta rosa dello Sport. Magnifico. Ma che tempi erano? In spiaggia, alle 9 del mattino, tu ragazzino, il vicino d'ombrellone con il giornale in mano, quel profumo di giornale, di stampa. Misto al profumo del mare. Che non è il mare di Edimburgo. Mettiamo, è il mare di Margherita di Savoia, il vicino d'ombrellone è Nonno Antonio e tu sei lì. Hai meno di 8 anni. Tuo fratello piccolo. Hai la tua mamma. Hai il mare con il suo profumo. Nonno Antonio con il suo giornale. E guardi l'orizzonte. E ti chiedi, come potrebbe mai essere il mondo se non ci fossero gli odori? E poi cresci, e vedi gente con i tablet senza giornali, la mamma lontano, tuo fratello che boh si è perso, il mare di Edimburgo che non sa di mare vero e ti chiedi come sarebbe il mondo se gli odori non fossero diversi a seconda dei luoghi e delle persone?
E già. Come glielo spieghi a quelli nati dopo il 2000 il profumo del giornale di Nonno Antonio? E come glielo dici ad un bambino di 6 anni che gioca in spiaggia a Portobello beach che il suo mare non ha il vero odore del mare?
E a quelli che vivono nel deserto, come glielo spieghi il profumo dell'erba appena tagliata? E a quelli che non sono mai usciti dal proprio paese, come glielo spieghi che gli odori che lui conosce, quegli stessi odori, sono completamente diversi da un'altra parte?
Non si spiega. Credo. Ma te lo chiedi. Comunque.
Per qualcuno che vive a pochi passi dal mare, l'odore del mare è qualcosa di unico. Sa di casa. Specie quando sei lontano. Dal mare. E da casa. Una mia collega tenne a specificare che si parlava dell'odore del mare, del vero odore del mare, quello che uno Scozzese, che pur vive ad Edinburgh e quindi, in teoria conosce il mare, non ne conosce il profumo. Tenne a specificare che si parlava del vero odore del vero mare.
E così, l'odore del mare è secondo me l'odore più buono del mondo.
Oggi ho accompagnato la mia mamma a lavoro e nel giardino della struttura dove la mia mamma lavora - no, non c'è il mare - c'era il giardiniere, alle prese, come tutte le mattine, con il suo lavoro. Oggi tagliava l'erba. Cosa in realtà che gli ho visto fare anche la volta scorsa, mercoledì. Ed ho sentito l'odore dell'erba. L'erba appena tagliata. E sapeva di buono. Era qualcosa di veramente buono. Non che mi venisse voglia di comprare un profumo all'erba appena tagliata, ma ho pensato che fosse uno di quei profumi che merita. Che entra benissimo nella mia top five. Ci sta tutta che dopo il profumo del mare uno metta quello dell'erba. Dell'erba appena tagliata. Non trovi? Io trovo di sì. L'odore dell'erba mi piace, mi piace molto. Molto meno dell'odore del mare, sì, ma comunque è un buon odore. Gradevole. Entra nella top five.
E se ci penso bene, anche l'odore dei libri mi piace molto. Dei libri appena stampati, quelli nuovi, non proprio appena stampati in realtà, ma che trovi belli freschi nelle librerie. Quell'odore mi piace tantissimo. Non l'odore di quei libri gialli o del mio vocabolario di Greco che puzzano di vecchio. Di bidelle anziane che scatarrano e di piscio giallo delle bibliotecarie. Non quei libri lì. Di caramelle per la tosse risucchiate. No. Non parliamo di quei libri. Parliamo dei libri appena nati in bella mostra nuovi nelle librerie. Quello è l'odore che io ritengo meriti di entrare nella mia top five. E non esiste tablet o tecnologia che tenga. Quello è un odore che si perderanno in molti, ma che caspita merita eccome di essere nominato ai Grammy degli odori, innit?
E pensando alle stampe, anche l'odore dei giornali. La Gazzetta che la prof Tutalo ci faceva comprare per fare lezioni di finta economia e poi faceva politica in classe e diceva che nelle scuole non si può fare politica e celava le sue lezioni di politica con la scusa che dovevamo imparare le 5 W del giornalismo. Anche quell'odore mi manca e mi piace. Quando vai al mare, con tuo padre o tuo nonno o vai con tua madre ed il vicino di ombrellone ha in mano il giornale. La Gazzetta rosa dello Sport. Magnifico. Ma che tempi erano? In spiaggia, alle 9 del mattino, tu ragazzino, il vicino d'ombrellone con il giornale in mano, quel profumo di giornale, di stampa. Misto al profumo del mare. Che non è il mare di Edimburgo. Mettiamo, è il mare di Margherita di Savoia, il vicino d'ombrellone è Nonno Antonio e tu sei lì. Hai meno di 8 anni. Tuo fratello piccolo. Hai la tua mamma. Hai il mare con il suo profumo. Nonno Antonio con il suo giornale. E guardi l'orizzonte. E ti chiedi, come potrebbe mai essere il mondo se non ci fossero gli odori? E poi cresci, e vedi gente con i tablet senza giornali, la mamma lontano, tuo fratello che boh si è perso, il mare di Edimburgo che non sa di mare vero e ti chiedi come sarebbe il mondo se gli odori non fossero diversi a seconda dei luoghi e delle persone?
E già. Come glielo spieghi a quelli nati dopo il 2000 il profumo del giornale di Nonno Antonio? E come glielo dici ad un bambino di 6 anni che gioca in spiaggia a Portobello beach che il suo mare non ha il vero odore del mare?
E a quelli che vivono nel deserto, come glielo spieghi il profumo dell'erba appena tagliata? E a quelli che non sono mai usciti dal proprio paese, come glielo spieghi che gli odori che lui conosce, quegli stessi odori, sono completamente diversi da un'altra parte?
Non si spiega. Credo. Ma te lo chiedi. Comunque.
lunedì 8 aprile 2019
Last chapter
Ultima settimana qui ad Edimburgo. Questo è il mio ultimo Lunedì made in Uk. Siamo davvero arrivati alla fine. Mi piacerebbe raccogliere le mie emozioni qui su questo blog giorno per giorno, come una sorta di diario in cui raccogliere da oggi a Venerdì le mie emozioni e sensazioni e racchiudere i miei pensieri, paure, gioie e riflessioni di questa ultima settimana sull'isola che è stata la mia casa per questi anni.
Ricordo ancora il mio viaggio in macchina da Foggia verso Napoli; era il primo Novembre del 2014 ed io ero una neo laureata con tanti sogni e desideri e con un'ansia immensa. Stavo malissimo. Ricordo che mi sono fermata ad ogni singolo Autogrill che c'era. Ansia unica. Ho conosciuto i peggiori bagni che collegano Foggia a Napoli e mi sono davvero disidratata come mai prima. Però riuscii a non perdere il mio volo. Riuscii a salire su quel volo Meridiana, seduta accanto ad una famiglia Campana, padre e madre, che andavano a Londra a trovare la figlia che da poco si era sposata e che aveva messo al mondo la prima nipotina Britannica. Ed io lì con il mio lunch gluten free servito a bordo a chiedermi se mi sarebbe passata l'ansia di aver chiuso in valigia il mio futuro per andare a fare l'au pair.
Laureata in Graphic Design il 27 Ottobre 2014, con un buon lavoro e una buona offerta per cambiarlo, prendo tutto e me ne vado a fare l'au pair in un paesino nel West Midlands chiamato West Bromwich. Nemmeno sapevo dove fosse. Nemmeno sapevo che era a due passi, 15 minuti di tram, dalla città che per sempre ha cambiato la mia vita, la mia amata Birmingham.
Atterro a Londra e tutta l'ansia e la paura di aver fatto una cazzata, passano. C'era un mal di testa incredibile a dare il cambio. Ricordo ancora la prima volta che ho incontrato la mia host mum, la donna che ha reso la mia vita in Inghilterra magica, unica ed incredibile. Abi venne a prendermi in aeroporto, a Gatwick ed insieme abbiamo preso la metro per uscirne e per salire in macchina. Siamo state a Londra un paio di giorni, ospiti di sua sorella che aveva da poco partorito. Così ho conosciuto tutta la famiglia in un solo weekend. La mamma, venuta dalla Nigeria per conoscere la nuova nipotina. La nuova bimba quindi, sua mamma e suo papà ed i suoi due fratellini. Il fratello di Abi, la mia host mum, con sua moglie ed i suoi figli. E poi, of course, Abi con i sue due bellissimi gioielli, Timothy e Jessy Mary. I bambini più belli che abbia mai conosciuto. Mi hanno fatto sentire a casa fin da subito e fin da subito, fin dalla tratta Gatwik airport - zona 6 di Londra, ho sentito il bisogno di scappare da quella città frenetica, piena di traffico, piena di pioggia, con la gente in crisi e con il cielo grigio.
Londra non mi piacque fin da subito. Ed io ero la classica Italiana con il sogno di Londra. E meno male che la mia host family non viveva lì, altrimenti non so cosa avrei potuto scrivere in questo articolo!
Ricordo con precisione tutto il mio percorso. Da Londra a West Brom, da West Brom a Birmingham e poi, dopo 3 anni, da B'ham ad Edinburgh.
Se solo quel giorno avessi saputo che lasciavo Birmingham e l'Inghilterra per sempre, non so, lo dico con il senno di poi, se le cose ... Onestamente, se l'avessi saputo, forse avrei fatto la stessa scelta. Perchè è stato uscire dalla mia comfort zone che mi ha reso così vulnerabile e poi così fragile e poi così arrabbiata, delusa e forte. Se avessi saputo che lasciare B'ham per un training significava dire addio all'Inghilterra e che poi, a distanza di pochi anni, mi avrebbe portato a dire addio al Regno Unito in generale, penso che avrei fatto la stessa scelta, ma avrei affrontato la situazione e tutte le conseguenze con più coraggio.
Perchè Edimburgo mi ha messo alla prova, perchè questa città, con il suo cielo sempre grigio, più di quello Londinese e con la sua pioggia perenne che davvero ti porta alla depressione, mi ha insegnato tanto e mi ha regalato tanti brutti ricordi, mi ha presentato tante brutte persone, ma mi ha anche e sopratutto aiutato a capire quanto io sia diversa, quanto io meriti di essere serena e mi ha aiutato a capire cosa non voglio. Ed una volta che sai bene cosa non vuoi, fidati, tutto il resto è solo una magnifica avventura.
Ad oggi, non rimpiango di aver lasciato la mia amata England per questa Scotland, rimpiango di non aver saputo vivere questa esperienza con la spensieratezza che sarebbe finita. Non importa molto quanto tempo ho perso qui, alla fine sto facendo comunque la cosa giusta per me stessa, ma, forse, avrei potuto avere un po' più coraggio e scappare prima.
Non importa, è andata così e sono certa che c'è un disegno più grande per tutto questo che io ora non sono magari degna di capire.
Poco conta come siano andate le cose e come andranno, basta viversi quelle che vanno ora. Ed ora, questo Lunedì ultimo, lo passo a pranzo con il mio amico Pablo che è perso come lo ero io un anno fa, ma che lotta per ritrovarsi. Lo passo ad incontrare sconosciuti e ad ascoltare le loro storie per poi confrontarle con le mie e ricordarmi che la vita è una cosa meravigliosa e sono grata per ogni giorno che mi è stato regalato e per tutte le lezioni che ho appreso.
Io ringrazio la vita ogni giorno per quello che ho, anche quando mi è sembrato di non avere più nulla, anche quando mi sono ritrovata sola davanti a problemi che nemmeno riuscivo a gestire, ringrazio la vita per avermi sempre offerto la possibiltà di farcela. Invito anche te a ringraziare per ciò che hai, perchè, credimi, hai molto più di quello che vedi. Essere grati per ciò che si ha, ogni giorno, è il primo passo per quella serenità di cui prima ti parlavo. E non importa se oggi non la vedi così, sono certa che quando sarà il momento capirai e ringrazierai ancora di più.
A te che leggi, sii sereno. O impeganti ad esserlo, sempre.
Ricordo ancora il mio viaggio in macchina da Foggia verso Napoli; era il primo Novembre del 2014 ed io ero una neo laureata con tanti sogni e desideri e con un'ansia immensa. Stavo malissimo. Ricordo che mi sono fermata ad ogni singolo Autogrill che c'era. Ansia unica. Ho conosciuto i peggiori bagni che collegano Foggia a Napoli e mi sono davvero disidratata come mai prima. Però riuscii a non perdere il mio volo. Riuscii a salire su quel volo Meridiana, seduta accanto ad una famiglia Campana, padre e madre, che andavano a Londra a trovare la figlia che da poco si era sposata e che aveva messo al mondo la prima nipotina Britannica. Ed io lì con il mio lunch gluten free servito a bordo a chiedermi se mi sarebbe passata l'ansia di aver chiuso in valigia il mio futuro per andare a fare l'au pair.
Laureata in Graphic Design il 27 Ottobre 2014, con un buon lavoro e una buona offerta per cambiarlo, prendo tutto e me ne vado a fare l'au pair in un paesino nel West Midlands chiamato West Bromwich. Nemmeno sapevo dove fosse. Nemmeno sapevo che era a due passi, 15 minuti di tram, dalla città che per sempre ha cambiato la mia vita, la mia amata Birmingham.
Atterro a Londra e tutta l'ansia e la paura di aver fatto una cazzata, passano. C'era un mal di testa incredibile a dare il cambio. Ricordo ancora la prima volta che ho incontrato la mia host mum, la donna che ha reso la mia vita in Inghilterra magica, unica ed incredibile. Abi venne a prendermi in aeroporto, a Gatwick ed insieme abbiamo preso la metro per uscirne e per salire in macchina. Siamo state a Londra un paio di giorni, ospiti di sua sorella che aveva da poco partorito. Così ho conosciuto tutta la famiglia in un solo weekend. La mamma, venuta dalla Nigeria per conoscere la nuova nipotina. La nuova bimba quindi, sua mamma e suo papà ed i suoi due fratellini. Il fratello di Abi, la mia host mum, con sua moglie ed i suoi figli. E poi, of course, Abi con i sue due bellissimi gioielli, Timothy e Jessy Mary. I bambini più belli che abbia mai conosciuto. Mi hanno fatto sentire a casa fin da subito e fin da subito, fin dalla tratta Gatwik airport - zona 6 di Londra, ho sentito il bisogno di scappare da quella città frenetica, piena di traffico, piena di pioggia, con la gente in crisi e con il cielo grigio.
Londra non mi piacque fin da subito. Ed io ero la classica Italiana con il sogno di Londra. E meno male che la mia host family non viveva lì, altrimenti non so cosa avrei potuto scrivere in questo articolo!
Ricordo con precisione tutto il mio percorso. Da Londra a West Brom, da West Brom a Birmingham e poi, dopo 3 anni, da B'ham ad Edinburgh.
Se solo quel giorno avessi saputo che lasciavo Birmingham e l'Inghilterra per sempre, non so, lo dico con il senno di poi, se le cose ... Onestamente, se l'avessi saputo, forse avrei fatto la stessa scelta. Perchè è stato uscire dalla mia comfort zone che mi ha reso così vulnerabile e poi così fragile e poi così arrabbiata, delusa e forte. Se avessi saputo che lasciare B'ham per un training significava dire addio all'Inghilterra e che poi, a distanza di pochi anni, mi avrebbe portato a dire addio al Regno Unito in generale, penso che avrei fatto la stessa scelta, ma avrei affrontato la situazione e tutte le conseguenze con più coraggio.
Perchè Edimburgo mi ha messo alla prova, perchè questa città, con il suo cielo sempre grigio, più di quello Londinese e con la sua pioggia perenne che davvero ti porta alla depressione, mi ha insegnato tanto e mi ha regalato tanti brutti ricordi, mi ha presentato tante brutte persone, ma mi ha anche e sopratutto aiutato a capire quanto io sia diversa, quanto io meriti di essere serena e mi ha aiutato a capire cosa non voglio. Ed una volta che sai bene cosa non vuoi, fidati, tutto il resto è solo una magnifica avventura.
Ad oggi, non rimpiango di aver lasciato la mia amata England per questa Scotland, rimpiango di non aver saputo vivere questa esperienza con la spensieratezza che sarebbe finita. Non importa molto quanto tempo ho perso qui, alla fine sto facendo comunque la cosa giusta per me stessa, ma, forse, avrei potuto avere un po' più coraggio e scappare prima.
Non importa, è andata così e sono certa che c'è un disegno più grande per tutto questo che io ora non sono magari degna di capire.
