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sabato 21 marzo 2015

Com'è bella la vita

Anche qui iniziano le belle giornate, il sole inizia a farsi sentire, non più solo vedere. Certo, magari per me che sono abituata ad un sole che se c'è lo percepisci, queste situazioni mi fanno ancora un po' sorridere, ma dopo mesi passati al gelo, a morire di freddo per strada anche se dovevi aspettare solo 5 minuti per il bus, sentire ora il calore sulla pelle, è una sensazione meravigliosa. Ieri poi è stato tutto un po' surreale. Esco di casa veramente in tenuta Spring, con la camicetta e il cappottino sbottonato, sciarpa leggera e senza cappello o guanti, si stava bene, zero vento, freddo nella media, sole presente. Accompagno Tim a scuola con la mamma e la piccola mascotte e mi faccio accompagnare alla fermata della metro (chiariamo, qui se dici "metro" stai dicendo "tram", sia ben chiaro). Era un bel venerdì, ero serena, felice di essermi liberata dei miei compiti da au pair un giorno prima. Questo dovrebbe essere il mio ultimo weekend con la Simo, la mia cara unica vera amica conosciuta qui, che non perderò anche se torna in Italia a frequentare l'università e dice addio all'Inghilterra e al mondo delle au pair. Avevamo cose da fare ieri mattina, ma poi sapevamo che avremmo trovato il modo per rilassarci e goderci uno dei pochi ultimi giorni ancora qui, ancora insieme.
Arrivo a Birmingham ed entro in un sogno. Il sole c'era, ripeto era persino caldo, ma dopo poco l'eclissi.. Sembrava un tardo pomeriggio estivo, perché faceva caldo, o meglio, si stava bene, ma era quasi tutto in penombra, quasi buio. E qui, tra queste strade con parchi, con i tempi sulle vie, con alberi e scoiattoli, il panorama sembrava preso non so da quale film. Un sogno. Davvero quei 5 o 7 minuti sono stati perfetti. Un regalo che ho molto apprezzato. Ero come su di un set, era giorno, ma bisognava ricreare il paesaggio che si appresta ad incontrare la luna, quindi spegni quel faretto, muovi quella luce, illumina quel punto, dissolvi quell'angolo e .. ciak! Come in un film. 
Questa città mi regala ogni giorno delle emozioni, riesce a farmi sentire sempre in un angolo di mondo speciale, unico, mi rende serena, mi fa sentire premiata. Questo per me è un periodo molto importante della mia vita, perché sono uscita dal guscio, mi sono alzata e ho provato a vedere cosa c'era dietro la porta di casa mia. Mi sono gettata in un'avventura che avrebbe dovuto solo tenermi occupata qualche mese e che invece mi ha preso e strappato dalla mia solita routine e dalle solite cose che uno crede si debbano fare arrivati "ad una certa età" e mi ha dato lenti magiche per vedere ciò che forse solo immaginavo un tempo. Magari l'eterna bambina che sogna ad occhi arte sta ancora una volta parlando per me, ma se anche così fosse sono felicissima di vedere ed apprezzare tutto questo con questi occhi.
Vivo ogni giorno sensazioni uniche che non sono in grado di poter definire a parole. Mi sveglio ogni mattina con la consapevolezza che sto costruendo qualcosa. Ho come la sensazione che quel momento, il mio momento, il punto in cui la ruota finalmente inizia a girare, sia arrivato. Riesco a captare che qualcosa sta cambiando e ho la positività di chi crede nelle cose che fa ad aiutarmi e a dirmi che sta andando tutto come deve andare e che le cose accadranno. 
Ieri sono andata a vedere la mia prima casa, quel quartiere, con le sue luci, la sua gente, i suoi odori, il suo tempio, le sue chiese, il mercato e gli autobus e la stazione della metro, mi hanno fatto sentire nel posto giusto. Mi sono sentita fortunata, aiutata, premiata. E quando ho visto il tempio Buddista, a due minuti dalla presunta "casa mia", mi sono sentita protetta. Sapevo di essere nel posto giusto al mio momento giusto. 
Il vincolo delle parole limita le emozioni e le sensazioni, ma siamo fatti anche di limiti e io volevo limitare tutto questo a poche righe scritte su questo mio diario, fedele compagno di avventura che per ora mi permette di esprimermi e rileggermi e custodirmi. So che molti di voi leggono queste pagine, interpretano queste righe, si immedesimano, ci ridono su, ridono di me, sorridono con me, mi supportano ma anche criticano, mi aiutano ma manche si aiutano e non mi importa se di me ridiate o sorridiate o quant'altro, mi interessa che chi come me per queste strade è passato, sorrida di se ricordandosi i giorni andati e chi invece spera di poter fare qualcosa per un suo domani trovi nelle mie poche righe, nella mia storia, il coraggio e la forza e la grinta per prendere carta e penna ed iniziare a scrivere la sua. 
La vita è una cosa meravigliosa, ma sta a noi renderla unica, renderla perfetta per come noi la vogliamo. Io, adesso, sono in equilibrio con me stessa e di conseguenza con il resto del mondo. E non importa se non riesco a farvi capire molte cose, conta che sappiate, che per ora, qui, la vita è veramente bella. 

martedì 17 marzo 2015

I believe I can fly

La mia vita alla pari procede nel migliore dei modi, una semplice au pair può definirsi la persona più felice del mondo. Dovete crederci. Quest'esperienza la consiglio a tutti nella vita, maschi e femmine che siate, dovete prendere e partire. Siete stanchi della vostra vita, vi sentite stressati, avete pochi soldi, tante idee, voglia di viaggiare, volete cambiare aria, vi sentite persi, non sapete cosa fare, cercate stimoli, volete migliorarvi e tutte le altre cento cose che vi passano per la testa? Bene, partite come au pair. Non sto scherzando né mi pagano per sponsorizzare quest'attività, ma sono l'esempio di come l'esperienza di ragazza alla pari può davvero migliorarti, farti sentire in equilibrio, in pace con te stessa e con il mondo e perché no, anche felice.
Sono partita 5 giorni dopo la mia laurea con la voglia di staccare la spina, di vivermi un'esperienza all'estero a costo zero. E ora mi ritrovo, dopo quasi 5 mesi, a parlare di NIN e di prendere casa. Non ci avrei scommesso nemmeno un misero penny. Credetemi. L'Inghilterra era la mia pausa da anni di studio, la mia pausa da una vita che mi mortificava e non mi appagava, era la mia fuga da un Paese che mi feriva più che motivava. Era il mio trampolino di lancio verso la Terra dei Canguri. Sono venuta qui con il solo scopo di migliorare in 6 mesi il mio inglese ed ambientarmi in un paese straniero per poi prendere e partire senza più pensieri alla volta dell'Australia. È un anno e più che io sono dietro all'Australia. So tutto di questa terra. Conosco i visti uno per uno, i costi, tutte le procedure burocratiche, le differenze di clima e persino i post code!!! Davvero. Una preparazione eccellente. Tanto che in un forum sono stata nominata Croce del Sud per quanto fossi informata e motivata ad aiutare chiunque a partire per questa terra. Continente che ancora oggi mi affascina, perché cacchio io sono del Sud, io amo il sole, pensare di vivere in un Paese con il mare, le spiagge, il clima mite, con il sole che riscalda,.. Come potrei non cedere alla tentazione? Si parla anche inglese! Sarebbe la mia perfetta Inghilterra, no? Ed eco perché sono finita qui. Per prepararmi alla grande fuga extraeuropea. E poi invece ...
La famiglia mi ha fatto sentire subito a casa, vivo a 10 minuti dalla città che mi ha stregato, Birmingham, ho imparato ad apprezzare questo freddo, persino il cibo, mi sono innamorata degli scoiattoli, dei parchi e della gente che sorride sempre. Cittadini modello sempre felici, che lavorano poco, non si stressato, ma hanno tanti soldi e li spendono e spandono perché non sanno cosa voglia dire morire di fame. Non lo sanno loro che c'è la crisi, che i giovani non trovano lavoro, che padri di famiglia non riescono a mettere il piatto a tavola! No. Loro vivono senza pensieri e non lo scrivo perché lo penso, ma perché lo vedo con i miei occhi, non sono mie fantasie.
E allora mi sono detta che anche io merito questo. Che anche io posso essere felice. Che non ha deciso nessuno che Ilaria nasce in Italia e deve vivere solo lì. Perché siamo cittadini del mondo e io allora posso scegliere dove vivere. E anche se non lo so dove finirò tra un anno o due o sette, io per ora voglio rischiare tutto e stare qui. Perché mi sento a casa, perché mi sento felice e per la prima volta nella mia vita non mi manca nulla. Non sento una parte di me in bilico, ma sono tutta me stessa, concentrata su di me e pretendo di non perderlo questo equilibrio e questa forza.
E allora dalla ragazza di 24 anni appena laureata che scappa a fare l'au pair, ora sono una donna in miniatura di un anno in più che anche se qui si sente a casa, con la sua nuova meravigliosa famiglia, vuole provare ad avere una casa tutta sua, un lavoro "serio" e giocarsi la carta dell'anno. Magari finirò in Australia a Settembre, ma non posso non rischiare ora di costruire un futuro qui per me. Perché qui tutto sembra così facile se sei motivato e sai come rimboccarti le maniche. E io so farlo. Non importa se devo fare la cameriera anziché il grafico che dovrei essere, se torno a casa e sono felice e mi guardo allo specchio e mi sento una persona pulita, serena, io sbarazzo i tavoli come se stessi lavorando per la Pixar.
Non esistono limiti se non quelli che noi stessi ci imponiamo.
Non fermatevi mai davanti a nulla, insistete, combattete, rinnovatevi, cadete e rialzatevi e non smettete mai, mai e poi mai ancora di sognare. Resterà sempre la mia frase preferita: SE PUOI SOGNARLO, PUOI FARLO.

Walt Disney santo subito.