Poco conta come siano andate le cose e come andranno, basta viversi quelle che vanno ora. Ed ora, questo Lunedì ultimo, lo passo a pranzo con il mio amico Pablo che è perso come lo ero io un anno fa, ma che lotta per ritrovarsi. Lo passo ad incontrare sconosciuti e ad ascoltare le loro storie per poi confrontarle con le mie e ricordarmi che la vita è una cosa meravigliosa e sono grata per ogni giorno che mi è stato regalato e per tutte le lezioni che ho appreso.
Io ringrazio la vita ogni giorno per quello che ho, anche quando mi è sembrato di non avere più nulla, anche quando mi sono ritrovata sola davanti a problemi che nemmeno riuscivo a gestire, ringrazio la vita per avermi sempre offerto la possibiltà di farcela. Invito anche te a ringraziare per ciò che hai, perchè, credimi, hai molto più di quello che vedi. Essere grati per ciò che si ha, ogni giorno, è il primo passo per quella serenità di cui prima ti parlavo. E non importa se oggi non la vedi così, sono certa che quando sarà il momento capirai e ringrazierai ancora di più.
A te che leggi, sii sereno. O impeganti ad esserlo, sempre.
domenica 24 marzo 2019
Perdersi per ritrovarsi
Ultimamente la voglia di viaggiare mi sta invadendo. Sarà che da quando mi sono trasferita qui ad Edimburgo, perdendo un po' gli amici ed i miei contatti, combattendo con la solitudine e cambiando lavoro, non ho poi avuto così modo di viaggiare. Sarà anche che sono stata presa dal corso degli eventi, da questa vita che sempre mi sorprende. Sarà pure che tra una cosa e l'altra, tra un cambiamento e l'altro, tra una sfiga e l'altra, non ho poi avuto così tanto modo di pensare ai viaggi, alle cose che mi fanno stare bene e, ammettiamolo a me stessa. Certe volte gurdo i miei post su Instagram, rivedo le foto sul mio iPhone, guardo i miei stessi video su YouTube e mi stupisco da sola. Mi ricordo quante cose ho fatto, mi complimento con me stessa per aver fatto questo, detto quello, per non aver mostrato quel lato lì e aver fatto uscire questo qui, per aver detto quella cosa in quel momento e per averla detta bene e per averla poi espressa così. Vedo le foto sul mio iPhone nella stessa data magari di un post su Instagram o di un video sul canale e mi chiedo come sia possibile che in uno stesso giorno, in sole 24 ore io possa essere passata dalla persona positiva che trasmette voglia di vivere a quella stanca della routine e vogliosa di cambiamento alla ragazza che posta foto di cibo. Proprio vero. Siamo uno, nessuno e centomila. E in un giorno solo possiamo essere ben quattro stagioni. Possiamo far piovere e nevicare e far uscire un sole unico. Siamo davvero delle potenze. Penso a quante volte mi svegliavo la mattina, i primi mesi ad Edimburgo, ed ero già stanca. Stanca di non avere la mia amica Shannon dopo il lavoro per un tea, stanca di non avere la mia collega e amica Melanie a lavoro ad aspettarmi per colazione, stanca di uscire di casa da sola e rientrare ancora più sola. E penso a quante volte il lavoro qui ad Edimburgo sia stato la mia unica forza. Quei nuovi colleghi che tanto stimavano la ragazza da Birmingham e che silneziosi, si accorgevano di quanto sola mi sentissi e hanno sempre fatto del loro meglio per farmi sentire di nuovo a casa, in una casa nuova, fatta di nuovi inquilini, ma pur sempre un buon posto dove passare del tempo. Felipe, un ragazzo di soli 19 anni che aveva la maturità ed esperienze di vita che nemmeno io a 29. Itsaso che ha saputo essere l'amica e la collega giusta. Kim che mi ha fatto vedere chi sono e dove volevo arrivare. E poi Chiara che quando è arrivata mi ha portato quel cambiamento che aspettavo e con lei sono arrivati i viaggi. Berlino. La grande Bologna, come l'abbiamo definita insieme. Berlino, per me e Chiara, è stata una grande delusione, un grande carboidrato, la grande Bologna fatta di gente più tossica e piena di paura. Mi ricordo quella notte che siamo finite al festival delle culture. E noi "veniamo" dal Regno Unito, dove tutto segue le regole e dove, specie ad Edimburgo, ti senti sempre sicuro, anche in mezzo ad una manifestazione con miliardi di persone. Arriviamo a questo festival e restiamo pietrificate dal primo momento. Gente che si spinge, polizia che arresta a destra e sinistra, gente che si picchia, ragazzini strafatti che ridono come se stessero ad Amsterdam e l'idea di quella Berlino dove tutto funziona e dove tutto è più controllato che nel resto d'Europa svanisce. Ricordo che siamo letteralmente scappate quando abbiamo visto la polizia arrivare a fiumi, piena di armi ed in corsa verso non sappiamo ancora chi o cosa. Giuro che non sto esagerando! E siamo finite a perderci nei quartieri di Berlino, la grande Bologna, il carboidrato. Abbiamo evitato appositamente le zone turistiche perchè volevamo vedere la vera Berlin, volevamo la nostra idea della città tedesca, non quella che deve passare per forza per tutti i turisti. E ricordo quando siamo finite nel parchetto a giocare con i bimbi, un parchetto povero, pieno di bimbi ricchi di sorrisi. Ricordo quando siamo finite in una piazza che sembrava Bari, la stessa piazza - non ricordo il nome - dove anche a Bari vendono e svendono droga di ogni sorte. E anche lì c'erano spacciatori ad un minuto l'uno dall'altro e gente che alle 3 di pomeriggio ci offriva viaggi incredibili. Io e Chiara ci siamo sentite davvero in Europa. Berlino è davvero Europa. Non sto qui a dire che Edimburgo e la Scozia che Brimingham e l'Inghilterra siano il posto d'oro dove tutto funziona benissimo e dove sono tutti santi. No. Assolutamente. A Birmingham poi, non siamo ridicoli. Dico solo che non mi aspettavo una Berlino così. E forse perchè ho visto la parte che nascondiamo ai turisti. Forse perchè non siamo state nelle zone dove tutto deve essere perfetto e controllato. Forse perchè ci siamo perse nella vita vera, nelle zone dove la gente lavora, i bambini vanno a scuola e giocano nei parchi, ci sono i supermercati con le grandi offerte, abbiamo fatto colazione in un panificio con pochi euro, mica in un bar! A me piace così. Quando vado in un Paese nuovo o quando visito una nuova città, evito sempre come la peste le zone turistiche. Non mi piace la confusione, non mi piace la gente che fa cose e vede cose solo perchè si deve fare. A me il Colosseo piace di notte, la sera, sul tardi, zero turisti. Io ed i miei amici a bere una birra in serenità. La Senna è bella la sera, con i ragazzi che suonano e vengono mandati via dalla polizia. Il mercato di Casablanca è bello nel periodo del Ramadan, quando nessuno va in giro. Amsterdam è bella se prendi una bici e te ne vai fuori, nelle campagne, a vedere i campi di tulipani.
Ogni volta che programmo un viaggio, cerco sempre quali sono le cose da vedere e le zone turistiche, così da evitarle o da visitarle di sera, dopo il tramonto, quando le famiglie con i bimbi sono a cena, quando le foto non vengono più bene e quando forse solo gli abitanti del posto escono.
Venezia, altra grande città che mi ha estremamente deluso, è stata bella di notte. Piazza San Marco, con pure i piccioni a dormire, è bella dopo le 7 di sera.
Questo però non toglie che esistano posti nel mondo che anche nelle zone più trafficate e con i turisti che sono ossessionati dal selfie giusto più che dal monumento alle spalle, necessitino di essere visti nel caos e in pieno giorno. Parigi, la costosa Parigi, una delle mie capitali europee preferite, merita tantissimo anche di giorno e, lasciatemelo dire, la Tour Eiffel o Eiffel Tower che si voglia, vista di sera con quelle lucine trash è estremamente ridicola! Meglio di giorno, meglio vederla piena di turisti, meglio salirci sopra a piedi con tanta luce e godersi il panorama dall'alto. La stessa Londra, se andassi in giro di sera, sul tardi, nei quartieri "non turistici" ma non credo mica che tornerei a casa tranquilla! L'ultima volta che sono stata a Londra, il mese scorso, a Febbraio, ero in metro verso le 23.30 e Dio solo sa che paura ho avuto! Dio solo sa quanti ubriachi c'erano in giro, il tizio pieno di vomito a chiedermi i soldi sulla metro stessa, davanti a gente incurante che dormiva, leggeva o guardava come se fosse la regola. Alcune città meritano di essere viste solo di giorno, alla luce del sole, con gente in giro ed altre persino viste solo per cartolina o su YouTube.
Ecco, appunto. Quando guardo su YouTube video di backpackers in giro per il mondo, gente che vive in quei posti dove io magari mai andrei, comunque la voglia di viaggiare resta, anzi torna e più forte di prima mi chiede quando sia l'ora giusta per rifare i bagagli? Io che in questi 5 anni non mi sono fermata un secondo, io che sono stata la ragazza con la valigia sempre pronta ora mi sento un po' messa in panchina e questa panchina non va riscaldata per sempre. Penso proprio che sia arrivato il tempo di preparare lo zaino, magari comprarne uno bello grande da viaggio e partire di nuovo.
Sai quando il tuo tempo è arrivato, lo capisci e se hai un minimo di amor proprio non ti fai ripetere due volte di alzare il culo e andare.
Io no, non lo faccio. So che il mio tempo qui nel Regno Unito è over, so che ho viaggiato poco negli ultimi due anni e so che l'Europa bene o male l'ho visitata e vissuta. Penso sia arrivato il momento di correre il rischio di lasciarsi andare e ritrovarsi. Penso che partire sia la risposta migliore che posso dare a questa Ilaria piena di vita che un po' si sta allontanando da se stessa. E va bene perdersi, va bene allontanarsi dalla propria esistenza, purchè ci si ritrovi e si ritrovi la propria essenza.
E io sono pronta a ritrovarmi e a conoscermi, perchè a perdermi, mi sono persa davvero. Più volte nel corso di questi anni. E mi sono ritrovata, ma ho bisogno di ritrovare l'essenza di me.
E non importa quanto lavoro richiederà, quanto dura sarà e quanti sacrifici mi aspettano, io so cosa non voglio, e questo sarà la mia forza.
Ogni volta che programmo un viaggio, cerco sempre quali sono le cose da vedere e le zone turistiche, così da evitarle o da visitarle di sera, dopo il tramonto, quando le famiglie con i bimbi sono a cena, quando le foto non vengono più bene e quando forse solo gli abitanti del posto escono.
Venezia, altra grande città che mi ha estremamente deluso, è stata bella di notte. Piazza San Marco, con pure i piccioni a dormire, è bella dopo le 7 di sera.
Questo però non toglie che esistano posti nel mondo che anche nelle zone più trafficate e con i turisti che sono ossessionati dal selfie giusto più che dal monumento alle spalle, necessitino di essere visti nel caos e in pieno giorno. Parigi, la costosa Parigi, una delle mie capitali europee preferite, merita tantissimo anche di giorno e, lasciatemelo dire, la Tour Eiffel o Eiffel Tower che si voglia, vista di sera con quelle lucine trash è estremamente ridicola! Meglio di giorno, meglio vederla piena di turisti, meglio salirci sopra a piedi con tanta luce e godersi il panorama dall'alto. La stessa Londra, se andassi in giro di sera, sul tardi, nei quartieri "non turistici" ma non credo mica che tornerei a casa tranquilla! L'ultima volta che sono stata a Londra, il mese scorso, a Febbraio, ero in metro verso le 23.30 e Dio solo sa che paura ho avuto! Dio solo sa quanti ubriachi c'erano in giro, il tizio pieno di vomito a chiedermi i soldi sulla metro stessa, davanti a gente incurante che dormiva, leggeva o guardava come se fosse la regola. Alcune città meritano di essere viste solo di giorno, alla luce del sole, con gente in giro ed altre persino viste solo per cartolina o su YouTube.
Ecco, appunto. Quando guardo su YouTube video di backpackers in giro per il mondo, gente che vive in quei posti dove io magari mai andrei, comunque la voglia di viaggiare resta, anzi torna e più forte di prima mi chiede quando sia l'ora giusta per rifare i bagagli? Io che in questi 5 anni non mi sono fermata un secondo, io che sono stata la ragazza con la valigia sempre pronta ora mi sento un po' messa in panchina e questa panchina non va riscaldata per sempre. Penso proprio che sia arrivato il tempo di preparare lo zaino, magari comprarne uno bello grande da viaggio e partire di nuovo.
Sai quando il tuo tempo è arrivato, lo capisci e se hai un minimo di amor proprio non ti fai ripetere due volte di alzare il culo e andare.
Io no, non lo faccio. So che il mio tempo qui nel Regno Unito è over, so che ho viaggiato poco negli ultimi due anni e so che l'Europa bene o male l'ho visitata e vissuta. Penso sia arrivato il momento di correre il rischio di lasciarsi andare e ritrovarsi. Penso che partire sia la risposta migliore che posso dare a questa Ilaria piena di vita che un po' si sta allontanando da se stessa. E va bene perdersi, va bene allontanarsi dalla propria esistenza, purchè ci si ritrovi e si ritrovi la propria essenza.
E io sono pronta a ritrovarmi e a conoscermi, perchè a perdermi, mi sono persa davvero. Più volte nel corso di questi anni. E mi sono ritrovata, ma ho bisogno di ritrovare l'essenza di me.
E non importa quanto lavoro richiederà, quanto dura sarà e quanti sacrifici mi aspettano, io so cosa non voglio, e questo sarà la mia forza.
martedì 12 marzo 2019
What do we own?
Sono le 6.30 del mattino mentre scrivo, la mia tazza di ginseng a farmi compagnia, fuori la pioggia costante che ha riempito questi 18 mesi qui ad Edimburgo, il mare di fronte a me e la sveglia, l'ennesima, che suona per ricordarmi che inizia un nuovo giorno. Dovrei essere sotto la doccia, dovrei iniziare a prepararmi, inizia un nuovo giorno e anche oggi si lavora. Eppure sono qui a scrivere. Ho sentito la necessità di scrivere, di comunicare le mie emozioni e sensazioni, e allora il resto può aspettare. Sono una di quelle persone che ha imparato a vivere d'istinti, che non si preoccupa di comunicare le proprie emozioni e sono una di quelle rare persone che vive di priorità. Ogni cosa che faccio ha una priorità. Credo molto nel tempo e nella ricchezza e gestione di esso. Io ritengo che l'unica cosa davvero in nostro possesso in questa vita, la nostra vera ed unica ricchezza, sia proprio il tempo.
The only thing we own in this life is time. So please, do not waste it.
Siamo i padroni del nostro tempo; è davvero l'unica cosa che possediamo e se non impariamo a gestirlo, se non ne facciamo davvero ciò che vogliamo, priorizzando le nostre esigenze, be' allora davvero questa vita non possiamo dire di averla mai vissuta. Solo chi impara a gestire il proprio tempo, in my own opinion, ha imparato a gestire e valorizzare le sue uniche ricchezze e allora sta davvero vivendo a pieno questa vita.
Ecco perchè ringrazio sempre per il tuo tempo. Ecco perchè ringrazio sempre chi legge il mio blog e chi guarda i miei video o chi mi scrive in privato. Ringrazio sempre per il tempo che mi dedichi. Sempre. Perchè è la cosa più importante che hai, perchè la tua giornata e quindi la tua vita, come la mia e di tutti gli altri, anche quelli che non lo sanno o non lo vogliono capire, è fatta di tempo. E se decidi di dedicare al mio articolo, al mio video, a quella mail che mi stai scrivendo, a quel commento che hai appena postato sotto al mio video o al mio ultimo post su Instagram, il tuo tempo, anche solo 3 o 5 minuti, mi hai dedicato parte della tua vita ed io non posso che esserne riconoscente.
Quando parlano di quality time instead than quantity time io sono d'accordo, io non posso che dire sì, è così!! Non importa quanto tempo passi con qualcuno o a fare qualcosa, è la qualità di tempo che spendi per far qualcosa o con o per qualcuno che fa la differenza. Come diceva Il Piccolo Principe? Hai mai sentito la frase "è il tempo che dedichi alla tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". E non posso che dire che frase più esplicativa al momento non riesco a trovarla. Solo il tempo che dedicate alle cose e persone che amate rende queste importanti.
E allora poco importa se arriverò anche oggi in ritardo. Almeno so che ho gestito il mio tempo a modo mio, comunicando, parlando, trasmettendo qualcosa. Scrivere mi fa bene, comunicare mi fa sentire allieneata con il mio sistema e allora va bene così, ho saputo gestire il mio tempo, ne ho fatto ciò che volevo e sto bene così.
Ti invito, oggi come domani e come da oggi poi, a diventare padrone del tuo tempo ed imparare a farne ciò che vuoi. Perchè, credimi, è davvero la tua unica ricchezza. Se pensi che la ricchezza sia basata sui soldi, sappi che sono virtuali. Tutti quei soldi che "vedi" sul tuo conto in banca, non esistono. Ed anche se credi esistano, va bene, te la faccio passare, ma sappi che i soldi finiscono. I soldi vanno e vengono. Mentre il tempo, inesorabile, ribelle, deciso, va e basta. Il tempo perso non lo recuperi. Il tempo non torna. Il tempo che perdi oggi lo hai perso anche domani e per poi. Razionalizza il tuo tempo, fanne tesoro e impara a gestirlo come fosse la tua più grande risorsa. Perchè lo è. It's the only thing you own.
The only thing we own in this life is time. So please, do not waste it.
Siamo i padroni del nostro tempo; è davvero l'unica cosa che possediamo e se non impariamo a gestirlo, se non ne facciamo davvero ciò che vogliamo, priorizzando le nostre esigenze, be' allora davvero questa vita non possiamo dire di averla mai vissuta. Solo chi impara a gestire il proprio tempo, in my own opinion, ha imparato a gestire e valorizzare le sue uniche ricchezze e allora sta davvero vivendo a pieno questa vita.
Ecco perchè ringrazio sempre per il tuo tempo. Ecco perchè ringrazio sempre chi legge il mio blog e chi guarda i miei video o chi mi scrive in privato. Ringrazio sempre per il tempo che mi dedichi. Sempre. Perchè è la cosa più importante che hai, perchè la tua giornata e quindi la tua vita, come la mia e di tutti gli altri, anche quelli che non lo sanno o non lo vogliono capire, è fatta di tempo. E se decidi di dedicare al mio articolo, al mio video, a quella mail che mi stai scrivendo, a quel commento che hai appena postato sotto al mio video o al mio ultimo post su Instagram, il tuo tempo, anche solo 3 o 5 minuti, mi hai dedicato parte della tua vita ed io non posso che esserne riconoscente.
Quando parlano di quality time instead than quantity time io sono d'accordo, io non posso che dire sì, è così!! Non importa quanto tempo passi con qualcuno o a fare qualcosa, è la qualità di tempo che spendi per far qualcosa o con o per qualcuno che fa la differenza. Come diceva Il Piccolo Principe? Hai mai sentito la frase "è il tempo che dedichi alla tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". E non posso che dire che frase più esplicativa al momento non riesco a trovarla. Solo il tempo che dedicate alle cose e persone che amate rende queste importanti.
E allora poco importa se arriverò anche oggi in ritardo. Almeno so che ho gestito il mio tempo a modo mio, comunicando, parlando, trasmettendo qualcosa. Scrivere mi fa bene, comunicare mi fa sentire allieneata con il mio sistema e allora va bene così, ho saputo gestire il mio tempo, ne ho fatto ciò che volevo e sto bene così.
Ti invito, oggi come domani e come da oggi poi, a diventare padrone del tuo tempo ed imparare a farne ciò che vuoi. Perchè, credimi, è davvero la tua unica ricchezza. Se pensi che la ricchezza sia basata sui soldi, sappi che sono virtuali. Tutti quei soldi che "vedi" sul tuo conto in banca, non esistono. Ed anche se credi esistano, va bene, te la faccio passare, ma sappi che i soldi finiscono. I soldi vanno e vengono. Mentre il tempo, inesorabile, ribelle, deciso, va e basta. Il tempo perso non lo recuperi. Il tempo non torna. Il tempo che perdi oggi lo hai perso anche domani e per poi. Razionalizza il tuo tempo, fanne tesoro e impara a gestirlo come fosse la tua più grande risorsa. Perchè lo è. It's the only thing you own.
sabato 9 marzo 2019
Brain
Classica giornata Scozzese qui ad Edimburgo, il sole di carta che finge di disegnarsi in cielo, 4 gradi a far da atmosfera e la pioggia che sta lì pronta a lanciarsi su di noi, insieme all'immancabile vento, che quello, si sa, ad Edimburgo non manca mai. Quando ero a Birmingham mi lamentavo di quanto fosse ventosa la città, ma ringraziavo quel vento perchè riusciva a mantenere le nuvole lontane o solo di passaggio e non pioveva mai così tanto. Qui invece, mistero della fede, nonostante il vento sia sempre presente e possa muovere le case, non si sa come mai, piove sempre. Piove così tanto che potremmo far concorrenza alla Cina se solo piantassero riso anche qui. Ed invece no. Pensano agli haggis, al deep fried mars bar e all'Irn Bru. Ecco forse due di queste cose mi mancheranno quando lascerò la Scozia. Certo, non mi potranno mai mancare come mi mancano gli aperitivi made in Foggia o come mi manca la mia mamma o mi sono mancate le cime di rapa, ma, a modo loro, il vegan haggis e l'Irn Bru mi mancheranno. Ma sono certa che saprò andare avanti. Sono certa che troverò con cosa rimpiazzare questa mancanza.
Rimpiazzare una mancanza. Colmare un vuoto. Ne parlavo con una ragazza qualche tempo fa, su come sia più facile per gente come me, come lei, abituarsi ad una mancanza invece che cercare di colmare quel vuoto. Io, ad esempio, sono una di quelle persone che più che sentire la mancanza di qualcuno o qualcosa, si abitua a quell'assenza, senza problemi. Certo, inizialmente fa male, il colpo lo prendo anche io, ma poi attutisco quel dolore. Quella morsa allo stomaco diventa quasi piacevole, so che sta lì e piano piano, giorno dopo giorno, mi ci abituo. Io riesco ad abituarmi ad un'assenza. Ci sono riuscita molto bene in alcuni casi, in altri invece più che abituarmi a quell'assenza mi tormento con quel dolore. Mi abituo al dolore che un'assenza provoca. E alle volte mi sembra ridicolo, quasi assurdo, come possa essere possibile che se in alcuni casi riesca così tanto ad abituarmi a quel vuoto in altri necessiti di sentirne la presenza. Necessito di sentire quel vuoto per andare avanti. Quel dolore legato a quella mancanza diventa la presenza di cui ho bisogno. E so che non sono la sola. E non chiamiamolo masochismo o cose simili, perchè non stiamo parlando di questo. Stiamo parlando della magia del nostro cervello, di come decida di cosa fare a meno e cosa no, di come decida che tu dimentichi completamente delle cose, quelle magari che tanto hanno fatto male a te o ad altri, di come arbitrariamente decida di gestire il male fatto o ricevuto e della sua potenza e magia al contempo di far in modo che tu riesca ad abituarti ad un'assenza o a tormentarti con essa. Che magia. Che cosa meravigliosa. Vorrei fare degli esempi, per capirci meglio. Per esprimere meglio il concetto, direi.
Vivi la più bella storia d'amore, sei con la persona che credi sia quella giusta, siete lagati da quel patto d'amore che in cuor tuo sai sarà per sempre. Vi amate. Vi amate tanto. Fate progetti, vi fidate l'uno dell'altra, a modo tuo sai che quello è tutto l'amore di cui hai bisogno, sai che non finirà e sai che non potresti mai immaginarti senza quella persona. E poi succede. Succede, per motivi che solo lui sa, che tutto finisca. Che quella persona che tanto era amore per te, decida di lasciarti. E va via. E tutto finisce. E tu stai malissimo. Piangi, ti disperi, non ti capaciti di come possa essere possibile che quella persona che tanto ti faceva vivere come in un sogno, che tanto ti ha fatto credere nell'amore, che tanto ti ha regalato momenti unici, possa essere la stessa persona che ora prende e va via. Non riesci a capire come quel sogno possa ora essere diventato un incubo. E non smetti di credere nell'amore, perchè tu ami quella persona, ma non riesci neanche ad accettare che non sia anche per quella persona così. E allora ci provi ad andare avanti, cresci, incontri altri amori, ma quella mancanza sta sempre lì. Nelle notti più intense lui ritorna sempre. L'idea di quella persona che la tua mente ha costruito torna e ti tormenta. E anche quando vivi nuovi amori e sono intensi, tu hai sempre bisogno di sentire quel dolore legato alla mancanza di quell'amore che non esiste più. Che quella persona ha spezzato e che tu sei stata costretta ad accettare. E ora convivi con quell'assenza, ma non ti abitui. Ti abitui invece, e cerchi, il vuoto che ti ha lasciato quel grande, intenso, per te infinito amore. Ed anche quando vedi quella persona andare avanti, farsi una vita, farsi un nuovo amore - anche farsi mezza Italia ma non più te! - anche quando vedi che quella persona di te ha saputo farne forse solo un ricordo, non riesci a fare lo stesso. Il ricordo, l'idea che hai tu costruito di quella persona, manca, fa ancora male e per quanto tu voglia mettere da parte questo dolore, in realtà ti sei così abituata a sentirlo forte e solenne che piuttosto che abituarti a quell'assenza, il tuo cervello decide che sia più giusto abituarsi al vuoto.
Però poi sei la stessa persona, esempio numero due, che per circostanze che non interessano al momento, si è abituata all'assenza di uno dei genitori. Che ne so, alla mamma che non c'è più o al papà che ha preso ed è andato via, una bella domenica di non so quale mese di qualche anno fa. Ecco vedi che magia risiede in quel dannato cervello? Lui, il signor cervello, ha deciso che un amore giovane che per quanto intenso possa essere resta un amore giovane, faccia più male e tormenti di più dell'assenza di una delle due persone che ti ha messo al mondo in questa vita e che non si sa per quale assurda legge debba invece necessariamente essere presente nella tua vita. Giovane o no che tu sia ha più senso che la figura della mamma o del papà di turno che non ci sono più faccia più male di quel fidanzato o fidanzata o moglie e marito di turno. Secondo le leggi di non si sa chi. Però il tuo cervello se ne frega. E dice a te che quell'amore vano debba farti soffrire anche a distanza di anni e tormentarti e che invece tu possa serenamente abituarti alla famiglia monoparentale ed annullare per sempre persino i ricordi legati a chi ti ha messo al mondo.
Ora ditemi voi se questa non è pura magia. Ditemi voi se non sia l'organo più interessante del nostro corpo! Ditemi voi se tutto questo non mandi in confusione?
L'esempio più grande che possa fare è quello di Cogne. La storia del delitto la sapete tutti e la ricordate tutti, la ricordo anche io che sono andata via dall'Italia nel 2014, quindi non vedo perchè non la ricordiate anche voi. La ricordi, vero? Bene, allora andiamo avanti.
Se pensiamo a tutte le cose che i vari tg hanno detto, era - sempre secondo quello che la signora cattiva maestra televisione ha detto ai tempi - praticamente impossibile che un estraneo entrasse in casa e uccidesse il piccolo in così poco tempo senza lasciare tracce e senza apparentemente un movente. Non stiamo qui a riaprire il caso o a dire la nostra, io personalmente non ne ho le competenze tecniche e nemmeno conosco bene il caso, ma mi concentro e chiedo a te, a voi, di fare lo stesso, sul fattore cervello. Se quella donna quella mattina avesse fatto ciò di cui è accusata, ma chi ci può garantire che non sia onesta quando dice che non è stata lei perchè non ne ha memoria? Se il mio cervello può cancellare il ricordo e il dolore del genitore che manca e colmare la sua assenza senza problema alcuno, perchè il suo cervello non può esser stato libero di fare lo stesso? Perchè non possiamo credere che il signor cervello abbia preso e rimosso quel dolore per protezione?
Ripeto, non siamo qui ad accusare o scagionare nessuno, chi mi legge sa bene che io parlo di cose e ci sono messaggi che non arrivano - well, non a tutti e meno male! - siamo qui a riflettere sull'assenza. Sul come sia facile abituarsi ad un'assenza e come sia anche possibile abituarsi al dolore che l'assenza stessa crea.
Potrei scirvere per ore dell'argomento senza arrivare a conclusione alcuna, perchè non è mia intenzione arrivare ad una conclusione. La mia idea era quella di parlare dell'assenza e di come io possa essere, come te ed altri, capace di abituarmi ad un'assenza e vivere benissmo senza questa cosa o quella persona, ma come io sia anche la stessa persona che non può invece rendere un'assenza nulla ma che necessita del dolore di quel vuoto.
Che magia, signor cervello.
venerdì 1 marzo 2019
I nuovi 13
Ho scritto e cancellato questo articolo più volte. Una volta volevo parlare di quanto la situazione metereologica qui ad Edimburgo sia pessima, poi mi sono detta che forse avrei dovuto parlare di altro e ora mi ritrovo qui a scrivere di cosa ho scritto mentre non so di cosa scrivere.
E da qui, proprio mentre scrivo "E da qui," nasce l'idea di parlare di quanto fosse bello se anche nella vita vera potessimo scrivere una cosa e poi cancellarla e dire No aspetta, ricominciamo. Così, infinite volte. Scrivi, leggi, non ti piace, cancelli e ricominci e nessuno saprà mai di cosa hai parlato. End of story. Pensa se fosse possibile!? Inizi un progetto, poi cambi idea, cancelli con un tasto solo e via, riparti. Se così fosse, penso che saremmo ancora più confusi. Dici di no? Pensi sia bello poter fare, dire, scrivere di tutto e poi annullare tutto con un click? Io penso che andresti in confusione. Saresti più fuso di ora. Credimi.
Pensa solo, che ne so, alla scelta universitaria. Inizi, che ne so, Criminologia, ok? E inizi le lezioni, fai i primi esami e poi ti dici che magari dovevi fare altro. Ti chiedi se non avesse avuto più senso magari studiare Scienze di qualcosa e allora prendi, schiacci CANC e hai cancellato le lezioni e gli esami di Criminologia e sei passato ad altro. Andresti avanti così all'infinito, credimi. E perderesti un sacco di tempo. Ho capito, nel corso degli anni, che ciò che ci rende indecisi, insicuri ed insoddisfatti è il potere di aver sempre la possibilità di scegliere. Abbiamo troppe offerte e abbiamo tutti la possibilità di scegliere. Ed il fatto che si possa sempre scegliere ci crea confusione e ci fa sentire persi, incompleti ed insicuri. Pensa se non esistessero le facoltà universitarie. Pensa se si potesse studiare solo una cosa e tutti studiavamo la stessa identica cosa. Lo so, sarebbe una palla mortale e lo so che chiunque ora potrebbe fare il discorso della diversità etc ma il punto non è quello. Il punto è portarvi a riflettere sul fatto che l'avere la possibiltà di scelta rende confusi ed insicuri e che se non ci fosse possibilità di scelta, per quanto sarebbe una palla, un sistema corrotto che mal funziona etc, saremmo più sereni.
Certo, non che io creda che in questo sistema abbiamo davvero piena libertà e capacità di scegliere, però almeno riescono a farci credere - per lo meno alla maggior parte di noi, quelli ad esempio che non leggono questo articolo o quelli che lo leggono e non lo capiscono - che siamo liberi, liberi di scegliere.
Poi però non è così.
Tu mica hai scelto di essere cattolico? Mica hai scelto di avere un nome? Per caso qualcuno ti ha chiesto se andare a scuola era ciò che volevi? Tu nasci, i tuoi genitori sono costretti - anche se pensano siano liberi di - a darti un nome e dopo pochi mesi tadan viene celebrato il tuo battesimo e tu sei un bambino cattolico con un nome, con una fede ed un etichetta. Label. Ti mettono un label da subito. Poi cresci e devi andare a scuola. Devi. Mica lo scegli. Si chiama persino scuola dell'obbligo. The clue is in the name. Una scuola obbligata mica è una scuola scelta! Ma io ho scelto a che scuola andare. Ah sì? Cioè tu a 5 o 6 anni hai davvero scelto se andare o non andare a scuola? Davvero credi che aver scelto la scuola Giacomo Leopardi invece della scuola che ne so, San Giovanni Bosco abbia fatto di te la persona che liberamente ha scelto se frequentare o no la scuola dell'OBBLIGO?
Bene, allora il mio discorso, la nostra conversazione, finisce qui. Perchè non posso andare oltre con te. Perchè tu sei quel bambino che sceglie. Tu sei il prototipo perfetto di questa società e non posso darti torto. Bravo, tu hai ragione ed io no, tu sei libero di scegliere. Hai vinto.
Se invece tu segui il mio discorso, sei quel bambino che dice Cazzo ma io davvero sono una povera pedina! Ma io allora in tutto questo tempo non sono mai stato padrone di scegliere?