Con affetto, Lari l'immigrata.

mercoledì 4 marzo 2015

Sfogo di una cicciona in erba

Mi chiedo se è vera la storia che prima o poi ti svegli una mattina e ti trovi grassa.
Ecco io sono di quelle ragazze che mangiano da fare schifo, ma non nel senso che mangiano tanto, o meglio, non solo in quel senso, nel senso che proprio io mangio di merda! Ok senza glutine, ok senza lattosio ok pure senza carne, ma mangio malissimo! E fritto a destra e maionese a sinistra e il ketchup e poi i fast food e poi cedo a questo e poi i biscotti e la nutella e i toast con burro e nutella che se no solo nutella sono miseri e 200g di pasta e così tante altre cose che davvero mi chiedo se un domani avrò la forza di alzarmi dal letto. Ho la fortuna di avere un ottimo metabolismo, perché in media mangio dalle 5 alle 7 volte al giorno, in pratica mangio più che respirare e ciononostante peso al massimo 50 chili, ma siccome sono nana non è che sia uno stecco, per intenderci!! Vero è che sono in linea, cioè se faccio quei calcoli inventati massa altezza e cazzi e mazzi io rientro nel mio peso forma, ma insomma, il culone e i fianchi madre natura non me li ha risparmiati. Ma il punto è che sono una ragazza e dovrebbe fregarmi di moda, make-up e insalatine e invece io me ne frego altamente di creme, cremine e cellulite e penso solo "a magnà". E sono anche di quelle che ha sempre sostenuto che non è che una mattina ti svegli e pesi 80kg, grassa ci diventi!! Eppure oggi, mentre mi ingozzavo di cibo al McDonald, mi sono chiesta se invece non è proprio così.. Puta caso domattina mi sveglio e sono grassa come mia nonna?! In media sarei dovuta crepare nell'istante stesso in cui ho concepito la sola idea, avrei dovuto schifarmi di me stessa ed invece no. Mica potevo smentirmi!! Mi sono detta che se mi sveglio grassa come mia nonna, domattina, sarà difficile che poi torni "magra" e quindi avrei continuato a mangiare come un'ossessa anche il giorno dopo, tanto, ormai, grassa lo ero diventata! E dopo averci persino riso su, ho finito il mio veggi burger e mi sono detta che il gelato ci stava tutto! E dopo il gelato, giusto perché, insomma, è la mia settimana, ho ceduto anche alla ciambella! E non continuo se no perdo di credibilità, ma insomma il senso di questo post è che forse anche una che mangia da fare schifo come me e non ingrassa mai, forse un domani si sveglia cicciona. Solo che io mi piacerò comunque un sacco e continuerò comunque a mangiare da fare schifo! Perché la vita è troppo bella, perché tanto anche le casse se la tirano, perché qui in Inghilterra sono tutti grassi, ti vesti anche se sei obesa e poi, insomma, il cibo è una delle poche cose ancora legali ovunque, lasciatemi fare! A voi le insalatine a me le merendine. Ecco il prossimo spot della Müller! Che idee. L'ho detto che nella vita io valgo come copy. Questo farò io nella vita: il copy. Cos'altro se no? - se non sei un grafico e non sai cos'è o meglio chi è il copy, be', so cazzi tuoi - Certo potrei diventare famosa mangiando. Tipo Chiara Maci che la pagano pure per sedersi a tavola a mangiare. Che sogno sarebbe! Il lavoro di una vita. Bellissimo.

Va be', era una parentesi sul cibo, una parentesi culinaria che visto l'andazzo è decisamente una parentesi culi-in-aria. Quella è la fine che farò. Una grassa tonda tonica cicciona che ama il cibo! E se Veronesi andrà in tv a dire che sono una cicciona, io sarò felice! Non me la prenderò.. Perché se divento grassa, è solo merito mio! Del mio metabolismo che credo a secondi mi manderà a cagare e mi lascerà diventare una cicciabomba!

Bene, consiglio per tutti: MANGIA CHE DEVI ESSERE MANGIATO!

Gnam.

domenica 1 marzo 2015

Ma sei italiana?

Chiudere un mese come questo, breve ma intenso, con un fine settimana che solo nei film americani puoi vedere, non ha prezzo.
Da quando sono qui la mia vita ha preso una piega meravigliosa che mai e poi mai avrei potuto immaginare. O meglio, avrei potuto solo immaginare tutto questo, ma mai avrei potuto credere che fosse possibile. Che si potesse essere così sereni, felici, leggeri, spensierati, pieni di vita, di sogni, di gioia, .. Sono davvero finita in una favola così perfetta che non posso fare a meno di sentirmi una delle persone più felici del mondo. La mia vita si è colorata con colori che nemmeno potevo conoscere, ha sapori che non avrei mai potuto assaggiare, ha odori che nemmeno il miglior profumiere! Sono piena di soddisfazioni, piena di energia, sono così rilassata e soddisfatta di tutto che la vecchia me sembra non esserci mai stata.
Ho conosciuto delle persone meravigliose, ho imparato che non esistono differenze di età, che non importa cosa pensano gli altri di te, che non serve guardarsi allo specchio prima di uscire di casa, che puoi essere felice anche con una coca cola ghiacciata bevuta in un bar con la neve fuori. Ho scoperto che puoi fare amicizia nei fastfood e che il mondo è pieno di bella gente, di ragazzi che amano la vita, che non hanno secondi fine, che sono felici di condividere il loro piccolo con te. Ho imparato ad uscire di casa senza avere progetti, ho apprezzato il sole anche quando non riscalda, ho imparato ad avere sempre un sorriso di riserva, a credere nelle persone, a fidarmi degli sconosciuti. Ho arricchito i miei vocaboli, ho riempito il mio cuore, la mia mente, sono carica di vita e di energia che potrei davvero muovere il mondo.
Le persone che da quando sono arrivata qui hanno saputo farmi da piccole guide, da amiche e da confidenti, da speciali protettori e da teste matte e spensierate sono quelle che porterò sempre con me, ovunque andrò, perché mi hanno dato più loro che tanti altri.
Oggi sono sconnessa, non so cosa scrivere, non posso limitare certe emozioni e sensazioni con le parole, perché oggi avverto la necessità di scrivere ma mentre scrivo limito tutto a semplici lettere che formano parole e che non arrivano come invece dentro me tutto si sta muovendo.
Sono uscita di casa venerdì sera con la pace nel cuore e la voglia di divertirmi, di passare una semplice serata con due amiche, di fare un giro, bere qualcosa e tornare a casa a riposare, carica per il mio fine settimana. Ed invece dopo aver chiuso dietro di me la porta di casa, è partita un'avventura durata tre giorni che ancora mi emoziona se ci penso. Fare amicizia in un bar, volersi subito bene, creare un legame, diventare subito amiche da una vita è qualcosa che non ho mai provato e che davvero credevo esistesse solo nei film, nei romanzi, in quelle storie che insomma non esistono. Ed invece io ho passato un fine settimana improvvisato con le persone più speciali che questa vita mi ha regalato.
Non entrerò in alcun dettaglio, ma avevo il bisogno di dire al mondo intero che la vita è troppo bella, che le persone buone esistono, che le ragazze possono essere davvero amiche, che ci si può divertire con poco, che si può dormire in tre in uno stesso letto anche se per tutto il resto della vita precedente nessuna sapeva dell'esistenza dell'altra. Ho le migliori amiche del mondo e non sapevo quanto potesse essere bella l'amicizia nata per caso, con uno sguardo e un sorriso e la tipica frase che ora resta memorabile "Ma sei italiana?"

venerdì 20 febbraio 2015

Ricapitolando ...

E dopo tre mesi e mezzo esatti in Inghilterra, sono scesa a casa mia per una settimana esatta ed oggi, venerdì 20 Febbraio, mi trovo ad affrontare il giorno prima della mia partenza, del mio rientro nella mia nuova casa. 
Inutile sottolineare come questa settimana sia stata intensa, a tratti stressante, ma soprattutto quanto essa sia volata! Decisamente! 
Atterrata sabato 14 a Bari, prima figura di merda al controllo passaporti, quando il carabiniere mi ha restituito il documento e io, ebete, ho risposto in inglese! Dopo mesi di solo inglese, è stata quasi dura ritrovarsi a parlare solo in italiano, a pensare in italiano e a capire l'italiano. Eppure sono via da pochissimo. Ecco, questo porta a riflettere su quanto siamo condizionabili, su come la nostra mente giochi con noi, ci renda estranei e fuori luogo anche nella nostra stessa terra. 
Durante questa settimana ho ripetuto sempre le stesse cose, mi hanno fatto sempre le stesse domande e ho dato sempre le stesse risposte. Amici di amici di amici a ripetere e chiedere sempre le stesse cose. Ovviamente è stata tipo missione testimoni di Geova. Che non si offendano i testimoni, ma insomma, sembrava che proponessi loro sempre lo stesso identico discorso pro Inghilterra al fine di convertirli alla mia nuova religione. Solo che a differenza dei testimoni di Geova erano i nuovi adepti a venire da me e io riuscivo persino ad infondere nei loro cuori la buona novella e la dolce speranza.
Alcuni dei buoni fratelli sono pronti a partire e seguirmi nella mia nuova patria, altri restano qui ma sognano ad occhi aperti, altri ancora programmano vacanze e weekend di fuga e gli ultimi sostengono sempre che l'Italia sia il miglior paese al mondo e preferiscono restare qui dove i tifosi possono distruggere città.
Senza entrare in altri campi, tornando alla bella settimana della Müller, qui me la sono proprio goduta. In vacanza nella città che mi ha dato alla luce. Chi l'avrebbe mai detto. Una Foggia che prova ad evolversi, ma inciampa, cade su se stessa e a terra resta. Ho trovato negozi chiusi e ditte fallite, cambi di marcia, nuove strade e nuove attività, ma poi tanta desolazione, disorganizzazione e gente sempre meno educata e sempre più indaffarata e concentrata su se stessa. Se prima criticavo la mia città con la sua gente con gli occhi di chi, stanco per non essere in grado di poter cambiare le cose, voleva solo andare via, adesso che sono andata via ed ho visto che fuori di qui le cose sono diverse (in positivo) per davvero, da questa città non voglio che prenderne le distanze. 
Tornerò, certo, lo farò ancora ed ancora, perché la mia famiglia resta qui, la mia mamma, la mia nonna e qualche buon amico poco amante di se stesso, ma insomma, sarà la vacanza, il viaggio di cortesia, ma questa non è più la mia città. Non è un luogo dove tornerò. Anche se resta sempre casa mia, e casa tua ti resta incollata addosso, la devi apprezzare e sentire tua anche se non ha il tetto.
Tra le prime cose che ho apprezzato, una volta a casa, il bidè. L'ho abbracciato come fosse un vecchio caro amico. E me lo sono goduto più e più volte al giorno! Poi la nonna, con la sua pasta al forno. Due piatti. E fanculo la cellulite e le maniglie dell'amore! E poi il ginseng con le amiche, le risate con mio fratello, il buon vino a cena, il sole che riscalda per davvero e non funge solo da faro nel cielo, il mare, le orecchiette, la mia piccola Peppa sul letto, mia mamma che si emoziona se parla con me ma con cui ho comunque litigato come sempre, la frittata di ricotta, i cornetti e tante altre cose che di base sono legate al cibo. Perché se c'è un paese al mondo dove puoi mangiare davvero è il nostro. L'Italia. E anche se in una settimana non ho potuto riavere tutto, ho abbastanza scorte per affrontare altri tre mesi in uk. 
Il piano è risalire domani, restare con la mia host family fino a Maggio e poi prendere casa da sola e provare a passare una fredda e grigia estate inglese, tra nuovi amici, vento e lavoro. Vorrei cercarmi un lavoro serio che non sia fare l'au pair. Vorrei iniziare ad essere la ragazza indipendente che sono per poi affrontare un nuovo radicale viaggio. 
Il cambiamento è in atto. Il mio nuovo progetto è lasciare l'Europa. E credo che questi ultimi mesi saranno così pieni di novità ed avventure che ci divertiremo proprio un mondo!
Caro blog, sarai il mio fedele diario di bordo. Resta presente, sii prudente e vediamo un po' di farli uscire ad uno ad uno questi sogni dai cassetti che se no, come dice Marina, poi va a finire che fanno la muffa!

sabato 14 febbraio 2015

'Cause I'm happy

Sabato 14 Febbraio, ore 8.41, Coach Station, Birmingham, West Midland, England.
Cosa ci faccio qui?
Sono in anticipo di un'ora circa ed aspetto il mio coach che da questa incantevole città, oggi coronata dal classico cielo grigio che la bella e fredda Inghilterra offre, mi porterà nella più nota ed amata Londra e per la precisione a Stansted, aeroporto, dove mi toccherà aspettare all'incirca due ore prima di prendere il mio primo volo con Ryanair per far rientro in Italia. Partenza prevista per stasera alle ore 20.30, ora italiana. Ve lo dico così se qualcuno è in zona si piazza al gate con il cartello "Ilaria Müller" mi porta un mazzo di palloncini, una frittata di ricotta ed un sorriso, mi canta tanti auguri e festeggiamo insieme questi miei primi 25 anni. Ebbene sì, oggi compio 25 anni. Da questo momento sono nella fase in cui tutti mi vedranno sui trenta. O meglio, i miei anni saranno nella fase che dai 25 vola ai 30 e ti consacra adulta, ma chi mi guarderà in faccia vedrà ancora quella ragazzina inversamente alta con gli occhi che sognano e la faccia da quindicenne. Adoro tantissimo il mio aspetto, perché so di sembrare molto più piccola della mia età e questa cosa mi ha sempre affascinato.
Io non sono mai stata di quelle che si fingevano più grandi, nemmeno quando ero bambina! Quindi non vedo perché dovrei iniziare ora! Sono felice degli anni che dovrei avere, felice di quelli che invece ne dimostro e felice di quelli che io mi sento. Sono una ragazza felice, ecco. E non ho paura di dirlo. Perché c'è sempre quell'ansia immatura di chi dice che se sei felice non lo devi dire perché poi tutto cambia etc etc etc
Ma andate a cagare! Io sono felice e ve lo dico pure! Anche se sono in anticipo di un'ora e sono qui seduta con la mia valigia, il mio computer e il mio zainetto di pelle nero con le borchie ad aspettare il mio coach.

Ieri sera la mia nuova famiglia mi ha come sempre fatto sentire a casa. Ero in camera mia, ho staccato prima per sistemare le mie cose, stavo mandando un messaggio a Simona quando bussano alla mia porta. Apro e li trovo lì, uno dietro l'altro, in fila, con la piccola Jeje che rideva come se io fossi la luce dei sui occhi, e ve lo dico perché lei è la mia, e ridevo anche io. Il piccolo Tim capeggiava il gruppo, composto da lui, la mamma e la piccola principessa di casa. Aveva qualcosa dietro di se e cantava "happy birthday to Ilaria" con quel suo accento inglese che tanto mi fa sognare e sentire in un telefilm. Cantano la canzone, mi porgono due buste e si decide che è il caso di aprire tutto ora, subito, senza aspettare il 14. Regali in anticipo parte 2.
Apro la classica card che qui usano per ogni ricorrenza e trovo un messaggio dolcissimo firmato dalla mia "new family". E poi apro il regalo vero e proprio. Un braccialetto del mio colore preferito con un pendente a forma di cuore e con inciso il mio nome e sul retro la mia data di nascita.
Ero commossa. Perché loro sono davvero la mia nuova famiglia e sapere che avrò con me un loro ricordo, al polso, sempre, mi rende a casa ovunque. Poi era uno di quei bracciali che ho sempre voluto mi regalassero. Mai nessuno aveva inciso qualcosa per me, a parte Gaetano, il mio primo fidanzato, quando avevo all'incirca 13 o 14 anni. La strana folle infantile idea di regalarsi le fedine. E io avevo la mia con dentro il suo soprannome - perché incidere pure il nome tipo fede nuziale, cazzo, no, non era da me! - ed è stata la mia prima ed unica incisione.
Oddio, possiamo aggiungere alla lista anche i singoli che Denny incide per me, ma insomma.. Sono altre incisioni quelle!
Insomma, ho avuto il mio secondo regalo in anticipo - il primo è stato la settimana scorsa, dalla mia piccola ma già tanto amata amica Simo - ed ero felicissima. Senza contare che per San Valentino entrambi i bimbi mi hanno regalato qualcosa, perché siamo famiglia e perché ci amiamo.
Bagagli chiusi dopo due ore con pesi che non coincidono con quelli richiesti dalla compagnia e con dimensioni idem, ma chi se ne frega! La mia bella host mum ha detto che finché sono con lei e viviamo nella stessa casa io sarò sempre fortunata ed andrà tutto bene, perché esiste un dio ed il suo dio è anche il mio e mi protegge e lei pregherà per me e quindi, ha detto, ci vuole pensiero positivo, mai negativo, perché dio esiste e mi aiuterà.
E quindi con le sue preghiere ed il suo dio, ora sono la protetta del giorno e aspetto il mio coach in silenzio mentre scrivo e accanto a me c'è una bimba araba credo che canticchia una canzone senza senso e mi dice che scrivo veloce, ma che il mio pc non sarà mai bello come la sua lavagnetta di Frozen, anche se è grigio e sembra di ghiaccio.
I bambini sono la gioia della vita. Meritano di sognare e poter dire quello che vogliono e credere quello che vogliono. E mentre lo scrivo penso ad una scena di un film che mi è tanto piaciuto: Saving mr Banks. C'è una scena bellissima dove lui, il perfetto Collin Farrel, è un padre di famiglia non proprio perfetto e tornando a casa vede la sua bimba seduta sulle scale in silenzio. C'è la mamma che la invita ad entrare dentro e sistemare la casa, ma la piccola risponde che non può, perché lei è una gallina e sta covando le uova. La madre insiste e urla e il papà interviene dicendo alla moglie che non deve insistere perché lei forse non lo vede che sua figlia è una gallina e che sta covando! Ed invita la piccola a continuare a covare le sue uova ...
Ecco, per molti sarò matta, ma è stata una delle scene più belle che abbia mai visto in un film. Perché ognuno deve essere libero di sognare e non c'è limite ai sogni. Possiamo essere quello che vogliamo, anche una gallina che cova le uova.
E io oggi sono un'allegra bambina che viaggia, che si sente felice e serena e che anche se non fa i salti di gioia per il suo rientro a casa, sa che troverà utile ed interessante questa settimana, tra vecchi amici, amiche, parenti, pasta al forno, cavatelli e fagioli, abbracci, pianti e tante cose belle che magari vi dirò poi..


In attesa del mio coach, auguro un felice Saint Valentine Day a tutti voi, perché ognuno di voi ama e siamo tutti innamorati di qualcosa o di qualcuno.
Amore per tutti...


Vostra felice Lari

venerdì 13 febbraio 2015

Il giorno prima

Come ci si sente prima di partire?
Be' dipende da dove stai andando e perché.
Io sto tornado a casa per una settimana scarsa, dopo tre mesi e mezzo in Inghilterra. Partita come au pair alla volta del West Midland con destinazione Birmingham, mi sono ritrovata ad essere una turista perfetta, in giro per musei, piazze, parchi e tutte le meraviglie che offre questo posto meraviglioso. Convinta i primi mesi di essere sul set di un qualche telefilm, mi sono goduta la vita dei sogni senza troppe preoccupazioni, emozionandomi agli angoli delle strade, commuovendomi se qualcuno mi sorrideva per strada o era gentile con me senza che meno avessimo mai scambiato due parole, mangiando come se non ci fosse un domani e come se non esistesse una certa qual linea da mantenere, provando di tutto, dalle banane fritte a gelati mangiati con meno due gradi a fast food e altro cibo spazzatura. Me la sono spassata così tanto che quando ho incontrato i primi italiani e ho ripreso a parlare la mia lingua in un paese dove per mesi esisteva solo l'inglese, o meglio, il brum accent che non è inglese, ma è il loro meraviglioso ed incomprensibile slang che a me piace tantissimo, mi sono resa conto che non ero in un telefilm, che non stavo sognando, ma che la ruota stava girando e girava per me. Questa era la mia nuova vita, una realtà con gli angoli arrotondati, la mia Inghilterra senza pioggia, ma con tanto freddo, con la neve e con il vento che muove le case fatte di marzapane. Ho vissuto giorni bellissimi, alcuni così pesanti che mi sono resa conto che fuori c'è un mondo che mi aspetta e non posso passare altro tempo a cambiare pannolini e giocare a forza 4. Ho avuto dei momenti in cui mi sono sentita così in alto che piangevo dentro per quello che c'è stato prima, ma felice di tutto perché se poi il premio era questo, be' io ho fatto tutto quello che andava fatto e potevo godermelo. Sono stati mesi in cui non ho pensato nemmeno un minuto a cosa c'era dietro. Mesi in cui sono stata così bene che ora ho la carica per affrontare un viaggio di 12 ore solo per rivedere amici che non avranno altri discorsi che quelli sulla crisi. Sono pronta a sentire quello lamentarsi dell'affitto troppo altro, quell'altra a lamentarsi che non può permettersi due birre, quell'altro ancora a dirmi che non si può sposare perché non ci sono soldi, e lei che non trova lavoro e lui che non trova i soldi per la benzina etc etc etc ... Sono pronta a tutto questo perché tanto poi io ritorno in vacanza qui, nel paese perfetto, dove c'è la regina che fa funzionare tutto, dove la gente vive col sorriso e senza problemi e dove posso permettermi di fare shopping tutti i giorni e andare a cena fuori con le mie amiche ogni weekend senza dover scegliere dal prezzo al cibo.. Tutto questo esiste e mi dispiace che altri ragazzi soffrano in Italia etc, ma io ho cambiato la mia vita, possono farlo anche loro. Non voglio salvare il mondo, sono stanca di provare a fare la crocerossina per tutto e tutti. Ora sono concentrata su me stessa e per nulla al mondo proverò a distogliere la mia attenzione da me. Mi sono lanciata, ho rischiato, sono partita e per nulla al mondo tornerò indietro e se tu e tu e lei e lui non avete la forza ma sapete solo lamentarvi, be' io non posso aiutarvi. Il paese perfetto esiste ed è qualsiasi posto lontano dal nostro paese.