Bene, allora io e te siamo on the same page. Con te posso continuare.
Noi possiamo insieme capire che anche quando siamo lì a farci mille domande e ci chiediamo ma se facessi così invece e se dicessi questo ma aspetta se potessi quest'altro, in realtà 1 ci stiamo confondendo perchè lo scegliere ci rende persi e 2 ci stiamo persino illudendo che abbiamo una scelta.
Lo so, mi stai dando della pazza. Lo so, leggi questo articolo e pensi che io sia sotto effetto di droghe. Ebbene ti stupirò, non sono io quella che sta sparando minchiate, non sono io quella che dice cose assurde. Perchè lì fuori ci sono almeno altre 3/5 persone che invece pensano le stesse cose che penso io. Tu, ad esempio, so che stai leggendo questo articolo e due domande te le stai facendo. Ti senti anche coinvolto dal discorso e ti dici Ma che ca.. Ma ha ragione! E a me, detto con la più serena onestà, non interessa che tu mi dia ragione, a me interessa sapere che se esisto io che penso queste cose ed esisti tu che le pensi con me ed esistono almeno altri 11 nel mondo che la pensano come noi, perchè ci riduciamo a questo articolo su questo blog sconosciuto? Perchè non siamo lì fuori a dirlo a tutti e a cercare di aprire anche agli altri le idee?
Per quel motivo che ti dicevo. Perchè se davvero potessimo scegliere saremmo tutti e 13 - io, tu e agli altri 11 - insieme a pensare e dirci queste cose. Perchè se scegliere fosse un'opzione reale e se non ci mandasse in confusione, saremmo non solo in 13.
Il mio problema più grande con la scrittura è che non sono brava nei finali. Avrei dovuto pensare un finale ad effetto che rendesse il primo coglione di turno libero di scrivere le sue quattro cazzate qui sotto e te, e quelli come me e te, confusi e con l'ansia di realizzare che Cazzo, noi della vita abbiamo davvero capito di non aver capito! E invece no. Sono qui bloccata ancora sullo stesso punto, ora premo CANC e anche questo bel discorso etico sparisce.
Però sai che ti dico? Per me, finisce come se avessi premuto Delete e avessi cancellato tutto questo e mi sarei fatta il discorsetto delle 9 del mattino da sola, tra me e me. Con la mia tazza di ginseng mentre rifletto sul senso della vita.
Per tua fortuna - o sfortuna perchè se ti ho messo in confusione magari pensi che hai avuto la sfortuna di leggere tutto questo proprio oggi che eri così sicuro di questo o quello - non sto premendo Canc e puoi leggere questo articolo e lasciare il tuo finale. Se sei il bambino libero che ha capito tutto, risparmiatelo, perchè come non puoi capire me io non posso capire te e le tue certezze e la tua sicurezza e libertà. Se sei l'altro bambino, quello che sta in confusione come me e che sa che siamo vittime di un sistema che ci manipola fin dal day 1, scrivilo tu il finale per me, te, noi. Che io, sono della teroia che premere CANC e chiudere tutto avrebbe avuto più senso. Mi sarei illusa che sono libera di pensare certe cose e di credere che lì fuori siamo in 13 con le stesse idee.
giovedì 24 gennaio 2019
Self note #1
This is more for myself guys than for all of you out there. I know that.
You may speak English as well and you're able to read all of this - may with a really strong Italian accent, I got you - but that's not the point.
This is a test for me, a self note I'd say. It's all about me. It's always about me. You.
People think we do stuff, we say things, we think about or for them, but in the end of the day, do we? Do you? Do I?
I know for sure I don't dress up or use any make up for someone else. I know for sure I never care about what other people may think about me. I should. Should I? Should I be worried about what you think about me? Shall I really pay attention about your silly comments about me and the way I dress or the way I wear things or .. Really?
I don't. I can't. A life spent thinking about what other people think about us is not a life! If my life, my decisions are made because of others, well, what kind of life am I living? Who's living my life? This life belongs to me and I wanna live my life the way I want to, the way that makes me happy, the way that makes me feel me, alive, free.
Can we actually be free? Can we be so close to freedom to think we are actually free? Do we really actually want to be free? Do you? Do I?
I mean, think about that. Pretend for a day you can be free. What are you thinking about? Are you thinking about wake up at any time without an alarm? Are you thinking about stay in bed all day? Are you thinking about moving to another country? Are you thinking about do not go to work or go to work and say to your boss he's shit and makes you feel shit and you don't deserve it? What would you do to feel free? What could make you feel free? What are you thinking about if you can figure yourself free? Like properly free?
People always talk about freedom and the fact we're not free and this system makes us not free and bla bla bla and .., STOP!
We are free. You are free to do not set up an alarm. You are free to spend a whole day in bed. You are free, we all are. We just don't want to be. If you really wanted to be free, you were. You just don't want to. I am sure about it. Because sure thing is that we all are free, someone less than others but that's not your case. How do I know that? You are reading this. If you were not free, like some people may are, you were not able to read all of this. Or to copy and past and translate all of this and still being able to read all of this.
What people like you usually forget, is that we are free. Free to be yourself, free to wear what the fuck you want to. Free to love who you really want to love. Free to go wherever you want to be. We just don't really believe in us so strongly like we should. That's the problem, I guess. And I can't tell you what to do about it coz I'm not that one. And coz no one can actually tell you what makes you free or can make you a self lover! Because it took me nearly 29 years to understand I wanted to be free, to realise I was born free and I meant to stay free for the rest of the days I still have to live in this life. And I can't tell in words how hard the process to come back to me has been. I can't even tell myself if I'm actually back to me, but I'm working on it. I'm working on that little silly girl who believes in herself and her sweet dreams and she knows she can make her dreams her reality and no one can stop her.
No one can stop you. Us. There's no system so strong to manipulate the true you and let that part of you run away from who you are. But yes, this system can manipulate the way you think you are to run away from the real you. It's complicated and I'm not expecting you to learn from this diary anything and I'm not expecting you to understand what I am writing and what I mean. Because, I said that at the beginning, this is not for you. This is a self note. And that's all it meant to be.
#WeAreFree
You may speak English as well and you're able to read all of this - may with a really strong Italian accent, I got you - but that's not the point.
This is a test for me, a self note I'd say. It's all about me. It's always about me. You.
People think we do stuff, we say things, we think about or for them, but in the end of the day, do we? Do you? Do I?
I know for sure I don't dress up or use any make up for someone else. I know for sure I never care about what other people may think about me. I should. Should I? Should I be worried about what you think about me? Shall I really pay attention about your silly comments about me and the way I dress or the way I wear things or .. Really?
I don't. I can't. A life spent thinking about what other people think about us is not a life! If my life, my decisions are made because of others, well, what kind of life am I living? Who's living my life? This life belongs to me and I wanna live my life the way I want to, the way that makes me happy, the way that makes me feel me, alive, free.
Can we actually be free? Can we be so close to freedom to think we are actually free? Do we really actually want to be free? Do you? Do I?
I mean, think about that. Pretend for a day you can be free. What are you thinking about? Are you thinking about wake up at any time without an alarm? Are you thinking about stay in bed all day? Are you thinking about moving to another country? Are you thinking about do not go to work or go to work and say to your boss he's shit and makes you feel shit and you don't deserve it? What would you do to feel free? What could make you feel free? What are you thinking about if you can figure yourself free? Like properly free?
People always talk about freedom and the fact we're not free and this system makes us not free and bla bla bla and .., STOP!
We are free. You are free to do not set up an alarm. You are free to spend a whole day in bed. You are free, we all are. We just don't want to be. If you really wanted to be free, you were. You just don't want to. I am sure about it. Because sure thing is that we all are free, someone less than others but that's not your case. How do I know that? You are reading this. If you were not free, like some people may are, you were not able to read all of this. Or to copy and past and translate all of this and still being able to read all of this.
What people like you usually forget, is that we are free. Free to be yourself, free to wear what the fuck you want to. Free to love who you really want to love. Free to go wherever you want to be. We just don't really believe in us so strongly like we should. That's the problem, I guess. And I can't tell you what to do about it coz I'm not that one. And coz no one can actually tell you what makes you free or can make you a self lover! Because it took me nearly 29 years to understand I wanted to be free, to realise I was born free and I meant to stay free for the rest of the days I still have to live in this life. And I can't tell in words how hard the process to come back to me has been. I can't even tell myself if I'm actually back to me, but I'm working on it. I'm working on that little silly girl who believes in herself and her sweet dreams and she knows she can make her dreams her reality and no one can stop her.
No one can stop you. Us. There's no system so strong to manipulate the true you and let that part of you run away from who you are. But yes, this system can manipulate the way you think you are to run away from the real you. It's complicated and I'm not expecting you to learn from this diary anything and I'm not expecting you to understand what I am writing and what I mean. Because, I said that at the beginning, this is not for you. This is a self note. And that's all it meant to be.
#WeAreFree
domenica 13 gennaio 2019
#DajeMu
Immagina se potessi decider davvero cosa fare della tua vita.
Immagina, se bastasse chiudere gli occhi e decidere dove essere, con chi e cosa fare. Tu lo sapresti cosa scegliere? Cioè, riesci davvero a chiudere gli occhi, immaginare una cosa e dire con certezza: sì, è ciò che voglio? No perchè io non riesco. Io dovrei chiudere gli occhi ogni giorno anche più volte al giorno per capire che cazzo voglio dalla vita. E non sto scherzando. Se potessi davvero chiudere gli occhi, immaginarmi in un posto, in una situazione e viverla, avrei bisogno di richiudere gli occhi ancora ed ancora ed ancora ed immaginarmi in un'altra situazione, con altra gente, a fare altre cose.
Quando ero piccola, sapevo con certezza che da grande sarei diventata un ottimo medico chirurgo e avrei viaggiato tantissimo per lavoro. Dicevo con certezza assoluta - quella che solo un bambino ha davvero - che sarei stata a Euston per la specialistica in chirurgia plastica e poi sarei rientrata in Italia, comprato un attico a Roma e avrei lavorato come medico chirurgo in qualche clinica privata, spendendo le mie ferie in Africa a salvare bambini, senza mai avere un giorno libero.
Questo era quello che volevo. Riuscivo anche a far ammazzare tutti i miei parenti dalle risate ogni natale raccontando la storia della mia fortunatissima carriera da medico. Riuscivo persino ad immaginare il mio mega attico tutto minimalist con una mega statua di Buddha al centro dell'ingresso. Il tappettino fuori la porta con la scritta VATTENE. Ero davvero piena di fantasie e, credevo, certezze anche!
E fino ai 19 anni ho portato avanti questo sogno. La scelta del liceo era mirata alla successiva tappa universitaria. Le estati a studiare vetrini erano mirate a quei maledetti test d'ingresso. I miei risparmi erano destinati alla specialistica che avrei dovuto fare assolutamente all'estero!
E niente, poi cresci e ti spezzano le ali. Cresci in Italia e ti ammazzano le emozioni. Cresci che sogni e riesci a stento ad avere incubi poi. Questo ti succede. Ma tu sei forte, te ne fai una mezza ragione, ti crei la tua corazza e ti reinventi. Quando mi hanno ammazzato il sogno più grande che avevo, ho capito come funzionano le cose. Quando ho visto in faccia la realtà, i soliti finti ignoti più figli di papà degli altri, le mazzette passate agli esami, i "prof ti saluta papà" ed ecco il 30 sul libretto, ho capito che io non ero fatta per quel mondo di menzogne e che se scendere a compromessi is the new black, fanculo. Fanculo anche al sogno più grande che avevo. Tanto le più grandi certezze se ne stavano andando. Mio padre ci stava abbandonando, la famiglia del mulino bianco che eravamo stati svaniva e pure le amiche che credevo ci sarebbero state sempre sparirono nel nulla. E così un sogno in più ammazzato non faceva la differenza.
Ma siamo Italiani, siamo anche del Sud, di quell'Italia che tanto male fa e tanto ti toglie, così ti fai forza e te li crei dei sogni nuovi e vai vanti lo stesso.
Ma gli anni passano, personalmente, non esistono scelte che prenda e che mi facciano dire "sì, è questo ciò che voglio". Perchè io non lo so cosa voglio e, detto tra me e te, sto bene così.
Ho lasciato l'Italia 5 giorni dopo la mia seduta di laurea e me ne sono venuta nel Regno Unito con il sogno dell'Australia. Progetto iniziale: miglioro il mio inglese, vedo com'è la vita all'estero, vedo se sono pronta a lasciare casa e se tutto va come mi auguro, tra 6 mesi sono in Australia.
Usare l'Inghilterra come tester era il piano. Era il trampolino di lancio per finire dall'altra parte del mondo.
Siamo nel 2019 e sono ancora in UK. Certo, mi sono spostata in Scozia, ma in Australia ancora non arrivo. E sono passati quasi 5 anni, non 6 mesi come dicevo.
E ho cambiato case, ho cambiato lavoro, abitudini, ho fatto carriera, ho fatto i soldi, ho mollato, ho inseguito un sogno nuovo, sono caduta, mi sono fatta un male atroce, mi sono rialzata e anche se ormai ho la forza di chi può fare davvero tutto e andare ovunque, mica lo so cosa voglio.
Un giorno voglio fare la professoressa, un altro voglio fare la guida turistica, poi voglio anche fare la pittrice, ma anche l'interprete non mi dispiace, ... E potrei continuare all'infinito. Ecco perchè la gente che dice "Ah se potessi" oppure peggio "Se solo fosse così facile" non la capisco. Perchè a potere puoi, a farla facile pure, ma provala a fare una cosa, poi fammi sapere se quando ci riesci è davvero quello che volevi.
Siamo tutti eterni insoddisfatti e ci sono poi le due sottocategorie: I negative e I positive. La prima categoria è insoddisfatta e si lamenta e si lamemta e sempre si lamenta e non fa un cazzo per cambiare la situazione. I positive pure si lamentano, ma poi sai che fanno? Ricominciano. E lottano per qualcos'altro che li renderà comunque insoddisfatti ed incompleti e allora ricominciano tutto di nuovo.
Io faccio parte della seconda categoria. Io mi sento insoddisfatta, mi lamento e mi invento un nuovo progetto. Che poi, se chiudo gli occhi, già me ne invento un altro di progetto, però ci credo. Ci credo davvero. E allora apro gli occhi e mi rimbocco le maniche.
E io, entro questo Dicembre 2019, me ne vado da questo Regno Unito. Io, entro questo anno, ci provo davvero ad andare in Australia. 6 mesi che sono diventati 5 anni non possono diventare 6 anni. Lo devo a me stessa. Lo devo alla ragazza che nel 2014 prese e mollò tutto con una valigia piena di sogni. Questi sogni, come dice il blog stesso, non sono fatti per restare chiusi nei cassetti. I miei sogni, valgono, così come valgono i tuoi, così come valgono quelli dei bambini. Solo che con la saggezza di chi non pettina più le bambole e gioca a soldatini, dobbiamo farci forza e andare a prenderli per mano questi sogni, affinchè ci guidino verso chi siamo veramente, affinchè ci portino ad essere di nuovo quel bambino che tutto sa e tutto può.
Che sei solo più alto di quando avevi 5 anni, ma, ricorda sempre, che sei la stessa persona. Sei sempre quel bambino di 5 anni. E allora sogna! Chiediti chi sei e vai a conquistarti. Io così faro ..
#DajeMù
lunedì 31 dicembre 2018
Quando una stella muore
Anche quest'anno siamo arrivati alla fine. Per quanto mi riguarda, meno male anche!
Sui social ci sono valanghe di post e foto di gente che ha avuto un anno fantastic - leggete fantastic alla francese direi, suona meglio eh? - e sono certa che se attivassi l'opzione "social media" anche il mio sembrerebbe un anno meraviglioso, fatto di foto e filtri magici, pieno di sorrisi e bei momenti. Ma questa è la realtà dei social, non la vita vera. Ma che davvero avete creduto che il collage delle 9 foto funzionasse? La vita vera, se potesse mostrarci i "best moment 2018" ci sputerebbe in faccia tutti i momenti di agonia e malessere che abbiamo vissuto. Ricordandoci sì che grazie al cielo un altro anno se ne va, ma che ne sai di cosa ti aspetta nel 2019? Puoi dire grazie che chiudi anche questo cerchio, ma bada bene nell'essere così euforico per il nuovo anno che poi, alla fine, ma che ne sai?