Così mi sento il giorno prima del mio rientro a casa. Motivata e serena. Decisa solo a godermi una settimana di vita fuori dal mondo dell'au pair che sono, ma pronta a tornare indietro e vivere da protagonista il mio fantastico telefilm.

giovedì 12 febbraio 2015

Altro che gioia del rientro ...

Ed eccolo il giovedì che ormai si inizia ad attenderlo più del venerdì perché è il giorno che ti prepara all'ultimo sforzo, all'ultima sveglia, ultimo giorno di lavoro, ultimo giorno di giochi e orari e compiti da svolgere. Questo giovedì è molto particolare perché dopo tre mesi mi ritrovo a pensare a cosa ho lasciato, a cosa mi stia aspettando, a cosa potrebbe essermi mancato in tutti questi giorni.
Sabato si rientra a casa. Dovrei essere felice eppure la cosa mi lascia del tutto indifferente. Sono felice di staccare per una settimana, di non dover cambiare pannolini o avere sveglie o dover giocare come se avessi 7 anni anche io o uno, ma insomma, per il resto, se devo dire "non vedo l'ora di tornare a casa" be', non posso proprio dirlo. La mia città non mi è mancata affatto, anzi, sono stata ben felice di starle lontano, di stare lontano da una città che non mi ha fatto crescere e da tutti gli abitanti che non hanno fatto crescere lei. Felice di essere stata lontana dal caos in un posto dove regna la calma, la fiducia, il rispetto, le regole e tutte le altre cento cose che qui funzionano e ci sono e nel mio paese non esiste nemmeno l'idea e qui parlo in generale, non solo di Foggia City.
La mia famiglia la sento tutti i giorni e le persone più care non hanno smesso nemmeno un giorno di cercarmi, quindi tutto il resto, tutti quelli che quando ero a casa erano amici e poi sono spariti come gocce nell'oceano non mi sono mancati affatto e quindi figuratevi se possa rallegrarmi l'idea di rivedere certe facce da culo! Se penso poi a quanto ho speso per tornare e a quante ore di viaggio e spostamenti devo fare, la voglia di tornare, anche se è solo per pochi giorni, cala tantissimo.
Eppure mi tocca. Mi tocca avere una sveglia anche questo sabato, mi tocca uscire di casa prima delle otto - che qui vale a dire prima che il sole tramonti - mi tocca fare spostamenti che durano ore, mi tocca un tram, mi tocca camminare e poi un coach e poi l'attesa e poi aereo e poi macchina. Mi aspettano ben dodici ore di lungo viaggio. E tutto questo sabato. Sabato 14 Febbraio. Tutto questo il giorno del mio compleanno! Il giorno del mio venticinquesimo compleanno! Arriverò così stanca e stremata che vorrò solo tornare a casa, a dormire e dirmi che è sicuramente l'ultima volta che affronto questo viaggio della speranza! E vi assicuro che non tornerò più in Italia per così pochi giorni e la prossima volta cercherò l'offerta da Birmingham e non da Londra che mi costa quasi cinque ore di viaggio!
Ma basta lamentarsi, chiudiamo qui, salutiamoci e che abbia inizio questo giovedì!!


Take care!

sabato 7 febbraio 2015

Caro diario, ..

Sabato mattina e a me sembra sempre sia domenica. Sono passati tre mesi, dovrei essermi abituata alla settimana breve, eppure ogni sabato mattina mi sveglio convinta che sia domenica. E invece no, oggi è sabato. SA BA TO. Colazione appena fatta con il mio bel latte si soya con il miele e il mio dolcissimo e troppo pieno di cioccolato muffin senza glutine. Giusto per chiarire che puoi condurre una vita da cicciona anche senza mangiare glutine e lattosio. Che qui la gente nel 2015 si chiede ancora "ma come fai tu senza mangiare glutine? Senza lattosio poi? Nemmeno mangi tanta carne.." Guai a fargli capire che ti ami, che stai bene, sei sano e mangi e vivi comunque. Non ci arrivano. Vero è che parlarne in Italia è diverso, per assurdo siamo il paese del cibo eppure qui io trovo molti più prodotti per me rispetto al mio paese e oltretutto non li pago un occhio della testa - o della faccia, come dice mia nonna; la stessa nonna rock che mi invita a fumare sul balcone, che tanto, a nonna, è bello - anzi li pago se non il giusto, una miseria! Formati di pasta di ogni sorta e tipo nei supermercati, non sono costretta ad ordinare nulla online, qui c'è tutto. Dalle lasagne agli spaghetti alle conchiglie passando per porridge, muffin, piadine, sughi pronti e tante altre mille cento e più cose. Mangio meglio e di più qui senza glutine che a casa mia. Anche perché ho davvero più scelta. Non devo accontentarmi dei soliti 4 o 5 prodotti, qui ci sono tanti brand e tutto è buono. Alle volte infatti, anche nei ristoranti, mi chiedo se davvero siano senza glutine, perché al palato sono davvero buoni!! E a proposito del mangiare fuori casa, in Italia dovevo cercarlo con l'app per celiaci il ristorante o la pizzeria dove poter mangiare senza glutine e dovevo prenotare prima, e sottolineare bene senza glutine e senza lattosio. Qui non mi pongo alcun problema. Qualsiasi ristorante e qualsiasi pizzeria ha i suoi prodotti senza glutine, non glieli devi prenotare e non hai bisogno di avvisarli 7 ore prima! E parlo anche di catene come Pizza Hut! Roba tutta inglese per intenderci, non il ristorantino o la pizzeria italiana! Qui ci tengono che tutti possano andare ovunque. Credo di avervi detto già troppe volte quanto rispetto e riguardo ci sia per ogni tipo di cultura. Qui persino se sei musulmano hai i tuoi ottantamila ristoranti, non devi cercare online mesi prima!
Fantastico.
Io amo questo posto! E ogni giorno, anche quando sono stanca, anche quando vorrei uscire e poi vedo che ci sono meno due gradi e il sole alle 5 non c'è più, anche quando penso che qui l'estate dura una settimana e sfiorano i 21 gradi, anche quando penso alle case con la moquette e al dover vivere senza bidè, io sono sempre più convinta che qui vorrei restarci o per lo meno, viverci un pochino prima di andare altrove, perché ora la sto vivendo troppo da turista, senza bollette, senza spese, etc, vorrei viverla qui da immigrata per capire bene se è il posto fantastico che vedo io o se mi sono montata il mio bel corto e poi la vita è dura anche qui. Ma insomma, con i negozi che cercano personale, con il governo che ti rimborsa le tasse e con tutte le altre cento cose positive che ho visto fino ad ora, trovo difficile pensare che qui si faccia fatica a vivere bene!
Per lo meno, anche solo trascorrere qui l'estate prendendo casa, mi servirà a capire se un domani avrò un posto dove tornare .. Perché è chiaro - scusate se lo ripeto fino alla nausea, ma è il mio diario e posso ripeterlo anche ogni 3 righe - che ovunque io vada penserò sempre al famoso "ma io qui ci vivrei?" perché non ho il mio posto nel mondo, sono una senza tetto ora, una senza casa e paese, perché io so che in Italia, salvo la pasta al forno di nonna o l'abbraccio di mamma o rivedere il mio unico amore - mio fratello, la mia luce - io non ci voglio mettere più piede. Per me resta il bel paese dove ho i miei affetti e dove potrei passare le vacanze, ma se penso ad una Ilaria felice non la vedo certo lì, nel mio futuro mi immagino ovunque, meno che in Italia.

Ebbene, è tempo di farsi una doccia, riordinare i pensieri, prendere in mano questo weekend e uscire!

venerdì 6 febbraio 2015

Nuovo Post

È venerdì sera e sono in camera mia.
Avrei voluto fare cento cose stasera ed invece mi sono limitata ad ingozzarmi di cibo, ad oziare, meditare, mettere lo smalto - tre volte perché non ero soddisfatta e ancora non so se mi aspetta la quarta passata - e scegliere un film che però ancora non vedo.
Tra una settimana sarò a casa, rientro in Italia per scarsi sei giorni e dovrei essere contenta, invece temo questo rientro. A parte che lo chiamerei il viaggio della speranza, perché uscirò di casa per le otto di mattina ed arriverò in Italia dodici ore e mezza dopo. Se avessi prenotato un volo Londra/NY sarei arrivata prima. Ed invece passerò il giorno del mio venticinquesimo compleanno in viaggio. West Bromwich - Birmingham - Londra - Stansted - Bari - Foggia
Ditemi voi se potrei mai essere felice di far rientro a casa. Pensare poi che lascio questo paese così perfetto, civile, calmo, educato, silenzioso, per far rientro nella città che è tutto l'opposto di certo non mi riempie di gioia. L'unica nota positiva, da italiana, da meridionale e da mangiona come sono, è il cibo. Pensare che domenica 15 mia nonna mi aspetta a pranzo, mi mette fame. La mia bella nonna che si chiede se sono normale visto che non fumo. La mia nonna rock che mi invita a fumare la sigaretta sul balcone "perché dicono che non fa bene, ma fidati che è bello". Mia nonna che è stata la mia coinquilina per 7 mesi, la mia amica e compagna di merende. La mia nonna golosa, mangiona e grassa che non parla inglese ma guarda Mtv e parla su Skype in dialetto con la mia piccola Jessy ed è convinta che la bambina mi adori perché mi vede bianca. Ma quanto è figa mia nonna che dice che nella vita faccio bene io che non mi voglio sposare che tanto al giorno d'oggi "meglio avere l'amico, a nonna, che tu esci, state bene e poi torni a casa tua"?! Mia nonna è la stessa persona che tre mesi fa diceva che facevo bene ad andare via e che adesso si commuove in videochiamata e mi dice che le manco. La stessa persona che mi ha detto "ti faccio la pasta al forno, ma tu vai a comprare i dolci da Moffa?". Ecco, mia nonna non mi è mancata affatto in questi mesi, come non mi è mancata mia mamma e tutti gli altri, ma sapere che la rivedrò mi fa sentire bene. Mi fa stare bene l'idea che tra una settimana torno quasi alla vecchia vita, ma sarà solo una settimana, poi sarò salva ancora, sarò qui, sarò serena e tornerò alla mia nuova vita che mi piace un sacco.
Qui c'era tutto un pezzo che ho scritto e cancellato tre volte e che adesso ho deciso definitivamente di cancellare e troncare questo discorso e iniziare a vedere il mio film, così domani magari mi sveglio di buon umore, registro un bel video reso mensile per il canale ed esco a prendere la mia boccata d'aria del weekend. Che qui le settimane volano, ma il weekend passa in un soffio!