Il 2018 è stato un anno particolare e dire particolare significa dire tutto e dire niente. A Gennaio la mia depressione era al suo apice direi ed i sintomi di insoddisfazione erano alle stelle, così, dopo non esser riuscita nel 2017 a vedere la mia mamma nemmeno una volta, finalmente a Febbraio scendo in Italia per il mio compleanno; mi rigenero. Mi ricordo chi sono, mi guardo allo specchio e vedo la guerriera che vive in me e che si ricorda che stare lì a piangersi addosso, a dire che tutto fa schifo e che stavo meglio in Inghilterra non aiuta se prima non lotto con tutta me stessa per cambiare la situazione di stallo in cui ero. Sei stanca della Scozia dopo solo pochi mesi? Edinburgh è fantastica ma stai troppo male? Ok, bene che lo hai capito, ma cosa stai facendo per migliorare questa situazione? Chiami tua mamma in lacrime e ti lamenti ogni giorno con le persone che senti più vicine - Piera grazie che ci sei sempre stata, amica mia, sei stata una vera ancora. Ancora ci penso! - ma poi che fai? Alzati, muovi il mondo - e anche il culo che stai ingrassando a dismisura e non ti stai più amando come un tempo ben facevi - e lotta per cambiare le cose e solo dopo averci provato, se va male, ti puoi lamentare! E così è stato.
Sono rientrata ed ho cambiato casa, ho avuto altre esperienze negativissime - raga quando la sfiga attacca, nun te molla facilmente, avoja a dì -, ma io ero positiva e sono arrivata fino a Giugno ,quando, scesa di nuovo in Italia, mi sono chiesta se non fosse arrivato il momento di cambiare ancora.
E ancora una volta la mia Foggia, la mia famiglia, la mia Ida e la mia Piera , ma anche le amiche di sempre, mi hanno sostenuto e aiutato a capire che cavolo se una cosa la vuoi ma vai e prenditela!
Così rientro in Scozia dalle ferie e mi licenzio, basta. Luglio è stato il mese della rivolta.
Fanculo la carriera, ma anche ciao ai soldi, io voglio essere più libera, voglio un lavoro magari dove viaggio di meno, ho meno responsabiltà, faccio anche la fame con uno stipendio medio, ma ho più tempo per me stessa, esploro un campo diverso, nuovo, mi metto alla prova, faccio esperienza. Lavoro 40h la settimana per soli 4 giorni. Sono libera ogni sera dalle 6 e non lavoro mai nei weekends. Andata, ci metto la firma! Così ad Agosto inizio questa nuova avventura e a Settembre cambio di nuovo casa e ad Ottobre cambio sede e poi a Novembre ancora cambio casa. E il vortice ricomincia. La casa abitata - o infestata? - da gente negativa, da persone che sono tossiche, dove non c'è igiene, dove per due mesi manca l'acqua calda, dove la muffa ci sta mangiando vivi e dove ho rischiato di nuovo di ricadere in depressione. E allora no, allora scendo a casa per Natale, visto che il mio ultimo natale a casa risale al 2013 e mi ricarico. Mi circondo degli affetti più rari, mi rendo conto che anche le persone che più credevo mi amassero hanno delle vite loro e se ne fregano - non tutte, ma a modo loro molte sì - di chi sei, cosa stai passando e di cosa hai bisogno, perchè anche loro combattono con i loro demoni e se prima si parlava e si combatteva insime ora sono così prese dai cazzi loro che non hanno idea di quanto tu hai bisogno anche solo di un "hey, io ci sono". Come ben dice la mia dolce stella Oriana, tutto ha una fine. E me ne capacito. Realizzo che è così e decido di mettere fine alla vecchia me che vuole sempre cercare l'aspetto positivo in tutto e tutti. Non voglio diventare la nuova Leopardi, ma anche no, voglio solo capire che alle volte bisogna davvero che certe persone, circostanze e situazioni prendano il loro corso e il segreto per stare meglio è lasciarle andare. Le persone. Le circostanze. Le situazioni.
E così, l'ultimo giorno dell'anno, se guardo indietro ogni singolo mese passato, mi rendo conto che cazzo, ma che cosa mi è successo? Ma come ho fatto ad uscirne viva? Ma che forza ho? Ma allora è vero che chimicamente siamo fatti della stessa sostanza delle stelle! Ma allora anche io ho brillato. E brillo ancora! Ma allora come se una stella morta la vedi ancora lucente dalla terra, allora anche io che mi sono sentita così morta dentro ancora brillavo? E allora, signori miei, io voglio essere ancora più lucente, voglio prendere in mano la mia vita, fare tesoro delle brutte esperienze del 2018 e farne il mio punto di forza per questo nuovo anno. Ed anche se non so come sarà, io lo aspetto. E lotterò con tutta me stessa affinchè sia l'anno migliore. Affinchè io sia forte e brilli. Farò di questo 2019 la mia rivincita.
Alle volte, credere nei propri sogni e progetti è tutto ciò che serve. Non importa quante volte devi cadere, farti male, rialzarti, sentirti solo, subire le negatività degli altri, fallire, ... Sarai sempre lì a crederci e quando poi vedrai che luce emetti, sarai ripagato di tutto.
Ho deciso di sposare la teoreia per cui non esistono fallimenti, ma solo lezioni. E allora, sono pronta per una nuova lezione; sono qui per imparare ed imparerò a risplendere come solo una grande star sa fare.
Buon anno a tutti e sappiate che non siamo soli. Mai.
Sui social ci sono valanghe di post e foto di gente che ha avuto un anno fantastic - leggete fantastic alla francese direi, suona meglio eh? - e sono certa che se attivassi l'opzione "social media" anche il mio sembrerebbe un anno meraviglioso, fatto di foto e filtri magici, pieno di sorrisi e bei momenti. Ma questa è la realtà dei social, non la vita vera. Ma che davvero avete creduto che il collage delle 9 foto funzionasse? La vita vera, se potesse mostrarci i "best moment 2018" ci sputerebbe in faccia tutti i momenti di agonia e malessere che abbiamo vissuto. Ricordandoci sì che grazie al cielo un altro anno se ne va, ma che ne sai di cosa ti aspetta nel 2019? Puoi dire grazie che chiudi anche questo cerchio, ma bada bene nell'essere così euforico per il nuovo anno che poi, alla fine, ma che ne sai?
Il 2018 è stato un anno particolare e dire particolare significa dire tutto e dire niente. A Gennaio la mia depressione era al suo apice direi ed i sintomi di insoddisfazione erano alle stelle, così, dopo non esser riuscita nel 2017 a vedere la mia mamma nemmeno una volta, finalmente a Febbraio scendo in Italia per il mio compleanno; mi rigenero. Mi ricordo chi sono, mi guardo allo specchio e vedo la guerriera che vive in me e che si ricorda che stare lì a piangersi addosso, a dire che tutto fa schifo e che stavo meglio in Inghilterra non aiuta se prima non lotto con tutta me stessa per cambiare la situazione di stallo in cui ero. Sei stanca della Scozia dopo solo pochi mesi? Edinburgh è fantastica ma stai troppo male? Ok, bene che lo hai capito, ma cosa stai facendo per migliorare questa situazione? Chiami tua mamma in lacrime e ti lamenti ogni giorno con le persone che senti più vicine - Piera grazie che ci sei sempre stata, amica mia, sei stata una vera ancora. Ancora ci penso! - ma poi che fai? Alzati, muovi il mondo - e anche il culo che stai ingrassando a dismisura e non ti stai più amando come un tempo ben facevi - e lotta per cambiare le cose e solo dopo averci provato, se va male, ti puoi lamentare! E così è stato.
Sono rientrata ed ho cambiato casa, ho avuto altre esperienze negativissime - raga quando la sfiga attacca, nun te molla facilmente, avoja a dì -, ma io ero positiva e sono arrivata fino a Giugno ,quando, scesa di nuovo in Italia, mi sono chiesta se non fosse arrivato il momento di cambiare ancora.
E ancora una volta la mia Foggia, la mia famiglia, la mia Ida e la mia Piera , ma anche le amiche di sempre, mi hanno sostenuto e aiutato a capire che cavolo se una cosa la vuoi ma vai e prenditela!
Così rientro in Scozia dalle ferie e mi licenzio, basta. Luglio è stato il mese della rivolta.
Fanculo la carriera, ma anche ciao ai soldi, io voglio essere più libera, voglio un lavoro magari dove viaggio di meno, ho meno responsabiltà, faccio anche la fame con uno stipendio medio, ma ho più tempo per me stessa, esploro un campo diverso, nuovo, mi metto alla prova, faccio esperienza. Lavoro 40h la settimana per soli 4 giorni. Sono libera ogni sera dalle 6 e non lavoro mai nei weekends. Andata, ci metto la firma! Così ad Agosto inizio questa nuova avventura e a Settembre cambio di nuovo casa e ad Ottobre cambio sede e poi a Novembre ancora cambio casa. E il vortice ricomincia. La casa abitata - o infestata? - da gente negativa, da persone che sono tossiche, dove non c'è igiene, dove per due mesi manca l'acqua calda, dove la muffa ci sta mangiando vivi e dove ho rischiato di nuovo di ricadere in depressione. E allora no, allora scendo a casa per Natale, visto che il mio ultimo natale a casa risale al 2013 e mi ricarico. Mi circondo degli affetti più rari, mi rendo conto che anche le persone che più credevo mi amassero hanno delle vite loro e se ne fregano - non tutte, ma a modo loro molte sì - di chi sei, cosa stai passando e di cosa hai bisogno, perchè anche loro combattono con i loro demoni e se prima si parlava e si combatteva insime ora sono così prese dai cazzi loro che non hanno idea di quanto tu hai bisogno anche solo di un "hey, io ci sono". Come ben dice la mia dolce stella Oriana, tutto ha una fine. E me ne capacito. Realizzo che è così e decido di mettere fine alla vecchia me che vuole sempre cercare l'aspetto positivo in tutto e tutti. Non voglio diventare la nuova Leopardi, ma anche no, voglio solo capire che alle volte bisogna davvero che certe persone, circostanze e situazioni prendano il loro corso e il segreto per stare meglio è lasciarle andare. Le persone. Le circostanze. Le situazioni.
E così, l'ultimo giorno dell'anno, se guardo indietro ogni singolo mese passato, mi rendo conto che cazzo, ma che cosa mi è successo? Ma come ho fatto ad uscirne viva? Ma che forza ho? Ma allora è vero che chimicamente siamo fatti della stessa sostanza delle stelle! Ma allora anche io ho brillato. E brillo ancora! Ma allora come se una stella morta la vedi ancora lucente dalla terra, allora anche io che mi sono sentita così morta dentro ancora brillavo? E allora, signori miei, io voglio essere ancora più lucente, voglio prendere in mano la mia vita, fare tesoro delle brutte esperienze del 2018 e farne il mio punto di forza per questo nuovo anno. Ed anche se non so come sarà, io lo aspetto. E lotterò con tutta me stessa affinchè sia l'anno migliore. Affinchè io sia forte e brilli. Farò di questo 2019 la mia rivincita.
Alle volte, credere nei propri sogni e progetti è tutto ciò che serve. Non importa quante volte devi cadere, farti male, rialzarti, sentirti solo, subire le negatività degli altri, fallire, ... Sarai sempre lì a crederci e quando poi vedrai che luce emetti, sarai ripagato di tutto.
Ho deciso di sposare la teoreia per cui non esistono fallimenti, ma solo lezioni. E allora, sono pronta per una nuova lezione; sono qui per imparare ed imparerò a risplendere come solo una grande star sa fare.
Buon anno a tutti e sappiate che non siamo soli. Mai.
sabato 1 settembre 2018
Massimo
Quindi tipo può essere che
uno pensa di fare una cosa giusta e arriva il signor tizio che lo corregge e
dice "Ehi bellezza questo è in errore!" E tu stai lì a dire "Ma
no ma cosa dici? Ma io intend" "Ehi bellezza questo è un
errore!" "Ma no ma guarda che io volev " "Ehi, è in errore!
Guarda te lo correggo, si fa così." E tu accetti che sia così. Hai fatto
un errore. Anche se non lo hai fatto. Però c'è il tizio correttore che ti
giudica e ti sorveglia e ti dice “Ehi bellezza, hai fatto un errore, eccolo, te
lo evidenzio. Anzi, io te lo correggo proprio così tu nemmeno lo puoi vedere
come errore, hai sbagliato e via, io lo correggo.” E tu non puoi far capire che
invece non era un errore ma intendevi un'altra cosa. Non puoi. Perchè non è lì sottolineato
in rosso che tu pensi e dici “Wait, forse mi sa che c'è un errore.” No, tu non
puoi vedere dove hai sbagliato, sei stato corretto e basta. End of story.
Quante volte magari veniamo
giudicati per un’idea, un pensiero, una scelta, un progetto, un sogno e veniamo
persino corretti, gente che sta lì e mette bocca su cose che non riguardano
loro e non solo ne parlano, stanno anche lì a commentare, a correggere quel tuo
modo di vedere, di pensare, di reagire, di fare, .. E noi facciamo lo stesso.
Non stiamo qui a leggere e dire “Ah si be’ ha proprio ragione lei, quella cessa
del piano di sopra che mi ha fatto questo” “Quel barista quel giorno che si è
permesso di dirmi” “Ma quell’arpia che pensavo fosse mia amica e poi invece
visto che ha fatto?!” Nah! Noi siamo stati quella cessa, quell’arpia e quel
barista almeno una volta, e sono stata brava a dire almeno una. Perchè è così.
Perchè veniamo giudicati sempre e ci sentiamo in dovere di giudicare. Di dire
sempre la nostra o per lo meno di pensarla. Perchè c’è sempre l’errore dell’altro
da correggere, mai da evidenziare. Perchè è cosi che lo intendo io e allora
così dev’essere. E invece no. E invece tante volte, forse la maggior parte
delle volte, noi, la cessa di sopra, l’arpia dell’amica, il barista, volevamo
dire solo massimo, ma invece per il correttore di turno, è Massimo. E non si
discute.
Poi però c’è chi se lo
rilegge il testo che ha scrirro e magari nota quella M che doveva essere m e
quindi si interroga. Ci ride anche su. Te le fai quelle due belle risate
davanti a Massimo quando tu intendevi massimo. E sai che pensi? A me non
importa se lui ha corretto in Massimo il mio massimo e tutti vedreanno Massimo
invece di massimo, io, in cuor mio, nel mio piccolo, so che cosa intendevo e me
ne importa poco se per la cessa, l’arpia ed il barista sarà sempre e solo
Massimo, io so che intenedevo massimo, allora va bene così. Tanto, l’ho scritto
io, lo so io cosa volevo dire. A loro lascio credere che stia sbagliando, che è
meglio come la vedono loro, che vado corretta, però, poi, alla fine, io vado
avanti per la mia strada e anche se agli occhi di tutti è un errore, per me,
forse, non lo è stato.
A chi sta sbagliando, a me,
al barista, all’arpia e alla cessa as well, affinchè sia più importante prendere
le proprie scelte in errore che fare quelle degli altri sbagliando. E anche a
Massimo, affinchè sappia che non è il massimo.
martedì 15 novembre 2016
YES!
E così, mentre Michela inaugura a Foggia il suo primo centro estetico, io vado da quell'incapace di Superdrug a pagare quattrini per farmi fare in pubblico, davanti a tutti, le sopracciglia con il filo.
Entri, e c'è subito lì la bella poltrona nera, anche comoda, bisogna ammetterlo. L'incapace "estetista" che non parla una parola d'inglese e che sa solo sorridere e dire "yes yes" ti sorride, dicendo, ovviamente, "YES".
Ma per cosa? Mi dici yes e a cosa ti riferisci? Sai che ti guardo con l'aria di chi deve andare al patibolo e mi dici "yes" perché sai il male che fa? Ho l'aria di una che ti guarda come se sa bene che non hai studiato per ciò che fai e mi dici yes a conferma della mia tesi? Sai che credo ci sia un livello di igiene 0 e mi dici yes a conferma?
Io non lo so perchè sorridono sempre e dicono yes, ma so che 1 non sono Inglesi queste qui di Superdrug e 2 non sono nemmeno Cinesi o Italiane e da qualsiasi parte del mondo vengano posso anche garantire che non hanno mai studiato per diventare estetiste, non hanno fatto il 3+2 alla Cesvim o in qualsiasi altro posto in cui si studi per diventare estetiste. Forse hanno seguito dei tutorial su YouTube e ora sanno come mettersi un filo in bocca ed evitando di non sbavare o sputarti in un occhio, seguendo non si sa quale criterio, tentano di farti il più male possibile per estirparti quei 7 peli in più che hai e definire così ben bene le tue sopracciglia.