Take care guys!

lunedì 2 febbraio 2015

I miei primi tre mesi in Uk

E così sono volati già tre mesi. Alle volte se ci penso mi sembra di essere qui da una vita, di essere arrivata almeno un anno fa. Ed invece sono solo tre mesi. Eppure tre mesi sono proprio tanti. Sono quelli giusti per familiarizzare con la lingua, per essere a casa in una casa nuova, per essere in famiglia con persone estranee, per avere i tuoi giri, i tuoi amici, i tuoi luoghi .. Tre mesi sono perfetti per iniziare una nuova vita e per capire se quella che ti stai costruendo fa al caso tuo. A me questa vita piace, questi tre mesi sono stati importantissimi per me, sono stati un premio ma anche un riscatto. Perché prima di partire i dubbi degli altri mi avevano quasi influenzato o meglio, mi avevano lasciato spunti di riflessione, qualche dubbio, ma niente di più, io ero decisa, pronta, sicura che fosse la cosa giusta per me. E per fortuna che come sempre ho puntato su me stessa ed ora ne esco a testa alta.

Ti sei appena laureata, hai un lavoro, potresti prendere la specialistica o magari puoi provare ad iniziare a cercare qualcosa nel tuo campo o forse puoi stare per un periodo tranquilla, resti qui, mantieni il tuo lavoro e poi vedi un po' cosa vuoi fare. Alla fine cosa ci vai a fare in Inghilterra? Perdi tempo! Non è che andrai a lavorare seriamente, poi se ti trovi male? Ma perché non resti un altro po' qui, alla fine stai facendo tutto di fretta, pensaci, rifletti.

Se avessi ascoltato tutte queste voci, oggi non sarei felice. Se avessi dato retta al professore che credeva in me e mi consigliava la specialistica, alle amiche che volevano un futuro nel campo della grafica, al finto amico di turno che ti consiglia di continuare la vita di merda che fai solo perché invidia che tu stia provando a cambiare la tua etc etc oggi non potrei dire che la mia scelta di partire all'improvviso 5 giorni dopo la laurea mi ha cambiato. Io sono cambiata, io non sopravvivo, io non sono più quell'Ilaria che deve aspettare il momento giusto, che programma, che sogna, che vuole fare ma non può. Io oggi non ho più pesi sulle spalle, mi sveglio la mattina e mi sento in vacanza, ma mi sento anche a casa, al sicuro, in un paese che mi piace tanto e che mi emoziona ogni giorno.
Qui sembra di vivere in un film, puoi uscire di giorno e di notte e sei sempre tranquilla, le ragazze non temono di girare con le amiche alle 4 del mattino, non hai paura che ti scippino la borsa, non hai il terrore di lasciare il tuo numero a qualcuno, se ti sorridono per strada o ti salutano senza che ti conoscano non pensi siano matti, ma solo felici, sereni. Qui ho imparato che non è vera la storia che devi temere tutto e tutti, che non esistono i pregiudizi, che non esiste la discriminazione, che esiste il rispetto, le regole e la calma. Qui se vuoi andare all'università il governo ti permette di frequentare gratis, ti considera un prestito di 9000 sterline e puoi frequentare corsi nelle università più prestigiose e dovrai restituire i soldi solo e se troverai un lavoro perché se dopo la laurea non trovi lavoro qui il governo si sente responsabile del tuo fallimento. Se per motivi religiosi non puoi dare esami o frequentare le lezioni qui sei giustificato. Se durante il tuo turno di lavoro devi pregare nessuno te lo nega. In questo paese se ti ubriachi non entri nei locali perché non puoi diventare motivo di disagio o di disturbo per altri e non puoi nemmeno bere alcolici in mezzo alla strada, perché non puoi essere un cattivo esempio. Questo paese è fatto di parchi, di prati, di verde, di case basse per poter sempre vedere il cielo, di porte delle case in legno che nemmeno chiudi a chiave, di assicurazioni per le auto che costano una miseria, di posti di lavoro, di idee, progetti e meritocrazia. Questo è il paese che non mi aspettavo di trovare e che invece mi ha conquistato e mi ha dato un motivo per restare o senza dubbio per tornare. Perché se una cosa in questi tre mesi l'ho capita bene è che io in Italia non metterò più piede. Non è il mio paese, non è il paese che fa per me, dove voglio vivere e crescere. L'Italia è il bel paese per trascorrere le vacanze, per fermarsi a mangiare bene, ma non saprei cosa farmene di un paese che per 24 anni ho solo tentato di abbandonare ...

martedì 27 gennaio 2015

Libertà

Ci sono così tante cose da dire che non so mai da dove cominciare. Oggi ci sarebbero così tante storie, avventure e disavventure da raccontare che potrei scrivere un libro solo con quello che è successo in queste poche ore! Ma voglio parlare di altro, non di oggi, non delle tante cose che mi legano a questa famiglia, non di me come au pair, ma di me che sono arrivata qui con tante domande e dubbi e a poco a poco riempio una valigia di idee, scelte e motivazioni.
Quando sono partita non mi aspettavo nulla o meglio, non mi aspettavo tutto questo. Ero serena sì, speravo di finire in un bel posto con una buona famiglia e di trovarmi bene, ma non avevo molte pretese. Pur di stare lontana dalla vita che avevo condotto fino a quel giorno, mi andava bene tutto. Era il mio periodo in libertà, il mio periodo sabbatico ma che non volevo gettare, mi serviva solo staccare una vecchia spina e attaccarne una nuova, che potesse alimentare quello che doveva ancora arrivare.
L'idea era di provare a stare sola, di vivere la mia esperienza all'estero, di migliorare la lingua e di capire se ero pronta per il grande passo: andare via. Ma andare via per davvero, non per fare l'esperienza e poi tornare a casa. Di quelle non saprei che farmene e detto molto onestamente non arrivo nemmeno a concepirle. Perché quando parti con l'idea di cambiare vita, di iniziarne per lo meno una nuova, in un'altra città o in un altro paese addirittura, posso capire anche che vada tutto male, che le cose non accadano come speravi etc, ma poi come si fa tornare indietro? Io non ci riuscirei. Io mi cercherei ancora un nuovo inizio e poi un altro ancora ad oltranza, ma dopo esperienze forti, esperienze di vita vera, non si può tornare indietro. Io sono qui da poco meno di tre mesi e ho cambiato e capito così tante cose che già da adesso non ci metterei più piede nella vecchia vita. Perché adattarmi di nuovo a stare male mi uccide. A costo di finire a fare la barbona, ma indietro non ci torno. E poi io sono così positiva che potrei persino amare la vita da barbona!
Ma insomma, considerando l'idea che barbona non ci divento - almeno non per i prossimi mesi - sono un paio di giorni che sto ponderando l'idea di rimanere. Non di rimanere come au pair, questa esperienza a finire deve finire, ma di provare a rimanere qui, nel Midland. Magari prendere una stanza in affitto, cercarmi un lavoro, provare la vera vita da immigrata. Perché fino ad ora ho avuto modo di vedere questo paese da turista, diciamo così, con solo vantaggi, ma credo che prima di andare via dovrei provare a capire se questo è un possibile posto in cui potrei tornare. Perché se non fosse chiaro, in ballo c'è l'idea di salpare ancora, alla volta di un nuovo paese, anzi, questa volta sarà un nuovo continente. Ma prima avevo poco e niente da perdere ed il salto l'ho fatto con tanto di rincorsa, adesso, invece, prima di andare via, vorrei avere qualcosa da ritrovare...
E quindi niente, oggi ho realizzato che a poco servirà scendere in Italia a Febbraio per definire bene i prossimi passi, io una cosa l'ho già decisa: stop alla vita come au pair.
Non che mi trovi male, anzi, io non potrei mai dire una cosa simile! Semplicemente finiti i miei sei mesi qui ho bisogno di nuovi stimoli e ho bisogno di provare tutto prima della grande partenza.

Credo di avervi detto in pratica più o meno tutto quello che mi passa per la testa in questi giorni, dall'idea di chiudere come au pair qui alla voglia di provare comunque a restare in Inghilterra al progetto di cambiare continente.
Sono una ragazza piena di sorprese, di voglia di vivere e sempre alla ricerca di continui stimoli.
La vita è troppo bella per non fare quello che vogliamo. E non esiste nulla che non possiamo raggiungere o fare o dire. Prima lo imparerete prima sarete liberi, da voi stessi.

sabato 17 gennaio 2015

Family

Sabato mattina, sembrava una giornata serena, il sole che faceva capolino alle 8.32, la calma, il silenzio.. Scendo a fare colazione, non trovo nessuno in giro per casa. Sono paradisiacamente contenta, adoro la calma, la tranquillità, specie quando sono off non vorrei nessuno attorno, vorrei godermi la mia pace. Apro il frigo, il mio latte di soya light mi sorride, ci diamo il buongiorno, ci inchiniamo al signor microonde e lui entra a farsi caldo per ben due minuti mentre io tosto le mie due fette di pane e tiro fuori dal frigo il burro e dalla dispensa la mia Nutella, amica dei weekend che non si sa come mai tutti schifano in questa casa ma oggi il barattolo l'ho trovato semivuoto. E devo essere sincera, mi ha fatto pensare che per come sono poco igienici magari la MIA Nutella l'hanno mangiata dal barattolo stesso, poveri miserabili, magari anche con le mani. Ma ho chiuso un occhio, anzi entrambi, ho sbadigliato ed ho iniziato a preparare la mia colazione. Il latte era pronto, ci verso tre cucchiaini di polvere di "cioccolata" calda e inizio a miscelare con il cucchiaino, quando sento dei rumori alle mie spalle che mi avvertono "la pace è finita". Credevo, anzi speravo, fosse il piccolo Timothy, così gli avrei detto "morning" e finiva lì, lui ad idolatrarmi con gli occhi e io a fare colazione. E invece era la principessa di casa con la sua regina. Mamma e figlia arrivano in cucina, la mia piccola Calimera in pigiama è la bimba più sexy del pianeta e ti viene da ridere come un ebete solo nel vederla spalancare gli occhi, sorridere mostrandoti i suoi due miseri piccoli bianchi dentini e sentirle dire parole e termini indefiniti tipo "da-da-mo-mu". Era il suo buongiorno, poteva andare bene, ma poi stende le sue mani ed eccola finire tra le mie braccia. Ho la schiena spezzata. Vuole sempre e solo stare in braccio a me ed ormai inizia a pesare, tanto, troppo per me. Ma potevo non regalarle un abbraccio? Potevo non beccarmi un morso e una leccata di guancia?
Finiamo a preparare ognuno le sue colazioni e si sveglia anche Tim così adesso ci siamo proprio tutti e addio calma e pace. Ma siamo una famiglia ormai e anche quando vuoi i tuoi momenti e la tua pace, sai apprezzare la loro presenza, fatta anche di urla e pianti e Peppa pig. Finiamo insieme io e la mia piccola sorellina Jeje, io saluto e sto per salire in camera mia quando mi ricordo di aver dimenticato sul divano, da ieri, il disegno del mio piccolo ometto. 
A scuola ha disegnato su di un foglio la sua faccia, enorme, marrone, perché lui è brown ricordatelo sempre e non black (e qui entra come sempre la mia storia londinese. Era sera, blackout a Londra, va via la luce a casa, io sono nel corridoio a metà tra il bagno e la mia cameretta, si apre la porta e sento la sua voce. Ringrazio il cielo che avesse gli occhi aperti, due fari bianchi tra le tenebre, perché per la paura quando ha chiuso gli occhi io non lo vedevo più e ridendo e scherzando gli ho detto di tenere gli occhi aperti perché tanto la luce tornava presto, non avevo il coraggio di dirgli che se chiudeva gli occhi non lo vedevo mica!), con su scritto il suo nome, ma basta voltare il foglio e dietro c'è la sua dedica per tutta la sua famiglia: my mum, my daddy, my babysitter and my baby sister. Commossa. Io sono entrata nel suo cuore e per lui sono casa, sono famiglia anche io. Da bambino com'è ha fatto un disegno di tutti noi. Il padre rilegato in un angolo - giustamente, non c'è mai - la mamma, io al centro alta e fluttuante come angelo divino e la piccola sorellina con tanto di treccine. Io ieri mi sono sentita così fortunata e così in famiglia. 'Sti bambini ci sanno proprio fare. Sanno come farti commuovere e come comunicare. Mi sono commossa, i disegni di un bimbo sono specchio dei suoi pensieri  e sapere che per lui io faccio parte della famiglia, be' mi da conferma che ormai io qui sono a casa.