Ti metti in fila, direzione cassa, prima si paga poi si ritira il premio. C'è di tutto, gente in fila per pagare gli assorbenti, ma anche mamme con bottigliette d'acqua e caramelle, la nonnina con le salviette e il deodorante e il fidanzato modello con lipsticks e blush per la propria fidanzata, o fidanzato. E poi ci sono io, che ho in mano nulla, solo la mia carta fedeltà. Arrivo alla cassa e pago, pago per soffrire. Scontrino alla mano ritorno alla bella poltrona nera e alla tizia che allunga una mano (presumibilmente vuole vedere il mio scontrino per assicurarsi io abbia pagato) e sorride. Controlla lo scontrino, sempre sorridente come se avesse vinto alla lotteria, dice YES e mi indica con l'altra mano la bella e comoda e nera poltrona. Io mi siedo e le spiego che ho 7 peli in tutto e che non ho affatto delle sopracciglia, quindi vorrei solo che lei, senza cambiare la magnifica forma che madre natura (mia madre Cristina) mi ha regalato, ripulisse i 2 dei 7 peli che rovinano il dipinto. Lei sorride e dice YES e io già so che me ne pentirò amaramente di non aver preso la pinzetta a casa ed essermi applicata io stessa davanti all'enorme specchio che ho nella mia cameretta. Cerca di dirmi qualcosa in una lingua che non comprendo e mi chiedo perchè non le abbiano fatto un training per dire le uniche 5 cose che può mai chiedere alle sue clienti. A gesti mi fa capire che devo chiudere gli occhi e con entrambe le mani tirare la mia pelle in modo che lei possa lavorare sulle mie sopracciglia.
Lei sorride, dice YES e gesticola con le mani mentre ha un filo bianco in bocca e io lo vedo che si impregna della sua saliva e si sporca del suo rossetto fucsia e mi chiedo se questa sia l'evoluzione dell'estetica.
Chiudo gli occhi, mano sinistra sulla fronte dal lato destro della mia faccia che tira la parte sopra al sopracciglio verso l'alto e mano destra che sulla palpebra tira quest'ultima verso il basso. La mia Superestetistanonqualificata lavora serena con il suo filo strappando tutto ciò che trova davanti. Giuro che erano 2 peli su 7 in eccesso ma sento un dolore cane e sento che mi sta portando via pori, nei, brufoli, punti neri che nemmeno sapevano di esserci, capillari e polvere e acari e tutto. Finisce lo strazio e mi chiedo come possa aver impiegato la bellezza di forse 5 minuti solo per un sopracciglio quando 1 io non sono Cita, 2 non doveva fare altro che pulire il sopracciglio.
Sorride, indica a gesti di fare la stessa cosa per l'altro occhio e ci risiamo. Dolore, filo, YES, sorrisi. Finiamo e ho paura a guardarmi allo specchio. Sono così rossa nella zona sopracciglia che in realtà sembra che abbia fatto la tinta a quest'ultime! Però il risultato è preciso, pulito, chiaramente ciò che volevo. Soldi spesi bene, dolore sopportabile. Sorrido anche io, mi complimento, le dico grazie e lei sorride e basta, consapevole che adesso dire YES non avrebbe molto senso. Mi alzo, le consegno la mia tessera, mette su il bollino e mentre lo fa noto delle strane promozioni, decolorano le sopracciglia, fanno la permanente e la tinta alle ciglia e altre cento stregonerie. Sono curiosa, chiedo come funziona, chiedo se facendo una tinta alle mie ciglia poi possa evitare di mettere il mascara e in tutta risposta cosa mi viene dato? Un sorriso ed uno YES.
Questa volta, sorrido di pieno gusto, dico grazie, saluto e vado via, con le mie belle sopracciglia perfette, con tutta la zona attorno rossa, ma insomma.... YES!
Entri, e c'è subito lì la bella poltrona nera, anche comoda, bisogna ammetterlo. L'incapace "estetista" che non parla una parola d'inglese e che sa solo sorridere e dire "yes yes" ti sorride, dicendo, ovviamente, "YES".
Ma per cosa? Mi dici yes e a cosa ti riferisci? Sai che ti guardo con l'aria di chi deve andare al patibolo e mi dici "yes" perché sai il male che fa? Ho l'aria di una che ti guarda come se sa bene che non hai studiato per ciò che fai e mi dici yes a conferma della mia tesi? Sai che credo ci sia un livello di igiene 0 e mi dici yes a conferma?
Io non lo so perchè sorridono sempre e dicono yes, ma so che 1 non sono Inglesi queste qui di Superdrug e 2 non sono nemmeno Cinesi o Italiane e da qualsiasi parte del mondo vengano posso anche garantire che non hanno mai studiato per diventare estetiste, non hanno fatto il 3+2 alla Cesvim o in qualsiasi altro posto in cui si studi per diventare estetiste. Forse hanno seguito dei tutorial su YouTube e ora sanno come mettersi un filo in bocca ed evitando di non sbavare o sputarti in un occhio, seguendo non si sa quale criterio, tentano di farti il più male possibile per estirparti quei 7 peli in più che hai e definire così ben bene le tue sopracciglia.
Ti metti in fila, direzione cassa, prima si paga poi si ritira il premio. C'è di tutto, gente in fila per pagare gli assorbenti, ma anche mamme con bottigliette d'acqua e caramelle, la nonnina con le salviette e il deodorante e il fidanzato modello con lipsticks e blush per la propria fidanzata, o fidanzato. E poi ci sono io, che ho in mano nulla, solo la mia carta fedeltà. Arrivo alla cassa e pago, pago per soffrire. Scontrino alla mano ritorno alla bella poltrona nera e alla tizia che allunga una mano (presumibilmente vuole vedere il mio scontrino per assicurarsi io abbia pagato) e sorride. Controlla lo scontrino, sempre sorridente come se avesse vinto alla lotteria, dice YES e mi indica con l'altra mano la bella e comoda e nera poltrona. Io mi siedo e le spiego che ho 7 peli in tutto e che non ho affatto delle sopracciglia, quindi vorrei solo che lei, senza cambiare la magnifica forma che madre natura (mia madre Cristina) mi ha regalato, ripulisse i 2 dei 7 peli che rovinano il dipinto. Lei sorride e dice YES e io già so che me ne pentirò amaramente di non aver preso la pinzetta a casa ed essermi applicata io stessa davanti all'enorme specchio che ho nella mia cameretta. Cerca di dirmi qualcosa in una lingua che non comprendo e mi chiedo perchè non le abbiano fatto un training per dire le uniche 5 cose che può mai chiedere alle sue clienti. A gesti mi fa capire che devo chiudere gli occhi e con entrambe le mani tirare la mia pelle in modo che lei possa lavorare sulle mie sopracciglia.
Lei sorride, dice YES e gesticola con le mani mentre ha un filo bianco in bocca e io lo vedo che si impregna della sua saliva e si sporca del suo rossetto fucsia e mi chiedo se questa sia l'evoluzione dell'estetica.
Chiudo gli occhi, mano sinistra sulla fronte dal lato destro della mia faccia che tira la parte sopra al sopracciglio verso l'alto e mano destra che sulla palpebra tira quest'ultima verso il basso. La mia Superestetistanonqualificata lavora serena con il suo filo strappando tutto ciò che trova davanti. Giuro che erano 2 peli su 7 in eccesso ma sento un dolore cane e sento che mi sta portando via pori, nei, brufoli, punti neri che nemmeno sapevano di esserci, capillari e polvere e acari e tutto. Finisce lo strazio e mi chiedo come possa aver impiegato la bellezza di forse 5 minuti solo per un sopracciglio quando 1 io non sono Cita, 2 non doveva fare altro che pulire il sopracciglio.
Sorride, indica a gesti di fare la stessa cosa per l'altro occhio e ci risiamo. Dolore, filo, YES, sorrisi. Finiamo e ho paura a guardarmi allo specchio. Sono così rossa nella zona sopracciglia che in realtà sembra che abbia fatto la tinta a quest'ultime! Però il risultato è preciso, pulito, chiaramente ciò che volevo. Soldi spesi bene, dolore sopportabile. Sorrido anche io, mi complimento, le dico grazie e lei sorride e basta, consapevole che adesso dire YES non avrebbe molto senso. Mi alzo, le consegno la mia tessera, mette su il bollino e mentre lo fa noto delle strane promozioni, decolorano le sopracciglia, fanno la permanente e la tinta alle ciglia e altre cento stregonerie. Sono curiosa, chiedo come funziona, chiedo se facendo una tinta alle mie ciglia poi possa evitare di mettere il mascara e in tutta risposta cosa mi viene dato? Un sorriso ed uno YES.
Questa volta, sorrido di pieno gusto, dico grazie, saluto e vado via, con le mie belle sopracciglia perfette, con tutta la zona attorno rossa, ma insomma.... YES!
mercoledì 12 ottobre 2016
Grazie.
Oggi torno a casa molto positiva. Qui, con la mia tazza di tè caldo, il mio pc e ancora con i vestiti addosso anziché comoda in pigiama.
Un po' di tempo fa una ragazza mi manda una mail, rispondo come sempre, poi dimentico. Dimentico la mail, la conversazione, gli argomenti, .. Un paio di giorni fa mi arriva una mail dalla stessa persona. Lampadina accesa sulla mia tesa. Enorme. Collego lei alla mail, rileggo la conversazione, ne iniziamo una nuova.
Questa ragazza Italiana vive all'estero, in un Paese che non è l'Inghilterra e del quale non è innamorata come lo sono io del bel Regno Unito e della mia bella Birmingham. Lei non si sente a casa come lo sono io qui e forse è stanca di essere lì dov'è. Così, condizionata forse dai miei video, decide di passare qualche giorno qui in Uk, decide di fare un salto qui a Birmingham e mi contatta. Mi chiede di vederci. Ci accordiamo e ci incontriamo.
Devo ammetterlo, all'inizio, presa come sono dalle mie 300 cose da fare, ero certa che ci saremmo incontrate per un tè, avremmo passato un paio d'ore massimo insieme e sarei tornata immersa nella mia vita di tutti i giorni. Invece no. Invece ho incontrato un persona meravigliosa, una coppia meravigliosa, perché lei è qui in vacanza con il fidanzato. Due ragazzi fantastici, ci siamo divertiti molto insieme e anche se io parlo e parlo e parlo sempre loro non sembravano scemoniti dai miei discorsi, sembravano interessati, non annoiati e abbiamo passato insieme tutta la tarda mattinata fino ad ora. Il freddo e la stanchezza ci hanno portato a casa. Sono certa che se fosse ancora estate, con il sole che tramonta dopo le dieci di sera, saremmo stati ancora in giro, a chiacchierare, a farli innamorare della bella Birmingham.
Sono consapevole che Birmingham o l'Inghilterra non siano il posto perfetto, non sono il miglior posto in cui vivere e post Brexit non offrono certezze, ma qui è dove vivo io adesso questo posto è la mia casa e io adoro tutto e se posso mostrare quelle che per me sono le cose belle di questo posto perché no? Se posso portare in giro due ragazzi e fargli conoscere quanto bello è questo posto con i miei occhi, perché no?
Siamo stati bene oggi, tutti e tre mi auguro, e anche se sembra sia io quella che abbia offerto a loro un nuovo modo di vedere le cose, anche se sembra che io avendo fatto da Cicerone gli ho dato di più, quella che oggi ne esce positiva sono io. Sono io perché ho conosciuto due persone fantastiche, sono io perché ora ho due nuovi amici, perché ho confrontato questo Paese con i suoi pro e contro con i pro e i contro di un altro Paese. Ho due nuovi amici, ho un carico di informazioni, ho anche dei buoni video e presto monterò un bel Vlog per il canale a riguardo, ma, per ora, dovevo scrivere di oggi. Dovevo condividere l'energia positiva che c'è stata in circolo oggi e anche se per molti questo post non ha senso, è il mio Blog e ci scrivo ogni sensazione, ogni pensiero e ogni cosa che voglio.
È il mio diario poco segreto e mi piace raccogliere i miei pensieri, le mie idee e sensazioni e oggi ne esco così positiva da questo Mercoledì che non potevo tacere. Dovevo condividere quanto sia stato utile, bello ed interessante l'incontro e l'intera giornata con due perfetti sconosciuti che hanno reso la mia giornata positiva.
Altro che le mie 300 e forse solite e noiose cose da fare, alle volte bisogna improvvisare che poi, magari, si finisce per ringraziare se stessi per averlo fatto. Come io oggi ringrazio me per aver accettato di incontrare questi due ragazzi e ringrazio loro per avermi contattato e per avermi offerto la possibilità di conoscerli.
Grazie, ad entrambi =)
Un po' di tempo fa una ragazza mi manda una mail, rispondo come sempre, poi dimentico. Dimentico la mail, la conversazione, gli argomenti, .. Un paio di giorni fa mi arriva una mail dalla stessa persona. Lampadina accesa sulla mia tesa. Enorme. Collego lei alla mail, rileggo la conversazione, ne iniziamo una nuova.
Questa ragazza Italiana vive all'estero, in un Paese che non è l'Inghilterra e del quale non è innamorata come lo sono io del bel Regno Unito e della mia bella Birmingham. Lei non si sente a casa come lo sono io qui e forse è stanca di essere lì dov'è. Così, condizionata forse dai miei video, decide di passare qualche giorno qui in Uk, decide di fare un salto qui a Birmingham e mi contatta. Mi chiede di vederci. Ci accordiamo e ci incontriamo.
Devo ammetterlo, all'inizio, presa come sono dalle mie 300 cose da fare, ero certa che ci saremmo incontrate per un tè, avremmo passato un paio d'ore massimo insieme e sarei tornata immersa nella mia vita di tutti i giorni. Invece no. Invece ho incontrato un persona meravigliosa, una coppia meravigliosa, perché lei è qui in vacanza con il fidanzato. Due ragazzi fantastici, ci siamo divertiti molto insieme e anche se io parlo e parlo e parlo sempre loro non sembravano scemoniti dai miei discorsi, sembravano interessati, non annoiati e abbiamo passato insieme tutta la tarda mattinata fino ad ora. Il freddo e la stanchezza ci hanno portato a casa. Sono certa che se fosse ancora estate, con il sole che tramonta dopo le dieci di sera, saremmo stati ancora in giro, a chiacchierare, a farli innamorare della bella Birmingham.
Sono consapevole che Birmingham o l'Inghilterra non siano il posto perfetto, non sono il miglior posto in cui vivere e post Brexit non offrono certezze, ma qui è dove vivo io adesso questo posto è la mia casa e io adoro tutto e se posso mostrare quelle che per me sono le cose belle di questo posto perché no? Se posso portare in giro due ragazzi e fargli conoscere quanto bello è questo posto con i miei occhi, perché no?
Siamo stati bene oggi, tutti e tre mi auguro, e anche se sembra sia io quella che abbia offerto a loro un nuovo modo di vedere le cose, anche se sembra che io avendo fatto da Cicerone gli ho dato di più, quella che oggi ne esce positiva sono io. Sono io perché ho conosciuto due persone fantastiche, sono io perché ora ho due nuovi amici, perché ho confrontato questo Paese con i suoi pro e contro con i pro e i contro di un altro Paese. Ho due nuovi amici, ho un carico di informazioni, ho anche dei buoni video e presto monterò un bel Vlog per il canale a riguardo, ma, per ora, dovevo scrivere di oggi. Dovevo condividere l'energia positiva che c'è stata in circolo oggi e anche se per molti questo post non ha senso, è il mio Blog e ci scrivo ogni sensazione, ogni pensiero e ogni cosa che voglio.
È il mio diario poco segreto e mi piace raccogliere i miei pensieri, le mie idee e sensazioni e oggi ne esco così positiva da questo Mercoledì che non potevo tacere. Dovevo condividere quanto sia stato utile, bello ed interessante l'incontro e l'intera giornata con due perfetti sconosciuti che hanno reso la mia giornata positiva.
Altro che le mie 300 e forse solite e noiose cose da fare, alle volte bisogna improvvisare che poi, magari, si finisce per ringraziare se stessi per averlo fatto. Come io oggi ringrazio me per aver accettato di incontrare questi due ragazzi e ringrazio loro per avermi contattato e per avermi offerto la possibilità di conoscerli.
Grazie, ad entrambi =)
mercoledì 5 ottobre 2016
Daje!
Non mi fermo nemmeno un secondo a leggere la data del mio ultimo post, ho a stento letto il titolo e vedere i nomi di quei due gattini mi ha riportato ad un anno fa, so per certo che ho abbandonato questo blog come anche il mio canale e i motivi sono vari e oggi non è quel giorno in cui se ne parlerà.
Oggi è quel Mercoledì che sa di Lunedì, oggi è una mattina di sole, con il vento gelido, una mattina in cui ti svegli e vuoi restare a casa tutto il giorno, con il pigiama, una tazza di tè e il tuo buon libro. E faresti tutto il giorno letto, divano, libro, computer, telefono, chiamata, tè, cibo, letto, divano e via di nuovo. E invece no. Come ogni Mercoledì che sa di Lunedì devi alzarti ed affrontare una nuova giornata e quindi una nuova settimana.
Giusto per cambiare, sono in viaggio, e giusto per cambiare ancora sono in ritardo. Sarebbe discutibile il mio essere qui al pc a scrivere sul blog quando ho appena affermato di essere in ritardo, ma la mia teoria dei ritardi è sempre la stessa "Se sei in ritardo non perder tempo ad affrettarti perché tanto ormai sei in ritardo" alla quale potrei aggiungere mia nonna con la sua immancabile sentenza "La fretta fa i figli ciechi" motivo per cui avvaloro la mia tesi e non mi affretto. E poi si sa che io ho le mie teorie, si sa che tanto io ho il mio mondo. Il tempo è vita e se devo scegliere come passare la mia vita non voglio una corsa, voglio sedermi e scrivere adesso. Poi ci sarà la doccia, poi le creme, poi il trucco, poi la valigia e poi la corsa metro e treno per cercare di arrivare sana e salva in albergo, lasciare tutto come se stesse arrivando la guerra e scappare a lavoro.
Trasferta di una settimana, da oggi a Sabato sarò un'inviata speciale a Leamington Spa.
Amo sempre tornare lì dove tutto è cominciato. Ho iniziato il mio percorso lavorativo con l'azienda per la quale lavoro a Leamington Spa e da lì poi trasferita nella nuova immensa sede a Birmingham e gira che ti rigira ora ritorno a Leamington. Sarà solo una settimana, a dirla tutta sono solo 4 giorni, i corsi di formazione durano sempre troppo poco, ma va bene così, adoro tornare in quei luoghi, adoro rivedere le persone che mi hanno aiutato e sostenuto, adoro essere a casa in un luogo che non è casa.
Sabato sarò di nuovo qui in città, Sabato sera sarò di rientro a Birmingham e sarò stremata. Penso che sarà letto e film. Altro che grandi serate del weekend. E domenica sarà una di quelle da coma. Sarà veramente pigiama e casa tutto il giorno. Con il mio bel tè caldo e la voglia di non fare nulla che mi mangerà viva.
Ma ci vuole tempo, oggi è solo un Mercoledì, bisogna andare, prepararsi ed affrontare questa nuova giornata, questa nuova settimana e questa nuova grande, immensa, gratificante esperienza.
Daje!
Oggi è quel Mercoledì che sa di Lunedì, oggi è una mattina di sole, con il vento gelido, una mattina in cui ti svegli e vuoi restare a casa tutto il giorno, con il pigiama, una tazza di tè e il tuo buon libro. E faresti tutto il giorno letto, divano, libro, computer, telefono, chiamata, tè, cibo, letto, divano e via di nuovo. E invece no. Come ogni Mercoledì che sa di Lunedì devi alzarti ed affrontare una nuova giornata e quindi una nuova settimana.
Giusto per cambiare, sono in viaggio, e giusto per cambiare ancora sono in ritardo. Sarebbe discutibile il mio essere qui al pc a scrivere sul blog quando ho appena affermato di essere in ritardo, ma la mia teoria dei ritardi è sempre la stessa "Se sei in ritardo non perder tempo ad affrettarti perché tanto ormai sei in ritardo" alla quale potrei aggiungere mia nonna con la sua immancabile sentenza "La fretta fa i figli ciechi" motivo per cui avvaloro la mia tesi e non mi affretto. E poi si sa che io ho le mie teorie, si sa che tanto io ho il mio mondo. Il tempo è vita e se devo scegliere come passare la mia vita non voglio una corsa, voglio sedermi e scrivere adesso. Poi ci sarà la doccia, poi le creme, poi il trucco, poi la valigia e poi la corsa metro e treno per cercare di arrivare sana e salva in albergo, lasciare tutto come se stesse arrivando la guerra e scappare a lavoro.
Trasferta di una settimana, da oggi a Sabato sarò un'inviata speciale a Leamington Spa.
Amo sempre tornare lì dove tutto è cominciato. Ho iniziato il mio percorso lavorativo con l'azienda per la quale lavoro a Leamington Spa e da lì poi trasferita nella nuova immensa sede a Birmingham e gira che ti rigira ora ritorno a Leamington. Sarà solo una settimana, a dirla tutta sono solo 4 giorni, i corsi di formazione durano sempre troppo poco, ma va bene così, adoro tornare in quei luoghi, adoro rivedere le persone che mi hanno aiutato e sostenuto, adoro essere a casa in un luogo che non è casa.
Sabato sarò di nuovo qui in città, Sabato sera sarò di rientro a Birmingham e sarò stremata. Penso che sarà letto e film. Altro che grandi serate del weekend. E domenica sarà una di quelle da coma. Sarà veramente pigiama e casa tutto il giorno. Con il mio bel tè caldo e la voglia di non fare nulla che mi mangerà viva.
Ma ci vuole tempo, oggi è solo un Mercoledì, bisogna andare, prepararsi ed affrontare questa nuova giornata, questa nuova settimana e questa nuova grande, immensa, gratificante esperienza.
Daje!
venerdì 30 ottobre 2015
Stanko e Ginger
Stamattina si parte con il piede giusto. Ho avuto una notte semi insonne, fatti di sogni strani, rumori, giri e rigiri nel letto, ma insomma, alla fine alle 9 di mattina ho deciso di lasciare il letto e scendere giù in cucina. Volevo fare una bella sana lavatrice, visto che piove, ovviamente, il tempismo è una dote! Ma la cara signora lavatrice è colma di "panni" che miei non sono e non mi andava di svuotarla per metterci i miei, visto che poi il tempo non accompagna, mi sono data al mio nuovo mixer ad immersione. Prendi una banana, dividila a metà, gettala nel mixer. Aggiungi latte di soia alla vaniglia, due cucchiaini di zucchero e vai con il frullato del buon giorno Venerdì!
Dopo il frullato tè alla menta e divano. Computer, libro, tazza di tè e vista giardino. A minuti arriveranno Stanko e Ginger, i due gatti che ormai vivono nel nostro giardino e allora sarà ora di preparare la colazione anche per questi due piccoletti.
Io ho sempre avuto il terrore dei gatti. La paura estrema, il pianto facile con loro, il ribrezzo, la tensione, a tratti persino lo schifo. Non chiedetemi perchè. Se vedevo un gatto cambiavo strada, se in pizzeria all'aperto c'erano gatti io lasciavo il tavolo, se a casa le mie amiche avevano gatti io non andavo a trovarle. Avevo paura. Dannatamente paura dei gatti. Osavo dire che mi facevano schifo, pena e compassione. Davvero una fobia. Gattofobica. 25 anni di "ho detto no ai gatti".
Poi è arrivato Stanko. Un gattino nero mezzo rotto, occhi sempre chiusi che non capivo se avesse le cataratte, se fosse cieco o semplicemente vecchio. Si muoveva con una calma e una lentezza da gatto malato. Io uscivo in giardino a stendere i panni e lui stava lì, ore ed ore a fissarmi, non scappava mai; io credevo perchè non se la fidasse, visto che per fare due passi impiegava un intero tramonto. Lo tolleravo perchè era malandato, vecchio, lento e sempre stanco, appunto. Passava le ore in giardino a sonnecchiare, a leccarsi, a passeggiare. Ero sempre terrorizzata, sia chiaro, un "ciao micio micio" dalla mia bocca non è mai uscito, semmai un "ma perchè non te ne vai?" era più facile.
Ma niente, lui non se ne è andato. E così i miei coinquilini hanno pensato bene di curarlo. Tutto è iniziato con Denny che gli dava da mangiare. O meglio, se capitava che mangiasse in giardino, era impossibile per lui non condividere il cibo con questo gatto nero mezzo vecchio, mezzo cieco, mezzo rotto e mezzo nero. Poi dal condividere il cibo si è passati a dargli il latte, a comprargli una ciotola e da lì il passo a prendercene cura è stato breve.
Insieme a lui c'era un altro gatto, più giovane, sicuramente più atletico e vispo. Ginger. Lui è stato il primissimo gatto di questo giardino ma poiché atletico e in forma riusciva sempre a darsela a gambe quando qualcuno era in giardino ed io lo amavo per questo, perchè non dovevo incontrarlo quasi mai.
Ma con questa storia del dare il cibo ad uno, siamo passati a dare il cibo a due. E poi a costruirgli delle cucce. La residenza estiva in giardino, sull'erba, fatta di legno e cartone. E poi, adesso, la residenza invernale, di fianco al secondo ingresso, fatta di calda moquette, cartone e tappeti. Due a testa. Perchè loro non si è capito bene in che relazione si trovino. Gli abbiamo dato anche dei nomi, dovuti alle loro dominanti caratteristiche. Il gatto nero (che ha i colpi di sole e al sole, appunto, sembra mezzo castano, color castagna con dei riflessi vinaccio) poiché sempre ritardato, lento, sonnolente, ha avuto il suo battesimo nel nome di Stanko, visto che la sua stanchezza è dominante, più del colore del suo pelo. L'altro, l'atletico, dal pelo rossiccio tendente all'arancio ma che qui in inglese rende benissimo con il termine ginger, ha preso, appunto, questo nome.
E così adesso a noi si aggiungono questi due gatti da giardino, Stanko e Ginger. Amici nemici mici.
Io con la mia fobia ho rallentato, nel senso che sono la prima a proteggerli da Lianne che li odia e li minaccia con una scopa. Sono di quelle che si preoccupa se hanno mangiato, che spende i suoi soldi nel loro cibo e che pensa di fargli persino dei regali di natale. Non posso dire che me ne prendo cura, a stento ho provato mezza volta ad accarezzarli, ma gli do cibo per gatti, gli verso il latte e l'acqua e provo ad instaurare un dialogo ed un rapporto con loro.
Lo faccio per entrambi. Affinché io possa vincere le mie paure e affinché loro possano capire che anche se sono gatti di strada, esistono degli umani che possono volergli del bene. Lianne a parte.
Stanko adesso è così in forma e grasso che stento a ricordarmi quanto fosse magro, gracile e malandato mesi fa. Ginger sta imparando a miagolare, ma fa delle facce orrende che starebbe bene solo in un film horror. Stanno imparando a rispettarsi e a rispettarci, anche se Stanko si sente invincibile, unico e potente ora e ogni tanto ruba il cibo dell'altro o lo minaccia o si ingelosisce se qualcuno presta attenzioni a Ginger.
Sono gatti, fanno cose strane, mi fanno ammazzare dalle risate e magari una giorno vi racconterò delle loro avventure, fatte di salti, attentati, omicidi e grandi e sonore testate.
Ahhhhh questi gatti ...
Dopo il frullato tè alla menta e divano. Computer, libro, tazza di tè e vista giardino. A minuti arriveranno Stanko e Ginger, i due gatti che ormai vivono nel nostro giardino e allora sarà ora di preparare la colazione anche per questi due piccoletti.
Io ho sempre avuto il terrore dei gatti. La paura estrema, il pianto facile con loro, il ribrezzo, la tensione, a tratti persino lo schifo. Non chiedetemi perchè. Se vedevo un gatto cambiavo strada, se in pizzeria all'aperto c'erano gatti io lasciavo il tavolo, se a casa le mie amiche avevano gatti io non andavo a trovarle. Avevo paura. Dannatamente paura dei gatti. Osavo dire che mi facevano schifo, pena e compassione. Davvero una fobia. Gattofobica. 25 anni di "ho detto no ai gatti".
Poi è arrivato Stanko. Un gattino nero mezzo rotto, occhi sempre chiusi che non capivo se avesse le cataratte, se fosse cieco o semplicemente vecchio. Si muoveva con una calma e una lentezza da gatto malato. Io uscivo in giardino a stendere i panni e lui stava lì, ore ed ore a fissarmi, non scappava mai; io credevo perchè non se la fidasse, visto che per fare due passi impiegava un intero tramonto. Lo tolleravo perchè era malandato, vecchio, lento e sempre stanco, appunto. Passava le ore in giardino a sonnecchiare, a leccarsi, a passeggiare. Ero sempre terrorizzata, sia chiaro, un "ciao micio micio" dalla mia bocca non è mai uscito, semmai un "ma perchè non te ne vai?" era più facile.
Ma niente, lui non se ne è andato. E così i miei coinquilini hanno pensato bene di curarlo. Tutto è iniziato con Denny che gli dava da mangiare. O meglio, se capitava che mangiasse in giardino, era impossibile per lui non condividere il cibo con questo gatto nero mezzo vecchio, mezzo cieco, mezzo rotto e mezzo nero. Poi dal condividere il cibo si è passati a dargli il latte, a comprargli una ciotola e da lì il passo a prendercene cura è stato breve.
Insieme a lui c'era un altro gatto, più giovane, sicuramente più atletico e vispo. Ginger. Lui è stato il primissimo gatto di questo giardino ma poiché atletico e in forma riusciva sempre a darsela a gambe quando qualcuno era in giardino ed io lo amavo per questo, perchè non dovevo incontrarlo quasi mai.
Ma con questa storia del dare il cibo ad uno, siamo passati a dare il cibo a due. E poi a costruirgli delle cucce. La residenza estiva in giardino, sull'erba, fatta di legno e cartone. E poi, adesso, la residenza invernale, di fianco al secondo ingresso, fatta di calda moquette, cartone e tappeti. Due a testa. Perchè loro non si è capito bene in che relazione si trovino. Gli abbiamo dato anche dei nomi, dovuti alle loro dominanti caratteristiche. Il gatto nero (che ha i colpi di sole e al sole, appunto, sembra mezzo castano, color castagna con dei riflessi vinaccio) poiché sempre ritardato, lento, sonnolente, ha avuto il suo battesimo nel nome di Stanko, visto che la sua stanchezza è dominante, più del colore del suo pelo. L'altro, l'atletico, dal pelo rossiccio tendente all'arancio ma che qui in inglese rende benissimo con il termine ginger, ha preso, appunto, questo nome.
E così adesso a noi si aggiungono questi due gatti da giardino, Stanko e Ginger. Amici nemici mici.
Io con la mia fobia ho rallentato, nel senso che sono la prima a proteggerli da Lianne che li odia e li minaccia con una scopa. Sono di quelle che si preoccupa se hanno mangiato, che spende i suoi soldi nel loro cibo e che pensa di fargli persino dei regali di natale. Non posso dire che me ne prendo cura, a stento ho provato mezza volta ad accarezzarli, ma gli do cibo per gatti, gli verso il latte e l'acqua e provo ad instaurare un dialogo ed un rapporto con loro.
Lo faccio per entrambi. Affinché io possa vincere le mie paure e affinché loro possano capire che anche se sono gatti di strada, esistono degli umani che possono volergli del bene. Lianne a parte.
Stanko adesso è così in forma e grasso che stento a ricordarmi quanto fosse magro, gracile e malandato mesi fa. Ginger sta imparando a miagolare, ma fa delle facce orrende che starebbe bene solo in un film horror. Stanno imparando a rispettarsi e a rispettarci, anche se Stanko si sente invincibile, unico e potente ora e ogni tanto ruba il cibo dell'altro o lo minaccia o si ingelosisce se qualcuno presta attenzioni a Ginger.
Sono gatti, fanno cose strane, mi fanno ammazzare dalle risate e magari una giorno vi racconterò delle loro avventure, fatte di salti, attentati, omicidi e grandi e sonore testate.
Ahhhhh questi gatti ...
venerdì 23 ottobre 2015
Noi immigrati
E insomma vi ho lasciato con questa storia dello shopping online e non ci siamo più aggiornati. Sono rientrata in Uk e mi sono trovata letteralmente sommersa da tutti i pacchi e pacchetti che avevo allegramente ordinato stando in Italia. Ho scoperto MissA, sito americano che vende tutto ad un dollaro con spesa di spedizione fissa a nove dollari. In pratica ho comprato il mondo spendendo la metà, visto il cambio con la sterlina! E in sole due settimane era tutto bello e impacchettato e pronto nella mia stanza ad aspettarmi. Idem per gli acquisti fatti su AliExpress e il mitico e consolidato Amazon. Ora aspetto solo la vegan box! Vi farò sapere.
Avevo pensato di scrivere un post strappa lacrime in perfetto stile Muller, vista la mia immane ed inspiegabile sofferenza e depressione provata questa volta nel dover lasciare l'Italia, gli amici, i parenti e cento altre cose per tornare qui in Uk.