Sarà proprio dura andare via ...

mercoledì 14 gennaio 2015

Questione di gambe

Quando penso a come sta cambiando la mia vita in questi ultimi mesi ho il mal di testa. Questa storia della ruota che gira per tutti è proprio vera e io alle volte ho le vertigini.
Nella vita nessuno ti regala niente, quanto è vero. Ma è vero pure che se hai tanta forza di volontà e credi veramente in quello che fai, alla fine riesci. E così oggi sorrido se penso alle giornate intere passate dietro al botteghino della Multisala, chiusa in una gabbia come un animale, a discutere sul costo dei biglietti con il cliente di turno, a sorridere ai bambini, a ringraziare e ad augurare buna visione, ogni giorno. Sorrido se penso ad un'Ilaria che piange per il troppo stress chiusa in camera, costretta a passare i suoi giorni liberi o le ferie a studiare, a preparare esami che poi nella vita non servono a molto. Mi commuovo se penso a quella ragazza che voleva fare cento cose ma che poi si ritrovava a stringere i denti, respirare e ripetersi che non era il momento. Pensare a me stessa, che odiavo il natale perché era un giorno di lavoro come gli altri. Che non sapevo cosa volesse dire andare in vacanza perché non c'era la possibilità. Che non poteva spendere e spandere quella ragazza perché lo stipendio, misero com'era, serviva per pagare le rette dell'accademia e poi le tele e poi i libri e le medicine e i vestiti e questo e quello. Quell'Ilaria che nonostante tutto ci credeva che la vita le avrebbe ripagato ogni cosa, quella ragazza che tolte le spese metteva tutto da parte perché l'obiettivo era andare via e salvarsi oggi si guarda allo specchio e si dice grazie da sola. Devo ringraziarmi per non essermi arresa, per essere stata testarda ed ambiziosa e per aver capito che era il momento di salpare.
Oggi, dopo 75 giorni all'estero, io posso dire di essere sulla buona strada. E non importa se cambio pannolini, se passo 12 ore al giorno a guardare Peppa pig o a fingere di essere un dottore. Non importa se la mattina mi sveglio alle 7 per preparare la colazione. Non conta se sono solo una semplice au pair, io oggi sono felice. Ilaria oggi può spendere tutto quello che guadagna perché non ha da mantenersi. Ilaria può permettersi di andare in vacanza a Pasqua perché non ha da lavorare 40 ore in una settimana per Checco Zalone e il suo stupido film che fa aumentare il costo della benzina. Adesso, che so perché sono qui e so dove vorrei essere tra un anno, io non mi fermo più.
Una volta che ti alzi da solo e sai stare su con le tue stesse gambe, imparerai a camminare e a poco a poco vorrai saper correre e correrai, lo farai per davvero e allora le tue gambe saranno forti e tu non potrai più stare fermo. E ringrazierai di aver avuto la testa sulle spalle. Ringrazierai di esserti fatto una pizza di meno e avere un jeans in meno ma ora puoi viaggiare senza chiedere niente a nessuno. Che poi, nella vita, non tutti abbiamo qualcuno a cui chiedere. Io, ad esempio, se non mi fossi alzata da sola, sarei ancora a piangere a casa attaccata alla gonnella di mamma che poverina fa due lavori e a stento riesce a mettere il piatto a tavola.
Con questo articolo di libero sfogo vorrei poter dire al mondo intero che di ragazze e ragazzi come me ne è pieno il mondo ma che molti non sanno di essere così forti e così in gamba da poter cambiare se stessi e la propria vita, in meglio.
Io oggi sono qui in Inghilterra a fantasticare sull'Australia, chiusa in una camera così calda ed accogliente che anche se fuori ci sono 6 gradi io qui sono a mezze maniche e anche se ho fatto 12 ore di "lavoro" vado a letto con il sorriso e con la voglia di attendere il domani che sicuramente sarà unico ed irripetibile e migliore di oggi.

Ragazzi e ragazze di tutto il mondo, fissatevi degli obiettivi nella vita, abbiate uno scopo, abbiate un grande sogno e liberatelo, cercate la vostra strada e seguitela, alzatevi sulle vostre gambe e correte! Perché se non imparate a farlo da soli, sappiate che al mondo non esiste alcuna persona in grado di potervelo insegnare..

venerdì 9 gennaio 2015

Casa dolce, dolcissima casa!

Erano giorni che volevo scrivere, ma tornati a casa, tornati alla "normalità" avevo cento cose da fare e mai un minuto per mettermi al pc e scrivere. Bene, oggi forse riesco a buttare giù qualcosa.
Siamo a casa, siamo rientrati sabato, il primo sabato dell'anno. Inutile sottolineare la mia gioia nel recuperare la mia aria calma e pulita, il freddo micidiale che ti entra nelle ossa, ma la casa grande, calma, calda, la mia enorme cameretta con il mio bel lettone matrimoniale, il mio bagno, i miei spazi, le mie cose.. Home sweet home! Finalmente a casa! E così, con la mia nuova mentalità e con la testa ancora in vacanza, abbiamo ripreso la solita vecchia routine. Mi fa ridere dire vecchia perché sono qui solo da pochi mesi, ma ormai mi sembra di esserci nata, mi sembra proprio di essere a casa. l'imbarazzo iniziale, le timidezze, le paure, i dubbi,.. tutto finito. Adesso mi muovo come se fosse sempre stata casa mia. A febbraio che tornerò in Italia per una settimana, chissà se mi renderò conto che casa mia è quella lì. Oggi riflettevo sulla domanda che mi è stata fatta da Raffaele Ralfo nella sua intervista per il suo canale YouTube: cosa ti manca dell'Italia? Lo sconvolse sentirmi dire niente. E devo ammettere che anche oggi risponderei la stessa cosa. A me non manca proprio nulla del mio paese. Forse perché da sempre avrei voluto andare via, forse perché non ero felice nel fare la vita che non volevo, forse perché qui mi sono innamorata di tutto, forse tante cose, ma anche oggi direi che non c'è nulla che mi manchi, a cui pensi e per cui valga la pena di provare nostalgia. Anche se qui esiste il tavolo ma non lo usiamo e mangiamo a terra come cani o dove capita, divani e letti inclusi. Anche se il sole esiste ma è tipo un effetto 3D perché lo vedi, si muove anche, ma non lo avverti, si gela proprio e se sei in un film 3D non può che essere Frozen. Anche se non mangio più le orecchiette e la frutta ha la scadenza, come i pomodori, che però messi fuori dal frigo sono sempre perfetti, tondi e rossi, disegnati da Giotto. Nonostante non esista il bidè, nonostante tutto venga cotto al microonde, persino il latte per la colazione, anche se non puoi disegnare sui soldi perché c'è l'immagine della regina o non puoi dire le bad word in casa o non puoi permetterti di bere acqua in bottiglia perché si va di tea o mango juice o qualsiasi altro juice e anche se per cuocere la pasta non si aspetta che l'acqua bolla ma la si getta insieme e si aspetta un tempo indefinito e non si guarda mai la scadenza dei prodotti e si ha la dispensa con alimenti scaduti quando avevo vent'anni, be' nonostante tutte queste assurdità e cose che ormai per me sono normali ma che di normale non hanno nulla, come cambiare il pannolino alla bimba sulla moquette o stendere i vestiti alle porte, io qui sto bene, mi sento bene e per la prima volta non ho tutta l'ansia, lo stress e i problemi che ti gonfiano la testa e gli occhi in Italia. Perché se esiste un popolo che non conosce problemi è quello inglese. Per loro la vita è leggera, non soffrono lo stress e sono sempre sereni, calmi e in ordine. Ovviamente, dalle mie parti, dove gli inglesi puoi incontrarli ancora e non in quel di Londra dove di inglese è rimasta solo la Regina!

Lol

sabato 3 gennaio 2015

London: too many people!