Giorni uggiosi.
E poi niente, sono arrivata qui ed è passato tutto. L'aria, il clima, la mia casa, i pacchi da scartare, gli addobbi di Halloween, le mie amiche, i gatti, .. Non lo so, ma tutta la malinconia si è volatilizzata e ora mi godo letteralmente TUTTO quello che avevo messo in standby per tornare in Italia.
Birmingham è bellissima in questo periodo, a me piace, il clima è rigido ma non troppo (in relazione ai freddissimi mesi che mi aspetteranno qui), iniziano a mettere le luci, ci prepariamo per i maglioni da ebeti con abeti e lucine, per i cappelli da babbi e per quelli a forma di tacchino, io sono eccitatissima all'idea che riavremo presto in town i German markets e poi questo sarà il primo vero Halloween della mia vita!
Ho messo già "cose" in giro. In bagno abbiamo colate di sangue dalla vaschetta dell'acqua del wc con annesso sul copri tazza uno zombie dissanguato e assetato che schizza fuori dalla melma. In camera ho il fantasmino che cambia colore, una specie di lampada. Denny ha comprato anche la zucca, così la intagliamo e la mettiamo dietro la finestra. E poi ci sono le 12 candele a led che ho ordinato online e che spargerò in giro per casa. Avevo anche messo una tenda nera a fili con sopra degli scheletri che ti augurano il benvenuto al cimitero, ma Dani, la mia pazza coinquilina, ha pensato bene l'altra notte di spostare la tenda davanti la porta della mia stanza, così quando sono uscita mi sono ritrovata sul volto questa pellicola nera. E davanti a me un corridoio buio, inquietante. Ha spento tutte le luci e messo su una colonna sonora horror fatta di urli e suoni cupi e ha allestito una specie di grotta, caverna, fatta di lenzuola (le mie, che ha prelevato fuori) e stracci. Mi ha letteralmente fatto spaventare! La adoro!
E Lianne? Vogliamo parlare di quando stamattina si è fatta trovare vestita da strega in soggiorno con tanto di scopa?! Ditemi voi se non posso amarle. Ditemi voi se ho ancora da piangere per aver lasciato mamma, Foggia e gli amici?
Stamattina siamo state in giro tutte e tre. Colazione insieme (certo, far colazione alle 2 del pomeriggio con gli inglesi e le loro uova fritte, toast, fagioli, funghi e chi più ne ha più ne metta non dà certo l'idea di colazione, lo so), poi passeggiata al parco e adesso casa, just chillin'.
Amo tutto di questa mia nuova vita e sono felicissima di essermi ripresa subito. Certo, ripeto, è stata dura dopo un anno pieno in Uk scendere in Italia e rivedere tutti e rivivere una vita in vacanza con tutti gli amici di sempre. Tragico salutare mia nonna prima di partire, i baci di mio fratello mi hanno mandato in frantumi e gli abbracci di mamma in lacrime, ma ora sono qui, tutto scorre normalmente, tutto ha ripreso a funzionare.
Presto arriverà anche il lavoro, la routine, il freddo, la voglia di coccole e cioccolata calda e mi sono ripromessa che scenderò ancora in Italia, che lo farò più spesso e che ogni volta sarà sempre più dura andare via.
Ma questa è la vita di noi immigrati all'estero, è la vita che ci siamo scelti, che ci piace, e non importa quanto sarà dura ogni volta, a noi va bene così, è il compromesso da accettare, è il prezzo da pagare.
E allora, lo pago col sorriso, come quando striscio la carta di credito da Primark o quando digito i codici per gli acquisti online. Almeno qui ho la garanzia che se qualcosa non va, se qualcosa non mi piace, non è della taglia giusta o il colore non era reso bene in foto, posso sempre tornare indietro, tra le braccia di mamma ed i baci di mio fratello.
E i fiori di zucca della nonna!
Evviva gli immigrati all'estero!
Avevo pensato di scrivere un post strappa lacrime in perfetto stile Muller, vista la mia immane ed inspiegabile sofferenza e depressione provata questa volta nel dover lasciare l'Italia, gli amici, i parenti e cento altre cose per tornare qui in Uk.
Giorni uggiosi.
E poi niente, sono arrivata qui ed è passato tutto. L'aria, il clima, la mia casa, i pacchi da scartare, gli addobbi di Halloween, le mie amiche, i gatti, .. Non lo so, ma tutta la malinconia si è volatilizzata e ora mi godo letteralmente TUTTO quello che avevo messo in standby per tornare in Italia.
Birmingham è bellissima in questo periodo, a me piace, il clima è rigido ma non troppo (in relazione ai freddissimi mesi che mi aspetteranno qui), iniziano a mettere le luci, ci prepariamo per i maglioni da ebeti con abeti e lucine, per i cappelli da babbi e per quelli a forma di tacchino, io sono eccitatissima all'idea che riavremo presto in town i German markets e poi questo sarà il primo vero Halloween della mia vita!
Ho messo già "cose" in giro. In bagno abbiamo colate di sangue dalla vaschetta dell'acqua del wc con annesso sul copri tazza uno zombie dissanguato e assetato che schizza fuori dalla melma. In camera ho il fantasmino che cambia colore, una specie di lampada. Denny ha comprato anche la zucca, così la intagliamo e la mettiamo dietro la finestra. E poi ci sono le 12 candele a led che ho ordinato online e che spargerò in giro per casa. Avevo anche messo una tenda nera a fili con sopra degli scheletri che ti augurano il benvenuto al cimitero, ma Dani, la mia pazza coinquilina, ha pensato bene l'altra notte di spostare la tenda davanti la porta della mia stanza, così quando sono uscita mi sono ritrovata sul volto questa pellicola nera. E davanti a me un corridoio buio, inquietante. Ha spento tutte le luci e messo su una colonna sonora horror fatta di urli e suoni cupi e ha allestito una specie di grotta, caverna, fatta di lenzuola (le mie, che ha prelevato fuori) e stracci. Mi ha letteralmente fatto spaventare! La adoro!
E Lianne? Vogliamo parlare di quando stamattina si è fatta trovare vestita da strega in soggiorno con tanto di scopa?! Ditemi voi se non posso amarle. Ditemi voi se ho ancora da piangere per aver lasciato mamma, Foggia e gli amici?
Stamattina siamo state in giro tutte e tre. Colazione insieme (certo, far colazione alle 2 del pomeriggio con gli inglesi e le loro uova fritte, toast, fagioli, funghi e chi più ne ha più ne metta non dà certo l'idea di colazione, lo so), poi passeggiata al parco e adesso casa, just chillin'.
Amo tutto di questa mia nuova vita e sono felicissima di essermi ripresa subito. Certo, ripeto, è stata dura dopo un anno pieno in Uk scendere in Italia e rivedere tutti e rivivere una vita in vacanza con tutti gli amici di sempre. Tragico salutare mia nonna prima di partire, i baci di mio fratello mi hanno mandato in frantumi e gli abbracci di mamma in lacrime, ma ora sono qui, tutto scorre normalmente, tutto ha ripreso a funzionare.
Presto arriverà anche il lavoro, la routine, il freddo, la voglia di coccole e cioccolata calda e mi sono ripromessa che scenderò ancora in Italia, che lo farò più spesso e che ogni volta sarà sempre più dura andare via.
Ma questa è la vita di noi immigrati all'estero, è la vita che ci siamo scelti, che ci piace, e non importa quanto sarà dura ogni volta, a noi va bene così, è il compromesso da accettare, è il prezzo da pagare.
E allora, lo pago col sorriso, come quando striscio la carta di credito da Primark o quando digito i codici per gli acquisti online. Almeno qui ho la garanzia che se qualcosa non va, se qualcosa non mi piace, non è della taglia giusta o il colore non era reso bene in foto, posso sempre tornare indietro, tra le braccia di mamma ed i baci di mio fratello.
E i fiori di zucca della nonna!
Evviva gli immigrati all'estero!
lunedì 5 ottobre 2015
Ma questa storia dello shopping online, ne vogliamo parlare?
Quanti di voi sono vittima dello shopping online? Me lo sto seriamente chiedendo perchè credo sia una malattia e credo anche sia molto diffusa oramai!!
Io ho iniziato qualche anno fa con Zalando. Non mi fidavo affatto dello shopping online, non ne capivo l'utilità, l'esigenza, il perché! Poi ho scoperto Zalando, con i suoi prezzi, almeno in Italia, imbattibili. C'erano molti dei brand che usavo a prezzi alle volte inferiori a quelli che vedevo nei negozi e molte volte le collezioni proposte online non erano le stesse che trovavo da me. Poi c'era quella storia della spedizione gratuita, del pagamento alla consegna, del reso gratuito con tanto di corriere che veniva dove dicevi tu all'ora che dicevi tu! Spettacolare. Iniziai a comprare di tutto. Prima qualche maglia, poi felpe, borse, persino scarpe! Mi trovavo benissimo. Converse prese a pochissimo, felpe Naketano comodissime, borse economiche e anche buone, fatte bene. Mi sono sempre trovata benissimo. Così mi lanciai su altri siti come Asos, ma tornavo sempre su Zalando, meritava di più. Mi sono sempre trovata benissimo.
A Novembre 2014 mi sono trasferita in Uk, ho scoperto Primark, il paradiso delle au pair. Quella sì che è droga forte! Potevi comprare il mondo spendendo pochissimo. Mi rifiuto di dare corda a chi sostiene che la roba sia scadente, non ci sia qualità, vale quel che paghi .. Potrà anche essere così, ma detto da chi spende 200€ per un jeans solo perchè c'è la firma dello stilista del momento e poi l'intero prodotto è fatto in un altro paese dalle stesse mani e nelle stesse fabbriche e con gli stessi materiali di H&M o di Primark stesso, non ha valore.
E comunque io da Primark mi trovo benissimo e per lo meno, se sfilo un maglione o un jeans cambia colore, non piango, esco, torno da Primark e lo ricompro. E fino ad ora non ho jeans che hanno cambiato colore o maglioni che si siano sfilati più degli altri presi altrove.
Ma Primark non mi paga per dire questo, quindi torniamo allo shopping online.
Qui, in Uk, la gente compra qualsiasi cosa online. Dai regali di natale, al latte per la colazione, dal cibo per gatti al materiale per la scuola. Qualsiasi cosa. Ogni giorno è "delivery" e in quei pacchi c'è di tutto. Trucchi, scarpe, borse, parrucche .. Tutto!
Io ero felice nel mio Primark, sono felice da H&M quando ci sono i saldi, mi va bene ogni singolo negozio con i saldi e in un paese dove la moda non esiste (non come la concepiamo noi italiani, almeno) non fai nemmeno caso a dove entri e dove compri. Ho fatto il miglior shopping della mia vita. Ho comprato di tutto e continuo a farlo. Ho scoperto anche passioni che non credevo di avere. Mi diverto persino a comprare i detersivi!! Adoro spendere da Superdrug, mi diverte Poundland, faccio la spesa da Tesco, adoro comprare di tutto in Uk! Poi chissà perchè ho aperto Zalando.co.uk e ci sono ricascata! Ho comprato ancora su Zalando! Un piccolo ordine, due magliette e un impermeabile. Stop.
Fino a quando non sono scesa in Italia e stando sempre a letto (per via del mio incidente) internet era la mia via d'uscita. E così ci sono ricascata! Ho scoperto siti nuovi, app nuove e ho scoperto le gift box! E adesso sono rovinata! Questa storia che ordini online delle scatole ad un costo minimo con dentro prodotti di valore discreto è una rovina! Per £13 ho preso una box con dentro 7 o 8 prodotti vegan! Tutti prodotti cruelty free per il corpo, per il benessere, cosmetici anche! E poi ho scoperto dei siti americani con spedizione gratuita dove qualsiasi cosa costa meno che al mercato! Certo, adesso devo valutare i tempi di spedizione, ma tanto io sono in Italia e tutto arriverò a Birmingham, a casa mia, e per ora, io da qui non posso muovermi, quindi potrò sempre sperare di avere pacchi da scartare al mio rientro!
Insomma, questa storia dello shopping già era una cosa triste, poi è arrivato quello online e adesso con queste box credo sia proprio la fine! Pensate che ne ho ordinata una persino per i gatti che abusivi alloggiano nel mio giardino!!!
Dite che sono irrecuperabile o esiste un rimedio?
AAA consigli cercasi.
Io ho iniziato qualche anno fa con Zalando. Non mi fidavo affatto dello shopping online, non ne capivo l'utilità, l'esigenza, il perché! Poi ho scoperto Zalando, con i suoi prezzi, almeno in Italia, imbattibili. C'erano molti dei brand che usavo a prezzi alle volte inferiori a quelli che vedevo nei negozi e molte volte le collezioni proposte online non erano le stesse che trovavo da me. Poi c'era quella storia della spedizione gratuita, del pagamento alla consegna, del reso gratuito con tanto di corriere che veniva dove dicevi tu all'ora che dicevi tu! Spettacolare. Iniziai a comprare di tutto. Prima qualche maglia, poi felpe, borse, persino scarpe! Mi trovavo benissimo. Converse prese a pochissimo, felpe Naketano comodissime, borse economiche e anche buone, fatte bene. Mi sono sempre trovata benissimo. Così mi lanciai su altri siti come Asos, ma tornavo sempre su Zalando, meritava di più. Mi sono sempre trovata benissimo.
A Novembre 2014 mi sono trasferita in Uk, ho scoperto Primark, il paradiso delle au pair. Quella sì che è droga forte! Potevi comprare il mondo spendendo pochissimo. Mi rifiuto di dare corda a chi sostiene che la roba sia scadente, non ci sia qualità, vale quel che paghi .. Potrà anche essere così, ma detto da chi spende 200€ per un jeans solo perchè c'è la firma dello stilista del momento e poi l'intero prodotto è fatto in un altro paese dalle stesse mani e nelle stesse fabbriche e con gli stessi materiali di H&M o di Primark stesso, non ha valore.
E comunque io da Primark mi trovo benissimo e per lo meno, se sfilo un maglione o un jeans cambia colore, non piango, esco, torno da Primark e lo ricompro. E fino ad ora non ho jeans che hanno cambiato colore o maglioni che si siano sfilati più degli altri presi altrove.
Ma Primark non mi paga per dire questo, quindi torniamo allo shopping online.
Qui, in Uk, la gente compra qualsiasi cosa online. Dai regali di natale, al latte per la colazione, dal cibo per gatti al materiale per la scuola. Qualsiasi cosa. Ogni giorno è "delivery" e in quei pacchi c'è di tutto. Trucchi, scarpe, borse, parrucche .. Tutto!
Io ero felice nel mio Primark, sono felice da H&M quando ci sono i saldi, mi va bene ogni singolo negozio con i saldi e in un paese dove la moda non esiste (non come la concepiamo noi italiani, almeno) non fai nemmeno caso a dove entri e dove compri. Ho fatto il miglior shopping della mia vita. Ho comprato di tutto e continuo a farlo. Ho scoperto anche passioni che non credevo di avere. Mi diverto persino a comprare i detersivi!! Adoro spendere da Superdrug, mi diverte Poundland, faccio la spesa da Tesco, adoro comprare di tutto in Uk! Poi chissà perchè ho aperto Zalando.co.uk e ci sono ricascata! Ho comprato ancora su Zalando! Un piccolo ordine, due magliette e un impermeabile. Stop.
Fino a quando non sono scesa in Italia e stando sempre a letto (per via del mio incidente) internet era la mia via d'uscita. E così ci sono ricascata! Ho scoperto siti nuovi, app nuove e ho scoperto le gift box! E adesso sono rovinata! Questa storia che ordini online delle scatole ad un costo minimo con dentro prodotti di valore discreto è una rovina! Per £13 ho preso una box con dentro 7 o 8 prodotti vegan! Tutti prodotti cruelty free per il corpo, per il benessere, cosmetici anche! E poi ho scoperto dei siti americani con spedizione gratuita dove qualsiasi cosa costa meno che al mercato! Certo, adesso devo valutare i tempi di spedizione, ma tanto io sono in Italia e tutto arriverò a Birmingham, a casa mia, e per ora, io da qui non posso muovermi, quindi potrò sempre sperare di avere pacchi da scartare al mio rientro!
Insomma, questa storia dello shopping già era una cosa triste, poi è arrivato quello online e adesso con queste box credo sia proprio la fine! Pensate che ne ho ordinata una persino per i gatti che abusivi alloggiano nel mio giardino!!!
Dite che sono irrecuperabile o esiste un rimedio?
AAA consigli cercasi.
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