E così stasera mi trovo a scrivere di te, chiusa in camera, sul letto di una stanza che non è la mia, sotto le coperte, a fare un mini reso di questi giorni insieme, dove tu sei stata la mia città, cara Londra. Quando non ti conoscevo ti sognavo, credevo che la mia vita, un giorno, poteva essere qui, con te, nella city, io tu e la regina, col nostro tea, con il freddo e con l'ora sempre esatta. Arrivò il giorno in cui chiusi le valigie e scelsi dove andare: Inghilterra. Scelta ovvia, amavo questa nazione da quando l'ho scoperta, amo l'inglese, amo la cultura anglosassone e tutte quelle cose inutili come il maglioncino di natale con le lucine vere che si accendono e spengono a ritmo di musichette improponibili o peggio il frontino con tanto di corna di renna da sfoggiare nel periodo di natale, amo il freddo e poi, volevo vederti. E alla fine ci sono riuscita. Il nostro primo incontro, lo ricorderai bene, fu toccata e fuga e il feeling non scattò, anzi. Così sono ritornata qui da te, con la voglia di ricredermi e di rivalutarti, ma due settimane non sono bastate per apprezzarti come da sempre avrei invece creduto di poter fare. Londra mia, ad essere bella sei bella, non posso negarlo, sarei blasfema, ma cacchio, signora mia, sei troppo! Troppo grande, troppi mezzi solo per fare mezza passeggiata, troppo cara, troppi negozi, troppa gente, troppi turisti, troppi italiani, troppi maleducati, troppo alcool, troppo freddo senza neve, troppe luci, troppo traffico, troppi rumori, troppe regole, troppi divieti, troppo questo troppo quello, tu sei troppo.
Io non amo le grandi città perché non amo il traffico, non amo il caos, non amo la gente. E qui c'è troppo di tutto questo. La cosa che più ho detestato, la cosa che mi ha portato a capire che sei bella se vista in cartolina e che magari ti apprezzerò in un'altra vita è stata la gente. Troppa. Tanta, troppa gente. Per lo più turisti, la peggio specie. Spagnoli che drinkano a destra e sinistra. Italiani che in Italia si lamentano della crisi e qui spendono e spandono negli stessi identici negozi che abbiamo anche a casa nostra. Giapponesi che fanno foto a tutto, persino ai piccioni che cagano. Bambini che urlano e sono tanti, troppi. Troppi carrozzini. Troppi ineducati con cento buste e borse che ti travolgono e non si voltano nemmeno per chiederti scusa. Sono davvero delusa. Londra bella non mi piaci. Non mi piacciono i tuoi ritmi, il tuo caos, i tuoi tempi. Non mi piace svegliarmi alle nove per poter incontrare le mie amiche a mezzogiorno. Non mi piace dover pagare una sterlina e cinquanta solo per fare due fermate col bus. Non mi piace pagare la pizza più economica 12 sterline. Non mi piace che arrivo qui e non trovo gli inglesi ma i miei connazionali. Non ho nulla contro la mia gente, ma sono in Inghilterra, sono nella capitale, perchè in giro si parla solo italiano? Perché la tipa del pub è di Cerignola e quello del McDonald's è di Andria e non ho trovato invece la ragazza di Londra e il ragazzo di York? Ma che problemi hai? E perché non hai le birre senza glutine nei locali ma hai il fish end chips per vegetariani fatto senza fish? Sei strana Londra, sei davvero strana. Hai le volpi in città e pochi scoiattoli e quelli che ci sono sono obesi perché i turisti gli ingozzano di cibo. Ho visto piccioni grandi come polli per tutto il cibo che mangiano. Ho visto i gabbiani in piazza e tu manco hai il mare. ma davvero, cosa è successo? Cosa mi sono persa?
Sono stati giorni meravigliosi perché ho incontrato gente, fatto nuove amicizie, ho rivisto il mio amico Jacopo, ho avuto la fortuna di non incontrare la pioggia quando sono uscita ma nemmeno la neve quando la cercavo. La famiglia che ci ha ospitato mi ha fatto conoscere il tuo cibo, british food, ho apprezzato le copertine nei pub e ristoranti greci, ma torno a dirlo: non sei la città che mi aspettavo, non sei la Londra che fa per me.
Felice, mi secca dirlo ancora, di poter finalmente tornare a casa! Domani, a quest'ora, sarà pure che avrò meno tre gradi, sarà pure che non ci sarà la Regina, sarà che non potrò più parlare italiano, ma sarò in una città che mi ha davvero emozionato e della quale, per ora, sono perdutamente innamorata. Non me ne vogliano i fans della city, anzi, siate felici, la lascio a voi, io ho la mia Birmingham, con il suo accento improponibile, con il suo freddo, senza metro, ma semplice, educata e senza stress.


Take Care!

domenica 28 dicembre 2014

Birmingham I miss u

Questa Londra porta male. Gli dei dell'Olimpo hanno deciso che tra me e questa città non s'adda fare. Non c'è feeling. Ieri ero super felice di uscire finalmente, andare in zona uno, incontrare due povere au pair come me che sono qui a Londra e fare un felice e allegro giro spensierato da allegra turista in felice compagnia. I trasporti qui a Londra funzionano benissimo. Vedrai, devi prendere più mezzi ma sarà tutto semplice, non puoi perderti. Prendere la metro qui è semplicissimo, dicevano. Vedrai, sarà un gioco da ragazzi. Il piffero. Esco di casa, dicevano facesse freddo, ma questi poveri miseri londinesi non conoscono il vero freddo dell'est, il freddo che solo noi a Birmingham possiamo avere. Esco di casa stile omino della Michelin per deridermi da sola in quanto non faceva affatto freddo o almeno, non quel freddo a cui purtroppo ho dovuto abituarmi da due mesi a questa parte. Direzione fermata del bus. Uno ogni dieci minuti, tutto regolare, come da noi. Se non fosse che nel Midland se non hai la carta trasporti puoi serenamente e tranquillamente e senza problemi fare il biglietto a bordo, che stiamo parlando di un bus o di un tram, fa lo stesso. Qui no. Devi avere la carta per i trasporti con dentro i soldoni se vuoi circolare, se no ti attacchi. E così la famiglia del Mulino nero - per ovvi motivi non è bianco - mi ha dato la tessera con appena i soldi per il bus. Salgo e prendo posto. Scendo alla fermata della mia metro. Tutto sembrava sereno. Prendo da Morden la linea nera, chiedo informazioni all'allegro operaio del punto informazioni della metro stessa che mi dice di stare sulla linea 2 per poter andare dove devo andare. Mi fido di lui. Pessimo errore. La metro fa tutt'altro giro e così cambio la linea nera con la marrone per poi prendere la rossa e finalmente arrivare persino puntuale in zona uno al punto d'incontro con le altre due ragazze. Esco dalla metro e ... Sono tutti italiani. E quando dico tutti, intendo proprio tutti. Quindi no, non è una leggenda metropolitana, a Londra troverete gli italiani. Dopo due mesi in cui solo su Skype sentivo la mia lingua, adesso sono circondata. Raggiungo le altre ragazze e andiamo allegramente a pranzo, è mezzogiorno passato ormai, anche se tutte siamo uscite di casa per incontrarci alle dieci e mezza, fate un po' voi. Pizza italiana presa dai Fratelli la Bufala, pagata troppo come pagate troppo anche le birre, ma siamo a Londra, siamo in vacanza, siamo felici e lo facciamo. Shopping in negozi superaffollati - da italiani, ovviamente - con gente che ha trecento buste strapiene di cose e poi mi vengono a parlare di crisi. Felici per il Boxing day anche noi compriamo, io sono al settimo se non ottavo o nono cielo: ho finalmente comprato le Dr Martines! Mi commuovo solo a pensarci. Pagate pochissimo, vi presenterò le mie bambine quanto prima. Giro turistico in cui non vediamo nulla perché inizia a fare freddo e io ho la nausea per la troppa gente che c'è, non riesci a fare un passo, tutti che ti urtano, ovviamente sono tutti turisti, tutti che vanno di corsa che nemmeno ti chiedono scusa nonostante stavano lì per amputarti un braccio con le loro trecento buste. Voglio solo scappare. Così tra una chiacchiera e l'altra e un menu al Burger King (fighissimo che ti danno il bicchiere e puoi andare a riempirtelo tu con quello che vuoi, anche 800 volte) si fanno le nove e ci salutiamo e prego in aramaico che la metro mi riporti a casa presto. Arriva dopo 10 minuti, questa volta non chiedo informazioni, faccio da me, un solo cambio e sono in zona mia, zona 4, sono a Morden. Aspetto il bus e sono ormai le dieci e mezza e il bus arriva alle undici meno dieci, io sono un polaretto, salgo che tremo e ho le mani e le gambe immobilizzate, mi siedo e .. si spengono le luci. Credevo fosse un bus relax che ti da il servizio pennichela e invece l'autista ci invita a scendere perché il mezzo è rotto. Che città di merda. Altri venti minuti e prendo il successivo e col piffero che ripasso la tessera per farmi scalare altri soldi. Arrivo a casa che è mezzanotte ormai, sono stanca morta ma la mia Jessy mi attende sveglia, vuole parlare, vedere le mie nuove scarpe e poi arriva la tragedia.. il mio piccolo ometto non sta bene, finisce in ospedale, io resto a casa con la piccola che tra le mie braccia divora un sonno profondo dall'una e mezza di sera a stamattina alle dieci e mezza. Il mio ometto sta bene, domani torna a casa e continueremo la nostra allegra settimana in questa città che non vedo l'ora di salutare.


Riportatemi a casa!

venerdì 26 dicembre 2014

Thank's God

Questa è la prima volta che non so davvero da dove cominciare, non so da dove partire e se davvero c'è un inizio. Il mio problema, fin dal liceo o forse dalle medie, sono sempre stati i finali. Ho avuto un pessimo rapporto con i finali, non sapevo mai come chiudere e scrivevo scrivevo .. ma oggi il mio problema sono gli inizi: cosa vi dico? Da dove parto?
Facciamo che è Natale, anzi, è stato Natale. Questo mio primo Natale all'estero, senza famiglia, in un'altra città, in un altro paese, un natale magico, spettacolare, che sa di festa per davvero, che sa di meraviglia e che mi ha fatto sentire così a casa, così fortunata, che non so se davvero ci sia Qualcuno da dover ringraziare per tutto questo. Forse me lo sono proprio meritato, forse sono solo stata fortunata, forse un domani pagherò un conto troppo salato per tutto questo, ma oggi è festa, sono iniziate le vacanze, adesso è tempo per le holiday.
Siamo arrivati nella City ieri sera, appena il tempo di capire che ero a Londra ed ero in vacanza anche io. Cacchio. Sono in vacanza! Non potete capire il senso del natale se non siete free come lo sono io ora. Io che non ho mai amato il natale, troppo rosso, troppo perbenismo, finti sorrisi, finti parenti e finti regali! E poi, da tre anni a questa parte, per me il natale era un giorno come gli altri, sempre chiusa in multisala a lavorare, il 24 come il 25 e come "tutti i giorni dell'anno" come recitava la segreteria di accoglienza. Ma ora sono qui, dove la gente va in giro con cappelli a forma di tacchino, dove se non indossi il christmas jumper ti senti fuori luogo, sono qui dove ogni casa ha trecento luci accese, dove la gente è serena e calma con la sua cioccolata calda in mano, dove i bimbi aspettano Santa e dove Santa arriva per davvero, in ogni angolo della strada, con luci, regali e tanti sorrisi.
Appena messo piede nella nuova casa - siamo ospiti del fratello di Abi, la mia host mom - ho apprezzato che ci fossero le scale, perché ho temuto di finire in un buco di casa con troppe persone, invece sapere che c'erano due piani mi ha dato speranza. Certo, non è enorme come la nostra reggia a West Brom, ma era perfetta. Vedere che in cucina questi hanno il tavolo e lo usano pure mi ha quasi fatto scendere la lacrimuccia. Notare che la moquette non regna sovrana e che hanno un giardino enorme con tanto di albero con l'altalena, mi ha fatto quasi invidiare la loro au pair, che ora è in Spagna a casa sua con la famiglia per queste vacanze di Natale. Cena nigeriana con spicy rice, che ormai per me non è più tanto spicy, la schweppes ginger ale e poi subito a letto che ero stanca morta e i bambini erano diventati 4 e facevano troppa confusione per me. Saliamo al piano di sopra e sono euforica nel sapere che io avrò la camera della loro au pair, privacy al primo posto. Felice di avere il mio spazio e la mia camera entro in quella che credevo fosse la ciliegina sulla torta e invece è nato così il mio nuovo proverbio: l'erba del vicino a volte è più verde della tua solo perché ritoccata a photoshop. Se togli via quel timbro clone - battuta per grafici- ti renderai conto che la tua erba alle volte è proprio la migliore sul mercato - battuta per tossici, forse - e la mia lo era.
Non importa se abbiamo il tavolo in cucina ma lo usano per altro e mangiamo a terra come i cani. Non fa nulla se abbiamo la moquette che nessuno pulisce e che pullula di germi e batteri che se girano da noi il prossimo spot dell'Amuchina ci mandano i nas. Poco conta se non abbiamo la lavastoviglie e il nostro giardino non ha l'albero con l'altalena e nemmeno mi importa se a casa i vestiti li asciugano appesi alle porte, io lì vivo in una cacchio di reggia a tre piani, con i riscaldamenti sempre a palla che mi fanno sudare anche se vivo a mezze maniche e poi, signori miei, io, a casa mia, qui in Uk, ho una camera enorme con tanto di letto matrimoniale! Questa povera crista spagnola vivrà pure a Londra in una famiglia più "normale" della mia, ma ha una camera che è un tugurio. Fredda, con un misero letto che io ci entro solo perché sono nana, a stento ha lo spazio per muoversi perché di fronte al letto c'è un mobile con i cassetti, non ha spazio! Non riesco nemmeno a farvi una foto perché la stanza è così piccola che se stendo le mani per tenere il cellulare in mano non ci entro più. Lì ho capito che cacchio, la mia famiglia è la migliore che un'au pair viziata possa desiderare, con la sua casa e la mia stanza enorme. Eccetto questo dettaglio, ho preso sonno al volo sotto al mega piumone che ringrazio Iddio ci sia perché la stanza è fredda e il mio termosifone doesn't working!
Salto tutti i dettagli perché potrei scrivere per ore, ma i post troppo lunghi con me corrono il rischio di diventare capitoli, quindi concludiamo al volo dicendo che stamattina mi sveglio senza sveglia e scendo in cucina. Magia. Sono sempre nel mio telefilm preferito. Stanno tutti aspettando il momento colazione di natale. C'era un odore buonissimo e anche se volevo ginseng e cornetto, ho amato la mia prima English breakfast come una bambina che scarta la sua bambola del cuore la notte di natale. Mi aspettava una tavola imbandita degna del miglior hotel cinque stelle: salsicce, bacon, fagioli, toast, fish, burro, tea, succhi,... Ancora mi commuovo se ci penso.
Dopo l'abbondate colazione, doccia time e poi si va tutti a casa della sorella. Lì ci aspettano i regali, altro infinito ed ottimo cibo, musica, risate, giochi.. Il natale più bello di questi ultimi anni. Sono stanca morta ma dovevo dirvi che sono stata molto fortunata e come "va di moda" da queste parti, la mia frase conclusiva è senza dubbio una sola: thank's God. E non importa se il mio è un dio nero e nigeriano, finchè mi regala tutto questo, grazie.


Non lamentatevi del finale, non fanno per me, avrei potuto scrivere per ore.


Buon Natale, anche se non sarà mai figo quanto il mio.

martedì 16 dicembre 2014

This is the life

Questa è una di quelle giornate che entrerà nella memoria, la mia.
Compleanno del mio piccolo eroe, la giornata parte all'insegna dell'eccitazione, siamo tutti gasati e felici per il nostro piccolo ometto che oggi compie 7 anni. Inutile dire che tutto parte da tempo, il conto alla rovescia, la lista dei regali, ieri sera il conto delle ore,.. Stamattina si sveglia con gli occhi strapazzati come se stesse sotto effetto di qualche droga potente, era uno spasso. Si lava e si veste in un tempo che nemmeno il migliore dei supereroi riuscirebbe a battere. Scendiamo tutti insieme al piano di sotto ed in salotto ad aspettarlo ci sono in fila tutti i suoi regali. Sette, come gli anni che compie. Lui li aspettava, crede anche di sapere cosa ci sia dentro, ma la sorpresa arriva presto, in cucina c'è una piccola torta ad aspettarlo, con i suoi eroi, i Power Rangers. Mentre in Italia la moda di questi ranger che combattono contro mostri e alieni è passata quando io ero ancora una piccola pulce, qui sono gli eroi del momento e Timothy li ha nel cuore. Vederlo commuoversi per una semplice torta, mi ha aperto il cuore. Questo piccolo bimbo ha una sensibilità enorme. È un gran signore, il mio bambino, un vero uomo. Torta, regali, candeline, cards, foto e via. Lui si eccita ad ogni regalo e scoppia di gioia nel vedere finalmente tra le sue mani tutto quello che desiderava. Manca solo la macchina, ne voleva una vera, io so già che è in garage ad attenderlo per natale, ma lui, poverello, non lo sa, ed è rimasto un po' di merda, ma avere tutto e dico e sottolineo TUTTO dei Power Rangers lo rende il bambino più felice dell'intero universo. Finito il momento festa, la mamma al lavoro, lui fa colazione e mettiamo su l'uniforme per andare a scuola con tanto di spillette, oggi lui è un Birthday boy. Va a scuola con il papà tutto contento e felice, con la sua busta di dolciumi per gli amichetti e le spille sul petto che sfoggia come fossero gradi di un'uniforme. Lo adoro. Il mondo, quando hai sette anni, è perfetto. Gira tutto nel verso giusto, ogni cosa è al posto suo, tutto è meraviglioso e tu sei felice per davvero, anche se fuori ci sono 3 gradi, stai andando a scuola e non hai avuto la macchina che volevi. Non vi dico ad 11 mesi invece quanto è perfetta la vita. Jessy è la bambina più felice di essere al mondo che abbia mai visto. Una gioia vivente. E se passi tanto tempo con lei, capisci che la vita è veramente un dono meraviglioso, i suoi sorrisi sono così preziosi che ti sentirai esplodere il cuore, la sua vocina che farfuglia suoni e pernacchie sarà per te la melodia più dolce e soave del mondo. I suoi abbracci e morsi e graffi saranno il più grande gesto d'amore e il suo cercarti con lo sguardo, volerti accanto quando si sveglia, pretendere di posare la sua testa sul tuo petto per prendere sonno saranno per te il miglior regalo che la vita potesse farti, perché ragazzi, Jessy è la vita. I bambini sono il motore di questo mondo, sono amore puro, sono un dono così prezioso che dovremmo cercare di proteggere e tutelare perché loro sanno davvero tutto. Sanno come essere felici con poco e come renderti felice con anche meno. Loro sono la vita vera, la verità, l'amore, la calma, sono casa. Io amo i miei bambini, amo ogni secondo trascorso con loro e ringrazierò sempre me stessa per aver avuto il coraggio di mollare tutto e salire qui a fare l'au pair. Volevo andare via per cento altri motivi e senza averne uno ora ne ho due per restare dove sono, almeno per i prossimi mesi.

Grazie a Te che hai reso tutto così speciale, grazie per la strada che mi hai lasciato percorrere e grazie per avermi fatto comprendere ed apprezzare tutto questo.

domenica 14 dicembre 2014

Kfc oggi sei arrivato a casa!

Non so se vi sia mai capitato di voler così tanto una cosa da fare in modo, anche solo con la forza del pensiero, che accada. Bene, a me oggi è successo esattamente questo.
Mi sveglio dal lontano mondo dei sogni e stavo una pezza, raffreddata peggio di ieri, mal di gola che si è alleggerito, ma ero stanca e spossata nonostante le quasi nove ore di sonno da coma. Ero tristissima perché cacchio dopo una settimana il weekend lo aspetti con ansia e io avevo una voglia pazzesca di uscire e andare in esplorazione senza meta e senza tempo e quindi me la sono davvero presa di non poter fare un bel nulla, oggi come ieri. Ma il karma era con me. Il tempo oggi non era dei migliori, freddo cane e vento micidiale. Così mi sono detta che non era il caso di fare la bambina capricciosa, meglio una domenica in casa che uscire e rischiare di peggiorare la mia situazione.
Scendo a fare colazione poco dopo che la famiglia è andata via per andare a messa, tutti tranne la nullità, ovviamente. Adoravo i weekend perché era sempre fuori da qualche parte, ma questa settimana ha deciso di fare la persona per bene ed è rimasto in casa. Isolato come sempre, chiuso in camera sua tipo nerd vicino ad un televisore o ad un cellulare, scende solo per mangiare e non si degna mai di spendere due parole carine per quel tesoro di moglie e quei due gioielli di figli che si ritrova. Ma torniamo alla colazione. Ero una pezza, non so chi muovesse i fili della marionetta che ero stamattina, ma dovevo assumere il paracetamolo, quindi dovevo mangiare. Colazione dolce ed abbondante, medicine e letto. Vita da larva. Sono stata in camera mia tutto il tempo, a godermi il lettone, la calma, mia mamma su Skype e il mio computer. L'unica cosa che mi faceva stare ancora un po' giù era il non poter uscire. Avevo voglia di andare a mangiare qualche schifezza e volevo provare il kfc della mia città. Mi sono detta che se fossi stata meglio sarei uscita almeno per andare a mangiare. Ma arriva la manna dal cielo. La chiamata divina.
Messa finita loro stanno andando al kfc e mi ha chiesto se avevo voglia di provarlo. No ma dico io, ma chi ti manda? Grazie Zeus. Grazie a tutto l'Olimpo! Ho avuto il mio bel kfc direttamente a casa, seduta comoda e al caldo in salotto con lei e i miei bambini adorabili. Solo vederli e stare con loro, mi ha fatto riprendere. Stavo proprio bene! Loro sono casa, sono la mia nuova famiglia, sono la mia cura. Jessy ovviamente non mi ha dato tregua, perché come mi ha visto voleva stare in braccio a me e darmi i bacetti e cantare e ridere e finire le mie patatine. La mia piccola ingorda. Amo questo posto, questa casa che sa così tanto di famiglia, questi bambini che stanno entrando così tanto nel mio cuore che andare via sarà davvero dura.
Oggi ne abbiamo parlato con la mamma, sappiamo entrambe che tutto questo un giorno dovrà finire e sarà dura e staremo male, perché ci mancherà ogni momento che stiamo vivendo insieme. Ma, così è la vita...